Il Paraclito non è Maometto

Tempo di lettura: 142 secondi

Paraclito -Paràcletos – Perìclytos. Per i cristiani il Paraclito è lo Spirito santo. Basta leggere il vangelo di Giovanni. Gesù promette di inviare il “Consolatore” (paràcletos in greco) (Gv 14,26) che è lo Spirito santo, chiamato di nuovo “Consolatore” e “Spirito di verità” il quale “vi guiderà alla verità tutta intera” (Gv 16, 7,13). I cristiani hanno interpretato e creduto fin dall’inizio che queste espressioni ed altre contenute nei vangeli si riferiscono al dono dello Spirito che è “Signore e dà la vita” ed è all’origine della Chiesa. È successo, e si sapeva, ma oggi si va diffondendo in alcuni settori di opinione pubblica di media cultura che Gesù avrebbe annunciato non lo Spirito santo, ma Maometto. Non sembri strano, pertanto, che ne diamo qui notizia, anche se la riflessione meriterebbe uno spazio maggiore. La deviazione interpretativa sembra derivata da una diversa lettura del termine greco paràcletos, in perìclytos. Questo secondo vocabolo avrebbe in arabo il significato di Ahmad, che starebbe a indicare il nome di Muhammad, ovvero Maometto (vedi L. Tescaroli, Cristiani e musulmani. Dialogo o monologo? Emi, Bologna 1981, p.79, cit in G. Dal Ferro, Nel segno di Abramo. Ebraismo e Islam a confronto con il Cristianesimo, Ed Messaggero Padova 2002, p. 277). Questa operazione religiosa culturale rientra nell’ottica dell’affermazione radicale ed intransigente del monoteismo islamico e nel presupposto che i testi cristiani, come quelli ebraici sono sottoposti all’unica veridica interpretazione che parta dalla supposta rivelazione coranica. Questa, essendo l’ultima e definitiva, secondo la fede dei musulmani, sarebbe la chiave di lettura delle precedenti rivelazioni che Dio ha affidato a tutta la serie dei profeti (120), di cui Maometto è il sigillo. Pur non essendo presente, per quanto mi risulta, questa interpretazione nei testi coranici, si vede oggi affiorare qua e là e sembra trovare qualche accoglienza in persone aperte e disponibili a tutto ciò che appare nuovo e inedito. Di questo si è parlato recentemente al Centro ecumenico di Perugia nel contesto più ampio della concezione che l’Islam ha del cristianesimo come anticipazione e preparazione della religione islamica. Il criterio della storicità della rivelazione come è narrata dalla Bibbia, Primo e Secondo Testamento, che si conclude, secondo la visione cristiana, con la venuta di Gesù nella “pienezza dei tempi”, è stato applicato dal genio religioso di Muhammad alla religione islamica con evidente svalutazione delle precedenti forme religiose. In un’aula magna affollata da trecento studenti a conclusione di un corso sulla multiculturalità ho avuto l’occasione di domandare ai presenti se i cristiani europei sono disposti a considerarsi l’antico testamento dell’Islamismo. Forse ai problemi dello scontro di civiltà, che si potrebbe dire con alcuni studiosi, scontro di barbarie, come si è visto con la faccenda delle torture, nonostante i distinguo più o meno ipocriti, si dovrà tener conto anche di un dialogo in cui i cristiani scoprano le loro carte senza lasciare nulla tra parentesi.

AUTORE: E.B.