Il contributo dei vescovi umbri all’incontro per la pace

Impegnati in vari momenti delle giornate assisane i vescovi Sorrentino, Chiaretti, Fontana, Paglia

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Ad Assisi anche la Chiesa umbra ha rinnovato il suo impegno per la pace con il contributo e la testimonianza dei suoi vescovi. Due di essi, gli arcivescovi Giuseppe Chiaretti vescovo di Perugia-Città della Pieve e Riccardo Fontana arcivescovo di Spoleto-Norcia, hanno presieduto due gruppi di studio, rispettivamente sull”Ecumenismo’ e sul ‘Desiderio di Dio domanda di pace’. ‘L’Umbria è da sempre impegnata con iniziative a favore della pace – ricorda mons. Chiaretti -, non solo quelle laiche dove è forte anche la presenza dei credenti, ma soprattutto religiose che hanno avuto inizio con Giovanni Paolo II. Esse rappresentano un’esigenza della fede. Camminare per le vie dell’unità significa dare senso operativo e visivo alla nostra fede, che converge nel punto fondamentale che è Dio stesso. Questa unità dobbiamo ricercarla a tutti i livelli, religioso innanzitutto e poi anche in quello socio-culturale e in tutte le dimensioni in cui l’uomo si esprime’. Affrontando poi la questione legata al pellegrinaggio di pace partito da Assisi nel 1986 mons. Chiaretti sottolinea che ‘è un cammino che presenta le sue difficoltà, perché la violenza, lo spirito di sopraffazione dell’uomo fuoriesce alla prima occasione, generando guerre per interessi economici e politici, alimentate dal commercio delle armi’. ‘Dopo vent’anni lo ‘spirito di Assisi’ – prosegue il presule perugino – è un cantiere sempre aperto, perché, in nome di Francesco di Assisi, vive di un sentimento di umiltà, non di arroganza e presunzione, di rispetto profondo verso l’altro. Lo ‘spirito di Assisi’ è questo: mansuetudine, rispetto, amore, servizio che occorre portare avanti ovunque, perché non sempre si parla in questi termini’. ‘Assisi in questi venti anni ha scritto delle pagine memorabili – ricorda mons. Fontana – che hanno coinvolto le nostre radici. Una regione che ha come riferimento un modo particolare di accoglienza e rispetto. Infatti san Benedetto fu il primo ad accogliere dentro il monastero persone di razza e cultura diversa, senza chiedere loro la provenienza. San Francesco ancora oggi è il simbolo chiaro e luminoso dell’ideale di pace, del Vangelo vissuto nella sua totalità, immagine viva di quello che tutti dobbiamo fare per costruire la pace’ conclude mons. Fontana. Nella cerimonia finale in piazza San Francesco, il vescovo Domenico Sorrentino, nel saluto conclusivo rivolto a tutti i rappresentanti delle religioni, ha fatto un chiaro riferimento al Santo di Assisi, ricordando che ‘fu san Francesco a spezzare la durezza dei cuori, mostrando la forza della preghiera e del perdono quale strada obbligata per costruire la pace. È solo dal rapporto con Dio che può sgorgare la pace. Ad Assisi – ha concluso mons. Sorrentino – si è riattualizzato il sogno di Giovanni Paolo II, accendendo quella luce di speranza perchè resti nei cuori e sia segno di un futuro di pace’.

AUTORE: Elisabetta Lomoro