Il volontariato come risorsa, non come ripiego

Welfare in Umbria. Intervista a Carlo Biccini del Forum del terzo settore sulle strategie da adottare in futuro

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Carlo Biccini, presidente della cooperativa sociale Asad, è anche segretario del Forum umbro del terzo settore. In vista del convegno nazionale Cei sul welfare che si terrà a Perugia il 12 maggio, proseguiamo con lui il discorso sul welfare in Umbria, iniziato con l’intervista a Claudio Ricciarelli (Cisl) e proseguito la settimana scorsa con i dati della ricerca Auser.

Cosa sta accadendo al welfare con i tagli alla spesa?

“In questi ultimi anni il welfare è stato oggetto di pesanti tagli, e le politiche sociali nazionali hanno visto quasi azzerato il Fondo nazionale. Tanto per fare alcuni numeri, dal 2008 al 2011 il Fondo nazionale per le politiche sociali è passato da 929,3 milioni di euro a 275, il Fondo politiche per la famiglia 346,5 a 52,5, il Fondo per le politiche giovanili è sceso da 137,4 a 32,9, il Fondo sociale per l’affitto da 205,6 è sceso a 33,5 e il Fondo per il servizio civile da 299,6 a 113 milioni di euro. Sono stati azzerati il Fondo per la non-autosufficienza, partito con 300 milioni di euro, e il Fondo servizi per l’infanzia – Piano nidi che ne aveva 100 in dotazione. E però, in tutti questi tagli, sono stati ordinati 131 cacciabombardieri F35 per 14 miliardi di euro. Mi chiedo quanti anni di politiche sociali ci potevano finanziare?”.

Nella nostra regione come stanno le cose?

“La Regione dell’Umbria nel bilancio appena approvato ha destinato al Fondo sociale regionale 10,5 milioni di euro, al Fondo regionale non-autosufficienza 4 milioni, agli asili nido 3,2 milioni e alle rette per asili nido 750.000 euro. Per gli oratori ci sono 150.000 euro mentre 25.000 euro sono contributi all’associazionismo familiare. Si deve tenere conto che nel bilancio regionale fa la parte del leone il Fondo sanitario regionale, con 1.706 milioni di euro”.

E per i Comuni?

“Visti i tagli nazionali, hanno grande difficoltà a finanziare le politiche sociali”.

Quindi non c’è speranza che le cose vadano meglio…

“Credo si dovrebbe aprire un discorso sui fondi privati e sulle fondazioni bancarie. Sarebbe bene che tutte le risorse disponibili in questa fase critica venissero utilizzate per le priorità, che dovrebbero essere condivise da tutti i soggetti evitando finanziamenti a pioggia”.

I tagli hanno raggiunto tutti, ma quali sono i servizi più colpiti?

“Senz’altro pesano sulle famiglie i tagli ai servizi domiciliari, per esempio quelli per gli anziani, che oggi prevedono in molti casi un massimo di 2 ore la settimana per anziano. La casa è forse il miglior luogo dove continuare a vivere nelle difficoltà, circondati dagli affetti di una vita e dai ricordi, ma occorre un servizio adeguato, mentre non sono sufficientemente sviluppati neppure i Centri diurni e le Case di quartiere. I tagli toccano anche le Residenze per anziani, che da alcuni anni non vedono riconosciuti gli aumenti delle rette mentre i costi salgono. Inoltre, quando si libera un posto, il servizio pubblico cerca di ritardare più che può l’inserimento di nuovi ospiti perché in questo modo risparmia per i giorni di non-inserimento, mentre la Residenza che ha il posto vuoto ha meno entrate, ma gli organici di personale per rispettare gli standard rimangono gli stessi”.

Nei Comuni c’è la tendenza a delegare alcuni servizi, prima svolti dalla cooperazione sociale, al volontariato Lo rileva la ricerca Auser nazionale, ma accade anche in Umbria. Si tratta di vera sussidiarietà?

“È importante mettere a fuoco il ruolo del volontariato, come deve agire e come si deve relazionare con gli altri soggetti quali la cooperazione sociale, le istituzioni, il profit. In questa fase le istituzioni hanno accentuato il ricorso al volontariato come opportunità economica all’interno di logiche di esternalizzazione, ma non può essere considerato strumento sussidiario a costo zero per i servizi di competenza pubblica. Il volontariato dovrebbe essere inteso come supporto per valorizzare le reti territoriali, la progettualità sociale e le risposte più innovative e adeguate ai bisogni, con modalità efficaci ed efficienti e, soprattutto, creando partecipazione sociale”.

Come vede i rapporti fra volontariato e istituzioni?

“Il volontariato deve agire nell’ambito del principio di sussidiarietà pubblico / privato sancito dall’art 118 della Costituzione. Il tratto comune diventa la scelta di organizzarsi allo scopo di perseguire finalità di interesse generale attraverso la libera e volontaria messa a disposizione del proprio tempo senza scambi fra fattori equivalenti: prestazioni contro retribuzioni. L’idea è che il potere debba avere funzioni sussidiarie rispetto allo sviluppo civile, ma si sottolinea anche la capacità crescente delle forze sociali, la società civile appunto, di intervenire a questi fini ed essere quindi esse stesse produttrici immediate di ‘sfera pubblica’. Si delinea una possibilità di circolarità virtuosa tra iniziativa dei soggetti sociali e responsabilità dei poteri pubblici, una nuova alleanza, un patto per il ben-essere dei cittadini dell’Umbria”.

Gli enti pubblici sono pronti ad aprire e a collaborare con la società civile?

“Posso dire che la Regione Umbria ha attivato la partecipazione del terzo settore al Patto per lo sviluppo, e che quest’anno a fronte dei tagli ha confermato i fondi per il sociale dell’anno precedente. Ma se i tagli nazionali resteranno tali, si dovrà cambiare metodi”.

Ossia?

“Per cominciare, ci sono dei nodi critici oggi da superare, che sono la partecipazione e il coinvolgimento delle persone nei progetti che li riguardano direttamente; la partecipazione per quanto riguarda i programmi di azione a livello regionale; la partecipazione alle decisioni e alle scelte di bilancio, e poi la mancanza di dati. Per esempio, a tutt’oggi non sappiamo quante persone non autosufficienti siano state seguite, e con quali risultati. Esistono solo stime delle persone non-autosufficienti. Altro nodo da affrontare è che bisogna ripartire con la nuova programmazione, mentre non c’è stata una valutazione condivisa del progetto”.

Tutto questo mi sembra che indichi una certa difficoltà al concretizzarsi della sussidiarietà …

“La sussidiarietà orizzontale vede resistenze nella sua attuazione concreta, ma oggi questa è una delle chiavi per superare la crisi”.

AUTORE: Maria Rita Valli