“Il nuovo che avanza”… ma attenti alle “mode”

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Per moltissime persone, alcune frasi del Prefetto di Perugia sono state offensive e da rigettare. Reppucci si è meravigliato ed è rimasto male; non si aspettava una reazione così forte, fino a determinare il suo allontanamento dalla sede perugina. Il fatto ha suscitato discussioni in tutta l’Umbria.

Si deve dire che oggi la comunicazione ha effetti diversi che in passato. Nelle nostre assemblee cristiane, non è raro ascoltare linguaggi duri e difficili, perfino paradossali, come quando Gesù dice che chi scandalizza “uno di questi piccoli, sarebbe meglio che si legasse una macina al collo e si gettasse nel mare”, o a Giuda che sarebbe meglio non fosse mai nato; e ancora, “se a uno l’occhio è di scandalo, meglio cavarselo” e così via. Paradossi semantici che nessuno prende alla lettera. Contesti e culture diverse, si dirà. Ed è così. Siamo di fronte a un mondo che cambia, cambiano le sensibilità, la cultura, i modi della comunicazione, le suscettibilità.

Anche la Chiesa, in tutto il periodo che va dalla metà del secolo scorso a oggi – sia pure con avanzamenti e arretramenti – ha tentato di aggiornare il linguaggio, rivedere le regole e lo stile del comportamento, e ogni giorno deve fare i conti con il mondo che cambia. Un recente segno di questo tentativo è dato dal documento sul rinnovamento della catechesi.

Un più grande segno è l’invito di Papa Francesco a una conversione pastorale, a uscire dalle sacrestie, a incontrare le periferie, a usare il Web (cioè, in italiano, la Rete) per tessere fili di relazioni umane e non solo digitali. Lasciando da parte il caso del Prefetto, in questo ambito, come si può ben intuire, si fanno strada facilmente due atteggiamenti opposti, l’uno progressista o modernista, l’altro tradizionalista. In questo numero de La Voce rilevo un bel articolo di don Marcello Cruciani che descrive il passato con occhio critico, in vista di intraprendere nuove vie, citando l’esempio dello scriba che trae dal suo tesoro cose antiche e cose nuove (Matteo 13,52). È la linea che permette di superare la contrapposizione.

In ambito sociale e anche ecclesiale, alcuni hanno il “mito del nuovo” e vedono “il vecchio” come una zavorra. Talvolta il nuovo esiste solo nella mente di chi rincorre i suoi sogni. Un’anziana monaca di un convento che soffre per la mancanza di vocazioni, diceva: “Le nuove non vengono, e il Signore mantiene le vecchie”. Non gettare a mare quanto può servire, per evitare il naufragio che sarebbe provocato da un “nuovo” che non esiste ancora.

Ciò vale in moltissimi campi della vita della Chiesa. A differenza, tuttavia, della filosofia della vecchia monaca, c’è un “nuovo” che esiste e interpella i politici, gli educatori, gli uomini di Chiesa; e nessuno deve chiudere gli occhi per pigrizia mentale o per viltà. Vedi l’esempio del digitale rispetto al cartaceo o all’analogico nella comunicazione sociale, nell’ambito dell’educazione, nella formazione professionale. Prendere atto del nuovo è segno di realismo e di maturità. Farne un mito è sbagliato. Il nuovo c’è, il mondo cambia. Spesso non si capisce bene come, ma cambia. Tra progressisti e tradizionalisti, anche nella Chiesa, spesso si ergono muri e volano insulti e provocazioni, anche se tornare alle radici profonde della sapienza cristiana è spesso la più autentica verità.

Il nuovo è una categoria di ordine temporale neutra rispetto a valutazioni di valore. Per analogia, anche il consenso popolare non è di per sé garanzia di verità e di bene. Il filosofo umbro Dario Antiseri lo ha ricordato nell’ultimo Ballarò citando il popolo che all’origine della storia cristiana scelse Barabba e non Gesù, e poi masse di persone che hanno scelto o aderito a ideologie sbagliate che erano di moda. L’essere fascista, nazista o comunista, oltre che un fenomeno di massa, negli anni Venti-Trenta del XX secolo era anche di moda, era “il nuovo che avanza”.

Un’attenta riflessione merita anche il “nuovo” di oggi, senza demonizzazioni e senza inviti al “suicidio”, neppure per scherzo o per paradosso.

AUTORE: Elio Bromuri