Il coraggio di un prete

Al ritiro mensile del clero è stata approfondita la figura e l’opera di don Luigi Sturzo

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La giornata del ritiro mensile per il clero della diocesi, svoltasi a Spagliagrano di Todi giovedì 29 aprile, si è aperta con la recita dell’ora media, l’esposizione e l’adorazione eucaristica, seguite dalla proclamazione del Vangelo del giorno e la meditazione dettata da mons. Giovanni Scanavino, vescovo di Orvieto-Todi. I partecipanti hanno poi ascoltato nella sala delle conferenze il prof. Giancarlo Pellegrini, docente di Storia contemporanea all’Università di Perugia, che ha presentato la figura e l’opera di don Luigi Sturzo. Nacque a Caltagirone il 26 novembre 1871 e morì a Roma l’8 agosto 1959. Ordinato sacerdote nel 1894, si laureò in Teologia nel 1896 alla Gregoriana e si iscrisse all’ università della Sapienza di Roma e all’Accademia di San Tommaso d’Aquino perché grande era il suo desiderio di potersi dare allo studio e all’insegnamento della filosofia. Preso dal ministero sacerdotale e a contatto con tante necessità del suo popolo, messa da parte la sua passione per gli studi filosofici, nel 1897 istituì a Caltagirone una Cassa rurale e una Mutua cooperativa e fondò anche La Croce di Costantino, un vivace periodico di orientamento politico-sociale che raccolse le più fervide intelligenze del mondo cattolico siciliano. Com’era ovvio, i metodi chiari e coraggiosi di don Luigi ben presto suscitarono le ire dei massoni, che bruciarono sulla piazza principale del Paese una copia della Croce di Costantino, il giornale da lui fondato. Dopo i fatti del 1898 e la repressione antioperaia e il processo a Davide Albertario, apparve chiara l’impossibilità di convivere tra conservatori e democratici cristiani nello stesso partito dell’ Opera dei Congressi. Nel 1900 dissentì dal Murri: non fu tra i fondatori della Democrazia cristiana e non prese la tessera. Nel 1902 guidò i cattolici di Caltagirone alle elezioni amministrative, e nel 1905 fu eletto consigliere per la Provincia di Catania; nonostante il “non expedit”, mantenne la carica fino al 1920. Nel 1912 fu eletto presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni d’Italia; nel 1915 fu segretario generale della Giunta nazionale dell’Azione cattolica. Nel 1919 fondò il Partito popolare italiano e il 18 gennaio, dall’albergo S. Chiara di Roma, lanciò l’Appello ai liberi e forti e dette vita al giornale Il Popolo nuovo. Sotto la guida di don Sturzo il Partito popolare nel 1922 impedì a Giolitti di assumere il potere, consentendo l’insediamento di Facta. Al Congresso di Torino del 12 -14 aprile 1923 Sturzo fece passare la tesi dell’incompatibilità tra la concezione “popolare” dello Stato e il “totalitarismo fascista” con la conseguente uscita dal governo Mussolini dei ministri cattolici. Ogni intesa con la destra, “né opposizione, né collaborazione” risultò impossibile. Mussolini, poi, brigò al di là del Tevere e don Luigi perdette la protezione delle gerarchie vaticane. Non gli restò che dimettersi dal partito e andare esule prima a Londra dal 1924 al 1940, poi a Parigi e infine a New York. Nel 1945, finita la guerra, Sturzo rientrò in Italia e il 17 dicembre 1952 il presidente della Repubblica Luigi Einaudi lo nominò senatore a vita, ma don Luigi, perché sacerdote, accettò solo dopo avere ottenuto la dispensa dal Papa Pio XII. Morì l’8 agosto 1959 a 88 anni. A 40 anni dalla morte, a Caltagirone una lapide lo ricorda lungo la scalea del Palazzo di città. Le sue spoglie mortali riposano a Caltagirone nella chiesa del SS. Salvatore. I suoi princìpiDa evidenziare alcuni principi di cui Sturzo fu strenuo sostenitore: la necessità di dare voce in politica ai cattolici per avere una alternativa cattolica e sociale; i cattolici devono impegnarsi in politica mantenendo assoluta autonomia tra politica e Chiesa; la libertà della persona; la società si fonda su libere attività relazionali e deve riconoscere le aspirazioni di ogni singolo individuo; la a-confessionalità del partito popolare: la religione può influenzare ma non imporre; il regionalismo per contrastare il centralismo statale negatore dell’ampia autonomia individuale. In campo economico, poi, lo stesso Sturzo denunciò il capitalismo di Stato, pur senza negare la possibilità di interventi dello Stato per un tempo breve e finalizzato a risultati.

AUTORE: Antonio Colasanto