I numeri della crisi in Umbria nel Rapporto della Banca d’Italia

Forte calo delle attività secondo un’indagine della filiale di Perugia della Banca d’Italia

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aziende-alimentariLo stato di salute dell’economia della nostra regione non è buono. Lo conferma lo studio “L’economia dell’Umbria” condotto dalla filiale di Perugia della Banca d’Italia e presentato alla stampa martedì mattina nella sede di San Marco (vedi le slides).

In una situazione in cui l’Italia registra un Pil a –2,4% rispetto al –0,6 della media dei Paesi dell’area euro, nel 2012 la nostra regione, avvertono da Bankitalia, registra un –2,1 (–9,1 dal 2007 al 2012).

Il rallentamento dell’economia ha colpito tutti i settori mentre si registra un valore positivo delle esportazioni che registrano un +7,6% portando un limitato contributo incidendo limitatamente sul Pil (circa il 14%).

La debolezza della domanda interna, non compensata dall’export, si è tradotta in un peggioramento dei risultati aziendali in particolare sulle imprese industriali con meno di 20 addetti, tra l’altro le più numerose. Lo studio della Banca d’Italia presenta previsioni negative per il 2013 sul fronte degli investimenti e della ripresa economica anche in settori cardine del sistema come quello delle imprese edili in continua fase recessiva dal 2007. In questa situazione il 2012 ha registrato un aumento di imprese uscite dal mercato per fallimento o per concordato preventivo. Resistono meglio le imprese con più di 20 addetti anche nei settori del commercio e dei servizi. Segno negativo anche per il turismo.

I riflessi della recessione sul mercato del lavoro – spiega una nota della Banca d’Italia – sono stati significativi. In base alla Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, nella media dell’anno l’occupazione in regione è scesa dell’1,4 per cento rispetto al 2011, più che nella media nazionale (–0,3 per cento). Il calo ha interessato soprattutto la componente maschile.

Si sono ulteriormente aggravate le difficoltà lavorative per i più giovani: il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è sceso dal 51,7 al 49,5 per cento, quasi 10 punti percentuali in meno rispetto alla media del 2007, prima dell’insorgere della crisi.

Nel 2012 ha ripreso a crescere il ricorso agli ammortizzatori sociali, dopo la lieve flessione registrata nel 2011. Secondo i dati dell’Inps, le ore di Cig autorizzate in regione sono state quasi 28 milioni (46,7 per cento in più rispetto al 2011), corrispondenti a oltre 16 mila occupati equivalenti a tempo pieno. Il tasso di disoccupazione è cresciuto di quasi tre punti percentuali (al 9,8 per cento); nella classe di età 15-34 anni ha raggiunto il 18,7 per cento (dal 13,0 del 2011).

Il credito bancario, al lordo delle sofferenze, ha iniziato a ridursi a partire dalla metà del 2012; alla fine dell’anno i prestiti bancari sono diminuiti dello 0,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011. Alla dinamica negativa, che ha coinvolto sia le imprese (–0,6 per cento) sia le famiglie (–0,4 per cento), hanno concorso la debolezza della domanda e condizioni di offerta che sono rimaste tese.

La diminuzione è influenzata dall’andamento negativo dei finanziamenti erogati dalle banche appartenenti ai primi cinque gruppi nazionali, in calo del 3,2 per cento (–0,4 per cento alla fine del 2011), mentre quelli concessi dalle altre banche hanno mantenuto una dinamica positiva, sebbene in rallentamento dalla fine del 2011.

I prestiti alle famiglie concessi da banche e finanziarie sono indicativi delle difficoltà delle famiglie. Non solo sono complessivamente diminuiti ma sono aumentati i prestiti per il consumo. Nei primi mesi del 2013 si registra una variazione negativa di prestiti per mutui per le abitazioni del –0,1% (era +6,7 nel 2011) mentre il credito al consumo è passato dal +3,9 del 2011 al +6,1 dei primi mesi del 2013.

Bene la Regione

Tutto un capitolo del Rapporto sullo stato dell’economia in Umbria è dedicato alla spesa pubblica delle autonomie locali che in Umbria è diminuita del 4,1% l’anno nel triennio 2009-2011. Sulla voce più importante del bilancio della Regione l’Umbria mostra conti positivi: la spesa sanitaria pro-capite è più bassa della media delle regioni a statuto ordinario e supera di poco la quota di finanziamento garantito dlla Conferenza Stato – Regioni garantendo comunque gli standard nazionali dell’assistenza. “Avere i conti in ordine come Regione, a partire dall’equilibrio di bilancio per ciò che riguarda la sanità, non è solo prova di buona politica. L’equilibrio di bilancio di una regione, – ha commentato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, intervenendo alla presentazione del Rapporto – si ripercuote infatti positivamente sull’intero sistema economico e sulla stessa pressione fiscale che, come ha correttamente evidenziato il rapporto di Banca d’Italia, è tra le più basse in tutta Italia”.

AUTORE: Maria Rita Valli