Il 41 bis

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DON ANGELO fanucci“A lui e a quelli come lui bisognerebbe dargli il 41 bis!”. Caspitina, il 41 bis, il carcere duro… ma a chi? Ho appena acceso la radio nella mia Pandina a metano, seminuova (una sciccherìa), appena in tempo per captare un urlo disumano, quello che appunto reclamava una durissima punizione… per chi?

Poi però, nel prosieguo della trasmissione, ho ricostruito l’intero pensiero di quell’anonimo signore, che più andava avanti la trasmissione più mi diventava amico; a un certo punto mi sono fermato sul lato destro della strada per applaudirlo. Una scelta insensata? Non è l’unica, non sarà l’ultima.

Quel signore stava dicendo che la colpa dei tanti disastri imputabili alla pubblica amministrazione viene sempre attribuita alla burocrazia, e giustamente, ma mai, mai e poi mai si fa il nome anche di un solo burocrate. Quando verrà fatto un nome e un cognome dovremmo – credo – proclamare quel giorno festa nazionale una tantum, e finalmente assegnare il nominato al 41 bis.

A Genova, quattro anni fa, al tempo del disastro alluvionale, il primo del nostro secolo, l’ennesimo nella storia della città, lo Stato stanziò 35 milioni di euro per il risanamento del Bisagno, il torrentello i cui capricci la nostra pressapochista, secolare insipienza, gonfiata stavolta da una spolverata di tecnoclogia – diciamo – casereccia, pretendeva di mettere in fila, ordinatamente, con qualche palata di cemento.

Ebbene, nemmeno un centesimo di quei 35 milioni di euro è stato speso. E nel frattempo il Bisagno ha ripreso a fare tutti i capricci e i disastri che l’Autorità gli consente, in barba alla popolazione. Bah! È una battaglia persa in partenza.

Berlusconi, povera anima, ci si è giocato un polmone (uno dei tanti che possiede) per ottenere che il Parlamento in maniera seria sancisse quella responsabilità civile dei magistrati che la legge 117 del 1988 disse di voler sancire, e non era vero niente. Niente. È una battaglia persa in partenza. Con tanti saluti al buonismo di Cesare Beccaria, bisognerebbe rimettere in auge la tortura come strumento di indagine nei processi.

Elementare, Watson! Si prende il fattorino che fa le fotocopie e lo si garrota fino a quando confessa chi gliele ha fatte fare. E chi gliele ha fatte fare viene “deposto” per un tempo congruo nella culla di Giuda, finché non confessa chi gliele ha dettate. E a chi gliele ha dettate vengono concessi due o tre giretti sulla ruota di santa Caterina (d’Alessandria) finché non dice nome e cognome del Direttore Megagalattico che ha voluto il tutto.

A questo punto scatta il 41 bis. Per il fattorino che fa le fotocopie.

AUTORE: Angelo M. Fanucci