Il vero nemico è l’ignoranza

Le responsabilità dei giornalisti nel far conoscere anche l'altra parte dell'islam, quella che cerca dialogo e pace. Testimonianze da Algeria, Turchia, Marocco, Francia

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Attentati e manifestazioni di piazza contro l’Occidente e contro l’Italia. E mentre la tv mostra le immagini della folla di Paesi islamici che protesta per le vignette, o la devastazione degli attacchi suicidi nelle città irachene e nelle strade di Gerusalemme, nelle nostre case cresce la paura e si impone l’angosciosa domanda: potremo mai uscire da questa spirale di violenza? Ci sarà un futuro di pace tra cristiani e musulmani?A Montepulciano Acli, Legambiente, Comunità di Sant’Egidio e Movimento politico per l’unità hanno invitato i giornalisti ad un seminario di formazione sull’islam. Non solo lezioni teoriche ma incontro con persone che nel loro paese e a partire dalla loro fede, l’islam, e la loro cultura, lavorano per il dialogo, la pace, la democrazia. Persone che lavorano nelle scuole o le università, che hanno fondato associazioni, e anche giornalisti e leader delle comunità religiose. Tutte persone la cui esperienze non sono conosciute e se lo sono non trovano spazio nell’informazione di massa. Combattere l’ignoranzaL’ignoranza è il vero nemico da combattere perché è lì che nasce la paura e la violenza. L’ha detto il professore di pedagogia dell’Università di Algeri, Tahar Absi, che vive in un Paese che ha visto in 10 anni 150.000 persone uccise a causa del terrorismo. ‘La scuola deve educare al cuore e alla ragione. Se si toglie la ragione, se non sono educati a farsi domande, i ragazzi diventano demagoghi, incapaci di decidere e facile preda dei violenti’ ha detto Absi. Lotta contro l’ignoranza anche la libraia marocchina di Marrakech, Jamila Hassoune, che porta libri nei villaggi rurali del suo paese dove l’analfabetismo raggiunge il 60%. Ne ha fatto un punto del suo programma l”Associazione giornalisti e scrittori turchi’, presentata a Montepulciano dal vicepresidente Cemal Ussak, che ha promosso il progetto ‘Per vivere insieme’ che ha coinvolto 300 scuole e 200 centri culturali in 92 Paesi del mondo, tra cui i Paesi europei, 38 scuole di 27 Paesi africani e zone ‘sensibili’ come i Balcani, le Filippine, l’Iraq, l’Afghanistan. Scontro di civiltà? Al tavolo dei relatori a Montepulciano si sono seduti uomini e donne che hanno raccontato di altri uomini e donne che pur fedeli al Corano non hanno nulla a che vedere con i terroristi, anzi ne sono le prime vittime in Paesi in cui la parola democrazia sta faticosamente cercando di darsi dei contenuti. E tutti hanno contestato la tesi dello scontro di civiltà tra occidente cristiano e oriente musulmano. Anzitutto non esiste un unico Oriente islamico ma ci sono tanti islam quanti sono i Paesi e le culture in cui si è diffuso. Anzi, di più, non esistono ‘stati islamici’ perché l’Iran, per esempio, non ha nessun potere sulla Turchia, ha detto il giornalista turco Ussak.’Parlare di scontro di civiltà – ha detto mons. Vincenzo Paglia vescovo di Terni e leader della Comunità di Sant’Egidio – significa offrire su un piatto d’argento una giustificazione teorica ai terroristi e non è un caso se il libro di Samuel Huntington è stato preso come manuale dai terroristi islamici. In realtà il mondo è molto più complesso e lo scontro è anche all’interno delle stesse civiltà, come vediamo in questi giorni in Iraq. Il futuro del mondo – ha concluso – o sarà frutto dell’arte del convivere tra diversi o sarà condannato ad un futuro di disaggregazioni e lacerazioni’. Per mons. Paglia c’è un’altra paura da combattere. ‘Chi ha paura di perdere l’identità in realtà l’ha già persa. Oggi – ha detto – per dialogare con l’altro c’è bisogno di più fede e più ragione. Una fede più profonda è il fondamento per un dialogo franco e non inficiato dalla paura’. Un discorso che riguarda anche i laici che ‘devono riscoprire più profondamente la loro laicità, depauperandola da ogni forma di ideologia’. Dialogo a distanzaAnche le vignette blasfeme e le reazioni nei paesi islamici possono avere un effetto positivo. A dirlo è stato Soheib Bencheickh fino a qualche mese fa Gran Muftì di Marsiglia, rivolgendosi alla platea di giornalisti ai quali ha detto ‘Siete la penna e la parola che si rivolge all’opinione pubblica; se la gente ha paura o no, questa paura dipende anche da come presentate la realtà’. Nella vicenda ‘vignette’ i musulmani di Marocco o Algeria o Iran ‘hanno visto che in Europa c’è libertà di parola, quella stessa libertà ho io nel proporre, sostenere e difendere le mie convinzioni’. Nello stesso tempo le tv europee hanno mostrato le reazioni che può suscitare una offesa al sentimento religioso. ‘Il mondo musulmano ‘ ha proseguito ‘ ora sa che sono proprio questi principi di libertà che permettono a tutti i colori del mondo di esprimersi’. Ma nello stesso tempo – ha aggiunto – ‘attenzione a dire che questi principi sono solo occidentali perché queste affermazioni rischiano di impedire la loro diffusione soprattutto nel mondo arabo’.

AUTORE: Maria Rita Valli