Il Crocifisso e Madre Speranza “pellegrini” in diocesi di Orvieto

Evento in preparazione alla beatificazione di madre Speranza che avverrà il 31 maggio. La prima tappa del pellegrinaggio diocesano è stata la Vicaria dei Santi Terenziano e Felice

Tempo di lettura: 210 secondi

“Gesù crocifisso”, santuario dell’Amore misericordioso
“Gesù crocifisso”, santuario dell’Amore misericordioso

Sabato 8 marzo, nelle Vicarie della diocesi, ha avuto inizio la peregrinatio del Crocifisso dell’Amore Misericordioso e dell’immagine di Madre Speranza di Gesù in preparazione alla solenne beatificazione del prossimo 31 maggio. La peregrinatio ha fatto la prima tappa nella Vicaria dei Santi Terenziano e Felice. “A Massa Martana – racconta un partecipante – numerosi fedeli hanno atteso in piazza l’arrivo delle immagini e, processionalmente, con l’accompagnamento di canti, si è fatto ingresso nella chiesa di San Felice. È stata quindi proposta la visione di un video che, prendendo spunto dalla vita di Madre Speranza, ha rivolto provocazioni agli uditori circa il loro rapporto con Dio e con gli altri”. Successivamente Marina Berardi ha ripercorso le tappe più significative della vita della Beata: primogenita di nove fratelli, nasce nel 1893 a Santomera in Spagna e fin dall’infanzia nutre il desiderio di diventare santa. All’età di 21 anni entra tra le religiose dell’istituto delle Figlie del Calvario, istituto poi unificato con quello delle suore Claretiane. Dopo anni intensi vissuti tra le religiose, matura il desiderio di trasformare la sua sequela di Cristo in una maggiore offerta a Lui e alla Chiesa attraverso una nuova forma di vita religiosa. La notte di Natale 1930 ha così inizio la nuova fondazione delle Ancelle dell’Amore Misericordioso. “Cominciò insieme alle sue nuove consorelle – prosegue il racconto – un’attività di eroica carità: cura dei malati, accoglienza di anziani e disabili, il tutto nel terribile contesto della Guerra civile, prima, e della Seconda guerra mondiale, poi”. Successivamente, nel 1936, si trasferisce a Roma ove nel 1951, ultimata la casa generale delle Ancelle, fonda il ramo maschile della congregazione, con il nome di Figli dell’Amore Misericordioso. Il 18 agosto 1951 si trasferisce a Collevalenza con un gruppo di Ancelle e con i primi tre figli Fam, e vi rimarrà fino alla morte (8 febbraio 1983). “La sua vita è stata instancabilmente consacrata all’amore a Cristo, che si è concretizzato in un’accoglienza illimitata ai bisognosi nel corpo e nello spirito, nell’offerta vittimale di espiazione dei peccati dell’umanità e per l’annuncio accorato e urgente dell’amore immenso di Dio per ogni creatura, anche la più peccatrice e perversa; annuncio che ha dato origine alla costruzione del primo e unico santuario al mondo dedicato all’Amore Misericordioso. A 31 anni dalla morte di Madre Speranza, il carisma dell’Amore Misericordioso continua a diffondersi in quasi tutti i continenti e a elargire frutti copiosi di conversioni grazie all’attività dei Figli e delle Ancelle”. La serata è poi proseguita con la proclamazione dell’episodio evangelico della lavanda dei piedi (Gv 13,1-17) e di brani tratti dagli scritti di Madre Speranza dove particolarmente significative sono risultate le parole: “Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli. Egli, che è il Figlio di Dio, si cinse con un panno e si chinò davanti agli apostoli. Colui davanti al quale si prostrano gli angeli prese l’aspetto di servo e lavò i piedi con le sue mani creatrici di mille bellezze, insegnandoci con l’esempio ciò che aveva detto con le parole: ‘Imparate da me che sono mite e umile di cuore’. Coloro a cui lava i piedi sono dei poveri peccatori, e Giuda, che lo aveva già tradito” (da La Passione). È seguita l’adorazione eucaristica – presieduta da p. Roberto Donatelli Fam e don Francesco Valentini, parroco di Massa Martana, e animata da suor Erika Bellucci Eam, durante la quale, mettendo in pratica la finalità del carisma della congregazione, che è quella che a tutti giunga la misericordia di Dio, ha avuto luogo il sacramento della riconciliazione. Domenica 9 marzo la peregrinatio ha avuto il suo culmine nella celebrazione eucaristica presieduta da p. Roberto, durante la quale è stato distribuito ai fedeli un sacchetto di chicchi di grano: è il simbolo a cui più volte ha fatto riferimento Madre Speranza, imitando così il suo Sposo che dice: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,20-33). La peregrinatio ha così concluso questo inizio della prima tappa con il seguente messaggio rivolto ai moltissimi partecipanti: “Facciamo morire il nostro amor proprio e l’io, e cerchiamo il buon Gesù” (dagli Scritti di M. Speranza).

AUTORE: Michela Massaro