Il centro storico sta mutando: una città abitata solo da turisti?

Si trasferiscono gli uffici, chiudono i negozi, si ampliano gli spazi culturali

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Il cuore storico di Perugia, i luoghi che hanno visto la storia della città, cambia volto; un po’ per stare al passo con i tempi, un po’ per seguire l’evoluzione demografica, il centro storico sta mutando nei suoi spazi produttivi, burocratici e culturali. Sono iniziati, infatti, i traslochi di vari enti, mentre molti privati hanno chiuso bottega, o l’hanno trasferita in zone economicamente più redditizie. I primi ad andarsene sono stati gli uffici della Procura, trasferitisi nel palazzo della Questura in piazza Partigiani; tra non molto anche il Tribunale civile, attualmente in via Baglioni, andrà ad occupare il palazzo delle Poste di piazza Matteotti (al piano terra rimarrà funzionante uno sportello postale); quando, infine, saranno terminati i lavori del carcere di Capanne anche il Palazzo del Capitano sarà lasciato libero dagli uffici giudiziari, unificati nei locali dell’attuale carcere cittadino. Nuovo inquilino sarà la Biblioteca Augusta, con il proprio archivio storico e l’esposizione degli “incunaboli”, miniature e di altri pezzi rari che, per adesso, giacciono nei sotterranei della Biblioteca. Altro trasloco, nell’imminenza dei lavori che ne trasformeranno completamente l’attuale aspetto, riguarda gli esercizi del Mercato coperto; mentre proseguono quelli che trasformeranno gli arconi di via della Rupe nel più grande centro espositivo italiano. Trasloco eccellente è quello di Palazzo dei Priori, dove gli uffici comunali dell’assessorato all’urbanistica faranno spazio alle opere dei magazzini della Galleria Nazionale dell’Umbria. E sin qui abbiamo parlato del pubblico, ma anche i privati sono oggetto di smobilitazione. Dopo il trasferimento del Mediocredito, pochi giorni fa la Sorit ha annunciato che lascerà la propria sede di via Bartolo, seguita, molto probabilmente, dal Banco di Roma in piazza della Repubblica. Continuano a chiudere anche i negozi storici di corso Vannucci. Ha chiuso il bar Ferrari; sta per farlo il negozio di tessuti Veneziano; la bottega Ceccucci sta ultimando le svendite prima di abbassare la saracinesca; il barbiere affianco ha chiuso da tempo, mentre si apprestano a farlo l’ottica Bartoccini-Nebbiai ed il Caffè del Cambio. Una trasformazione che, più che di rivoluzione sa di vera ecatombe. Non molto tempo fa erano quattro le tipologie di persone che occupavano stabilmente il centro storico: i residenti, i commercianti, gli impiegati ed i turisti. I primi sono calati in misura sempre costante, i secondi, soprattutto i negozianti di generi alimentari sono spariti piano piano, i terzi andranno via quanto prima. Sono rimasti i turisti che, in questo modo, si troveranno a passeggiare, dopo aver visitato gli spazi museali, lungo vie quasi deserte, ammirando solo vetrine d’abbigliamento, senza negozi d’altro genere e faticando nel trovare una bottiglia d’acqua o anche solo un posto dove comprare un panino. Tutto questo proprio mentre associazioni di residenti e commercianti chiedono maggiori servizi, costi meno eccessivi per i parcheggi e, soprattutto, di far tornare le persone a vivere in città. “Le città sono un insieme di tante cose – scriveva Italo Calvino – di memoria, di desideri, di segni d’un linguaggio; le città sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di storia dell’economia”, ma se la città si svuota ed è vissuta da chi ci viene una volta per non farvi ritorno, che cosa diventerà? Una cattedrale nel deserto.

AUTORE: Umberto Maiorca