Il papà, la festa e la sincerità

Editoriale

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Fra tre giorni si celebra la festa del papà che coincide con quella liturgica di san Giuseppe. Non c’è un padre che possa essere di così efficace modello come questo. Basta scorrere la sua vita per vedere in lui la forza, la tenacia, la fedeltà, il coraggio, l’amore che ogni padre dovrebbe avere per la propria sposa e i propri figli. Don Marcello (vedi pag. 20) ha inventato persino una lettera imaginaria rivolta da san Giuseppe a tre sacerdoti novelli. Penso che quella lettera potrebbe valere anche per i padri e si potrebbe offrire loro come augurio nella loro festa. Figurativamente Giuseppe è stato sempre rappresentato come un vecchio, ma la sua storia inizia quando era fidanzato con Maria ed erano certamente ambedue giovanissimi. Può essere esempio anche per i giovani padri. È vero che vi sono enormi spazi pubblicitari che le ditte interessate dedicano alle feste varie che si sono loro stesse inventate, come la festa della donna, quella della mamma, ora appunto quella del papà. L’aspetto commerciale di queste ricorrenze è indubbiamente prevalente. Si può dire che questo aspetto si insinua sempre, anche nelle ricorrenze festive maggiori. Si pensi al Natale. Per queste occasioni si ricorre al termine “il trionfo del consumismo”, di cui si è tanto parlato anche come critica rivolta ai cattolici che hanno tanto decisamente e giustamente combattutto il comunismo, che poi si sono ritrovati a subire in casa il consumismo, ambedue, con tutte le distinzioni del caso, imparentati col materialismo. La tentazione materialistica è sempre in agguato, sostenuta dall’ansia del possesso. Da qualche sintomo si può forse pensare che le cose stiano cambiando e la crisi economica costituisca un freno alla spesa e allenti tale deriva consumistica. Sarebbe per alcuni un danno di non poter avere quel minimo indispensabile non solo per soddisfare le necessità primarie, ma anche per esprimere con segni tangibili affetto, gratitudine, solidarietà, amore. Le feste, anche se inventate a tavolino, possono rispondere a esigenze di vita e di civiltà. Insomma celebriamo pure la festa del papà, della mamma, dei nonni, dei fidanzati e magari degli zii. Quello che conta tuttavia è la sincerità del dono, l’autenticità del sentimento e la buona salute delle relazioni. Pure con poco si può mostrare un grande amore, anche con una semplice telefonata, mentre non sarà il brillante più prezioso a nascondere o cammuffare sentimenti piccoli e meschini o coprire tradimenti e infedeltà, menzogne e sotterfugi. Sono cose ovvie a tavolino, ma alla conta dei fatti le relazioni tra le persone all’interno delle famiglie, negli ambienti di lavoro e di ufficio, nei partiti politici e persino in ambiti ecclesiali si riscontra che soffrono di autenticità, schiettezza, amicizia e rispetto. Per grazia di Dio ed a prescindere da ogni festa vi sono uomini e donne di ogni ceto sociale che hanno costruito la loro vita sul dono di sé e sulla attitudine a fare opere gratuite a vantaggio degli altri, come le persone che sono state in testa al concorso de La Nazione sull’umbro dell’anno che sono stati Lia Trancanelli (vedi pag. 16), Brunello Cucinelli, Vincenzo Paglia vescovo di Terni, Walter Baldaccini, Daniele Gregori, Daniele Presciutti e molti altri dentro e fuori dalla classifica.

AUTORE: Elio Bromuri