Il vescovo Piemontese incontra il clero della diocesi: ascolto, decisione, azione

DIOCESI. La prima tre-giorni di “convivenza” del nuovo Vescovo con il clero. Lo stile dell’incontro e le indicazioni pastorali che ne sono emerse

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I partecipanti all’incontro con il vescovo
I partecipanti all’incontro con il vescovo

Una tre-giorni del clero particolare, quella di Vitorchiano 2014: è stata la prima “convivenza” del vescovo Giuseppe con il suo clero, convivenza attesa “con impazienza, curiosità e interesse”; presenza praticamente completa dei presbiteri e dei diaconi; e infine il metodo con cui la tre-giorni si è articolata.

Quest’anno non è stata la relazione frontale teologico-pastorale il punto di partenza, ma il racconto della propria vicenda di fede, compresi i vari momenti di “vaglio”. È stata questa modalità che ha costituito il “fatto teologico” e anche il primo “fatto pastorale”, avendo avuto al centro la persona stessa del Pastore all’interno della comunità presbiterale.

Nelle sette Vicarie c’è stato l’ascolto reciproco e rispettoso della narrazione di un tratto della propria storia personale, al di là del ruolo pastorale ricoperto. Ancora una volta abbiamo sperimentato che la persona si rivela narrando, perché noi siamo anche la nostra storia. Il clima positivo degli incontri ha favorito una conoscenza reciproca più fraterna e un accresciuto rispetto.

Di grande utilità sono stati i successivi interventi di don Giuseppe Zanon, responsabile della formazione permanente del clero dell’istituto “San Luca” della diocesi di Padova.

Le sue riflessioni semplici, profonde ed efficaci, hanno trattato “la fede cristologica”, “la fede ecclesiale”, “la formazione permanente”, quest’ultima intesa non semplicemente come aggiornamento teologico-pastorale o di ricarica spirituale da vivere in determinati incontri, ma come la sapiente disponibilità a lasciarsi formare dalla vita per tutta la vita, come insegna il Concilio.

Il terzo giorno ha avuto come momento centrale l’intervento del Vescovo: “Riprendere la vita ordinaria”. Padre Giuseppe ha sviluppato la sua riflessione seguendo il metodo “vedere – giudicare – agire” o, come dice Papa Francesco, il metodo di Maria: “ascolto – decisione – azione”. In questi primi tre mesi, ha detto, “ho cercato di vedere-incontrare-ascoltare il maggior numero di sacerdoti e laici, rappresentanti delle istituzioni, parrocchie, gente comune e rappresentanti di associazioni e movimenti, realtà civili ed ecclesiali”. Da qui sono scaturite le “impressioni” del Vescovo, derivate da tanto ascolto e incontri, con aspetti di gratitudine e anche di problematicità.

Numerose sono state le indicazioni operative da realizzare in “uno stile di sinodalità” in ogni azione pastorale. Sono state istituite due piccole commissioni per procedere all’elezione del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale diocesano.

L’incontro si è concluso in clima di comunione, ascoltando le indicazioni dei responsabili dei vari uffici diocesani, in vista di un calendario unitario.

Tutto bene? Sostanzialmente sì per quanto riguarda il ritiro. E ora, al lavoro con accresciuta comunione e corresponsabilità e nella preghiera, come è avvenuto nel nostro incontro!

AUTORE: Mons. Piergiorgio Brodoloni vicario episcopale della pastorale