In un clima di fratellanza

Caritas. Esperienze dei giovani volontari diocesani nelle strutture umanitarie in Kosovo

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Nell’estate del 1999 un gruppo di volontari umbri, proveniente dall’esperienza del sisma del 1997 presso il campo Caritas, arrivò nella regione balcanica dove da poco erano cessate le ostilità tra kosovari albanesi e serbi. I ragazzi della Caritas umbra, dopo la Macedonia arrivarono in Kosovo e, sostenuti economicamente con i fondi dell’8 per mille, iniziarono a ricostruire le case di chi era stato costretto a fuggire. Sono state costruite 400 case, 2 scuole e 2 ambulatori, poi è stata realizzata la casa famiglia della Caritas regionale, presso Klina, che ospita 50 bambini e ragazzi fino a 16 anni, gestita da Massimo e Cristina, che ormai da più di dieci anni si prendono cura dei bambini e di chiunque si rivolge a loro per avere aiuti e conforto. Nel periodo estivo, arrivano in Kosovo dei volontari, soprattutto giovani che, invece delle solite vacanze, preferiscono stare accanto a questi bambini rimasti orfani dei genitori, abbandonati durante la guerra, oppure che versano in situazioni familiari difficili. Un’esperienza vissuta in prima persona nei giorni di luglio, che ho condiviso con i bambini e tanti altri volontari, aiutando nella gestione della casa, dalle pulizie alla preparazione dei pasti, ma organizzando anche attività e giochi per i bambini che non hanno più nessuno che possa prendersi cura di loro, e che in quel luogo hanno riacquistato la normalità a loro dovuta. La giornata del campo Caritas è così scandita: alle 6.30 le lodi, subito dopo c’è la colazione durante la quale vengono affidati i compiti per la mattina sia ai componenti della casa sia ai volontari, alle 13 il pranzo tutti insieme e nel pomeriggio si proseguono le attività; alle 19.30 i vespri, subito dopo la cena o ogni sera viene organizzato qualcosa di diverso: o si vede un film o i bambini preparano uno spettacolo, o si parla condividendo le esperienze di tutti. Ai bambini e i ragazzi è garantita un’istruzione: tutti infatti vanno o all’asilo o a scuola, hanno imparato a leggere e scrivere, a stare insieme anche se di etnia e di religione diversa. I più grandi invece si dedicano ai lavori presso l’azienda agricola, il cui obiettivo è quello di promuovere la ripresa delle attività agricole nel paese di Klina e di essere anche un punto di inizio per i ragazzi della struttura di accoglienza italiana, che si dedicano anche alla ricostruzione di strade e case. I volontari italiani, tra le varie attività, quotidianamente vanno a fare visita alle famiglie povere portando loro conforto ma anche aiuti come viveri e vestiario. Ci sono ancora molte famiglie che vivono in condizioni precarie: alcune non hanno ancora l’elettricità, l’acqua e vivono in condizioni igieniche quasi inesistenti; ai bambini è quasi impossibile avere un’istruzione adeguata. La Caritas Umbria ha in progetto di creare una struttura dove poter insegnare ai ragazzi della casa alcuni mestieri, dal muratore al contadino, al falegname, in modo che sappiano essere autosufficienti. Il problema di cosa faranno questi bambini quando cresceranno è diventato centrale nell’organizzazione della Caritas umbra, per questo si sta lavorando quotidianamente per rendere attivo il primo possibile questo progetto. Kosovo indipendenteIl 22 luglio la Corte internazionale di giustizia dell’Aia ha riconosciuto che la secessione del Kosovo dalla Serbia nel 2008 non viola il diritto internazionale. La Repubblica del Kosovo è uno Stato riconosciuto da 69 Paesi sui 192 aderenti all’Onu, ma la situazione soprattutto nelle campagne intorno a Klina è ancora molto difficile e la Caritas Umbria è certamente uno dei punti saldi su cui i kosovari possono contare. L’aiuto dei volontari, alcuni dei quali decidono di rimanere anche per anni, diventa fondamentale per dare loro la speranza di vivere in condizioni migliori e di potersi costruire un futuro partendo dall’istruzione.

AUTORE: Benedetta Rinaldi