Il vice parroco venuto dal Togo

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Emanuele-K.-Saga_CMYKBuongiorno, sono don Emmanuele Kodjo Komla Saga: vengo dal Togo e da tre anni sono vice parroco a San Benedetto di Gualdo Tadino. Già da seminarista ero diventato assistente della realtà dell’oratorio “Don Bosco” a Gualdo. Un oratorio gestito dai Salesiani fino 2012, ora amministrato da un gruppo di laici. Inoltre è il secondo anno che sono co-direttore diocesano della Pastorale giovanile con padre Mirko.
In breve, questi sono i tre incarichi maggiori che assumo in diocesi: vice parroco, assistente all’oratorio Don Bosco e co-direttore della Pastorale giovanile diocesana. Come riesco – con tanto amore – ad assumerli tutti? Semplicemente dovrei ringraziare Dio che mi guida, perché è nel suo Figlio Gesù che trovo la forza, facendo mie le sue parole: “Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.
Spesso mi domando: quale servizio la parrocchia, l’oratorio, la Pastorale giovanile diocesana mi stanno richiedendo? Quale forza o capacità ho per affrontare questa sfida? Dio non mi chiede di ‘risolvere i problemi’ perché io sono una semplice creatura fragile e debole, comunque io ci provo mettendo a disposizione tutto me stesso. Con il parroco ci siamo organizzati liberamente e abbiamo elaborato un programma comune per ciò che riguarda le attività interne ed esterne.
Culmine della vita del sacerdote è il servizio eucaristico. La domenica e i giorni festivi abbiamo cinque messe a San Benedetto: io alle ore 9 presiedo la liturgia, poi alle 10 animo la messa con i ragazzi dell’oratorio, alle 11 sto in confessionale fino alle ore 12.15. Il sabato, oltre alla messa della mattina e la visita ai malati, alle ore 18 sto di nuovo in confessionale.
Partecipo agli incontri parrocchiali e seguo una comunità del Cammino neocatecumenale da due anni; abbiamo un incontro settimanale – spesso di mercoledì -, mentre ogni due settimane il sabato condividiamo la celebrazione eucaristica.
L’oratorio è in fase di costruzione giorno per giorno, sognando il suo futuro con tanta speranza perché gli strumenti per la costruzione non ci mancano, la mano valida gualdese è da lodare. Il numero dei ragazzi aumenta ogni anno. Ne approfitto per ringraziare i giovani, gli adulti i bambini e gli adolescenti che credono in questa realtà, che ha dato e continua a dare i valori educativi ai gualdesi.
Diversi gruppi stanno trovando uno spazio d’incontro fraterno e di condivisione: Azione cattolica e gruppo del catechismo; gli scout, l’Anspi, il gruppo Javarì, quello dei catecumeni, il gruppo di aiuto-compito, infine un bel numero di ragazzi di altre religioni, in particolare i nostri fratelli musulmani. Siamo aperti a tutti dall’inizio di ottobre fino a metà giugno, poi dai primi di luglio fino al 20 agosto circa c’è il Grest per gli adolescenti e i bambini.
Durante la settimana l’oratorio presenta i seguenti orari: il martedì dalle ore 14.30 alle ore 16 c’è il gruppo Javarì, un gruppo missionario; con loro dall’anno scorso siamo riusciti a realizzare un gemellaggio con i nostri cari disabili del “Germoglio” di Cerqueto, inoltre ha accolto una quarantina di profughi. Il giovedì e il venerdì dalle ore 14.30 alle 17 c’è l’aiuto-compito; il sabato invece, dalle ore 14.30 alle 20, tutti i gruppi partecipano alle attività oratoriali. Spesso organizzo tornei di calcio.
Sono cosciente che il mio compito è di creare un progetto di condivisione nonostante questa nostra vita spesso deludente. Serve un progetto di aiuto quando penso ai bimbi e ai tanti giovani che hanno bisogno, non soltanto per dare loro spazi di divertimento ma per promuovere, con l’educazione, l’unità e la serenità.
La preoccupazione più grande non è cosa fare per loro o con loro, ma quale segno lasciargli per accompagnarli per tutta la loro vita. Bisogna richiamarli a una vita controcorrente, cioè farli diventare coraggiosi nel creare nuove idee per affrontare le sfide del loro tempo.
Come co-direttore della Pastorale giovanile diocesana mi trovo ad affrontare una situazione che presenta due tipi di giovani: il giovane adulto che ha più di 30 anni, poi il vero giovane che ha un’età da 30 anni in giù. Non potete immaginare le fatiche che stiamo portando avanti per preparare la Gmg che si terrà a Cracovia!
Un’altra sfida è metterci in dialogo con la nostra cultura in modo da creare una cultura dell’evangelizzazione e dell’educazione, che permetta ai giovani di scoprire la strada giusta e chiara in un’ottica di fede. Il popolo di Dio va aiutato e ascoltato in modo sempre più profondo.

AUTORE: Don Emmanuele Kodjo Komla Saga