Il Cardinale Bassetti in visita al “Campo-missione” della Caritas Umbria nel Kosovo

Venerdì 24 ottobre si inaugura la nuova struttura del “Campo-missione” della Caritas umbra a Leskos nel comune di Klina

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Il cardinale Gualtiero Bassetti accolto dagli ospiti del campo Caritas di Klina in occasione della visita del maggio 2014
Il cardinale Gualtiero Bassetti accolto dagli ospiti del campo Caritas di Klina in occasione della visita del maggio 2014

Una folta delegazione delle Caritas diocesane dell’Umbria con il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Ceu, e mons. Benedetto Tuzia, vescovo di Orvieto-Todi e delegato della Ceu per la Carità, dal 23 al 25 ottobre è in Kosovo per l’inaugurazione della nuova struttura del “Campo-missione” della Caritas umbra a Leskos nel comune di Klina, accompagnata dai rappresentanti di associazioni e benefattori che hanno contribuito alla realizzazione del progetto. L’inaugurazione è in programma nella giornata di venerdì 24 ottobre alla presenza delle autorità civili e religiose di Klina, dei militari italiani del contingente delle forze di pace che operano in Kosovo.

L’attività del “Campo-missione” Caritas umbra in Kosovo è iniziato nel 1999 al termine delle ostilità che investirono la regione balcanica provocando migliaia di vittime. La presenza della Caritas umbra ha contribuito in questi 15 anni a ricostruire il tessuto sociale multietnico e favorendo il dialogo interreligioso nel nuovo Stato del Kosovo. Grande l’impegno degli operatori e volontari che per periodi più o meno lunghi hanno prestato il loro servizio a Klina, nell’ambito socio assistenziale con i bambini e gli orfani di guerra, ma anche con l’aiuto prestato a centinaia di famiglie in difficoltà.

«E’ grande la soddisfazione di tutte le Caritas diocesane per l’inaugurazione della nuova struttura del “Campo-missione” Caritas in Kosovo – spiega il coordinatore dell’area pastorale della Carità della Conferenza Episcopale Umbra, Giorgio Pallucco –. Grazie al contributo della Chiesa umbra e di alcuni benefattori, tra i quali la Provincia Autonoma di Trento, l’associazione la Gomena Onlus, il gruppo Umbria Cuscinetti, l’associazione Altotevere Senza Frontiere ed altri, è stato possibile acquistare un piccolo podere per realizzare una nuova struttura abitativa ed avviare una serie di attività (agricole, di allevamento e laboratoriali) a beneficio delle persone accolte nella struttura, e per il sostegno delle famiglie povere che abitano i territori circostanti. Le opere sono state presentate alla Chiesa locale, nella prospettiva di un futuro cammino di comunione e condivisione delle attività e dei progetti con Caritas Kosovo. A quasi due decenni dall’inizio del sanguinoso conflitto bellico che ha distrutto gran parte dell’allora Provincia autonoma serba del Kosovo, causando la perdita di migliaia di vite umane, rinasce la speranza, mai abbandonata e per questo sempre custodita, di un futuro di pace e di riconciliazione, che solo il sorriso dei bambini incontrati nel “Campo-missione” della Caritas umbra può testimoniare nella sua pienezza. Grazie ancora a tutti coloro che, cingendosi i fianchi e rimboccandosi le maniche, hanno prestato il proprio servizio, offrendo gratuitamente i talenti necessari affinché questa meravigliosa opera del Vangelo della Carità abbia trovato compimento».

Attualmente la struttura della Caritas, affidata a Massimo e Cristiana Mazzali, ospita 20 bambini dai 5 ai 18, 11 maschi e 9 femmine tra cui alcuni fratelli. Sono bambini che non hanno famiglia o genitori che non sono in grado di provvedere loro e che arrivano tramite i servizi sociali o il Ministero. C’è chi va a scuola e chi impara un mestiere attraverso corsi di formazione professionale. Dall’Italia i volontari arrivano durante tutto l’anno dalle parrocchie dell’Umbria, dalle associazioni e dalle Caritas diocesane, specie durante l’estate per svolgere attività di animazione nel “Campo-missione” e di visita alle famiglie della zona. Da un anno, inoltre, nel fine settimana vengono accolti alcuni bambini disabili ai quali viene proposta un’attività creativa e di socializzazione. Oggi, l’opera della Caritas nella cittadina di Klina si svolge anche con la visita e aiuto alle famiglie povere. Una forma di prossimità che nel progetto futuro della Caritas umbra potrà essere valorizzato e strutturato con maggiore frequenza per prendersi cura dei minori nelle famiglie di origine. «In vario modo sosteniamo circa 200 famiglie molto povere – spiega Massimo Mazzali –, che vivono in condizioni degradate. La nostra è un’opera educativa che stiamo completando con il progetto dei laboratori che potranno consentire un migliore inserimento sociale dei ragazzi».

Il nuovo complesso Caritas di Leskoc nel quale sarà trasferita la comunità è stata realizzata nell’ambito del progetto voluto dalla Caritas umbra e dalle otto Diocesi che hanno contribuito economicamente al progetto, avviato circa sette anni fa, su un terreno acquistato appositamente per realizzare questa nuova struttura. Un complesso di circa mq. 2.650, con un piano seminterrato con destinazione a locali tecnici, depositi, garage e laboratori per macelleria e panetteria/pasticceria; un piano terra con locali per l’accoglienza, uffici, cappella, cucina, refettorio, sale lettura, e foresteria; il piano primo con camere ed alloggi di varie dimensioni; il piano secondo con destinazione ad appartamento. Nella proprietà agricola annessa al complesso edilizio sono stati realizzati anche una stalla, un fienile, un laghetto artificiale e strutture per l’attivazione di una vera e propria fattoria, che insieme ai laboratori di falegnameria e meccanica, costituiranno una filiera produttiva necessaria per l’avviamento al lavoro e l’inserimento sociale dei ragazzi e delle ragazze.

«Per adeguarsi sia alla configurazione orografica del sito, che presenta notevoli dislivelli, sia alla dislocazione rispetto ai punti cardinali, visto il forte vento che spira da nord ovest – spiega l’architetto Giuseppe Lepri –, è stato progettato un edificio a corte con il lato a sud est aperto, in maniera tale che le tre ali dell’edificio stesso formano una piazza centrale chiusa verso i venti dominanti ed aperta verso il sole e, simbolicamente, rappresentare due braccia aperte verso l’accoglienza. La forma e la scelta di costruire con una struttura intelaiata a travi e pilastri, consentono una notevole polivalenza della costruzione tanto che, pur avendo cambiato “in corsa” alcune delle destinazioni originali, non ci sono stati problemi per adattarla alle mutate esigenze di utilizzo».

AUTORE: Elisabetta Lomoro