Il Vangelo chiede ampi orizzonti

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Era il 1957, poco più di 10 anni da una guerra devastante, un periodo di ricostruzione in Italia ed in Europa, in cui si viveva ancora in condizioni di difficoltà economica. In questo contesto, ancora così instabile, Papa Pio XII pubblicava l’enciclica Fidei donum e lanciava così un grido di solidarietà a tutta la cristianità perché sapesse trasmettere il dono della fede. A cinquant’anni di distanza una riflessione sulla portata di questa enciclica, fondamentale per la storia della Chiesa e del mondo stesso, è doverosa. L’occasione è stata offerta dal Convegno missionario regionale del 1’marzo a Perugia, in cui don Ciro Biondi, segretario nazionale della Pontificia opera San Pietro apostolo, ha portato la sua testimonianza missionaria e le sue competenze sul tema: ‘Impegni e responsabilità a 50 anni dalla Fidei donum’. Don Ciro ha evidenziato come l’enciclica rappresenti un atto profetico con il quale il Pontefice richiede 3 cose fondamentali: la preghiera, una Chiesa missionaria e una Chiesa che metta a disposizione sacerdoti per le missioni. Ha sottolineato come l’enciclica fosse, e tuttora è, rivolta non solo ai missionari, ma all’intero popolo di Dio e soprattutto ai vescovi a cui il Papa chiede di ‘allargare il cuore’. Lo slancio di generosità a cui il Pontefice si riferiva è proprio quello dell’attenzione per le Chiese nascenti a cui, con questa enciclica,si è reso possibile l’invio dei sacerdoti a svolgere il loro servizio nella diocesi che li ospita. La novità del sacerdote fidei donum è quindi di non essere un missionario isolato, ma di essere invece a disposizione delle esigenze della diocesi in cui va a prestare servizio e alla quale è stato in un certo modo ‘prestato’ dal vescovo di appartenenza. Don Ciro a più riprese si è soffermato sulla portata innovativa di tale enciclica: ‘Una Chiesa che si stava chiudendo in se stessa, all’improvviso si aprì di nuovo al mondo nel dispensare il dono più grande che è la bellezza della fede. Il fuoco missionario è la prima risposta a questo dono’. Analizzando poi i dati sui 50 anni di sacerdoti fidei donum, scopriamo che 1.900 sacerdoti italiani sono stati inviati in missione dal ’57 ad oggi, con l’impegno di 117 diocesi italiane. All’indomani del Concilio Vaticano II i sacerdoti italiani in missione erano 700, oggi ce ne sono 560, principalmente in Africa ed in America latina. L’Umbria contribuisce a questi numeri con circa 30 sacerdoti, tra fidei donum e missionari non direttamente gestiti dalle diocesi, impegnati in zone di missione per periodi medio lunghi (dai 5 ai 10 anni). Certo, confrontando i dati nazionali attuali con quelli di 50 anni fa, oggi si avverte una certa mancanza di sacerdoti fidei donum, ma oltre a questo problema, don Ciro ne ha sottolineato un altro, e precisamente il rischio della permanenza di tanti sacerdoti stranieri in Italia, che generalmente arrivano per studiare e poi vengono inglobati nel clero diocesano per mancanza di forze locali. Oggi, ufficialmente, ce ne sono 1.500, un numero che in effetti fa riflettere se si pensa che potrebbero essere impiegati nei loro territori nativi.

AUTORE: Martino Bozza