Il coraggio di un nuovo umanesimo

Mons. Paglia: "Dobbiamo trovare un senso sulla laicità che coinvolga la fede e la ragione per evitare la caduta nell'estremismo"

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I temi della giustizia della pace e della solidarietà avranno ancora per protagonista la diocesi di Terni con il pellegrinaggio per la pace al Santuario della Madonna del Ponte del 12 settembre. In un periodo in cui varie espressioni di violenza accrescono il senso di un conflitto di civiltà che tenta di ostacolare il dialogo e di abbattere i ponti giustizia e pace, questa iniziativa rappresenta un segno di unione e devozione, espressione di solidarietà con il mondo, testimonianza di amore e di amicizia. Il vescovo mons. Paglia ha sottolineato come la denominazione del santuario della Madonna del Ponte colleghi il momento anche alle due ragazze italiane dell’associazione umanitaria “Un ponte per…” che sono in ostaggio a Baghdad: “Perchè – ha detto – dobbiamo tutti costruire ponti ed attraversarli e non erigere dei muri. Il pellegrinaggio viene proprio a ridosso del terzo anniversario dell’ attentato dell’ 11 settembre alle Torri gemelle e, anche per questo, quello nostro vuole essere un appuntamento importante”. Nelle parole del presule ternano l’eco anche di quanto vissuto in prima persona al convegno: “Religioni e culture: il coraggio di un nuovo umanesimo” e del suo intervento sul tema dei laici e credenti in dialogo, della fede e ragione che devono entrambe porre necessariamente attenzione alla dignità dell’uomo. “Dobbiamo trovare un senso sulla laicità che coinvolga la fede e la ragione per evitare la caduta nell’estremismo – ha detto mons. Paglia – Senza assolutizzare i propri punti di vista le due parti sono accomunate nell’analogia della ricerca del vero e del bene. La laicità non può essere una ideologia, è una sensibilità, un modo di porsi e di pensare – prosegue mon. Paglia – è attitudine critica, tolleranza, secondo principi logici che non possono essere condizionati dalla fede, ma che riconosce anche i valori diversi, alla ricerca del vero. Sul nuovo umanesimo il vescovo ricorda che: “è necessario rendere salda la centralità dell’uomo, altrimenti si rischia d’intaccare alla radice la stessa umanità. I credenti e i laici sono chiamati a scendere nelle profondità del loro credo per cogliere la ricchezza della loro sapienza, della dignità dell’uomo, del senso della vita e del futuro dell’umanità. L’unica via è la centralità dell’amore che fa incontrare il credente e il laico impegnati nella costruzione di un nuovo umanesimo, che non crea frontiere ma le supera, che non esclude il diverso ma lo scopre fratello, che non elimina il nemico ma se ne fa responsabile per bloccarlo nel male e aiutarlo a vivere nel bene”.

AUTORE: Elisabetta Lomoro