Inaugurato l’Emporio “Betlemme” nella parrocchia di Sant’Orsola in Schiavo

Il vescovo ausiliare Giulietti: "E’ un luogo di educazione alla carità di tutto il corpo sociale"

Tempo di lettura: 412 secondi

foto-1“Ci rendiamo conto che l’Emporio non è molto davanti alle tante necessità dell’oggi, che sono sotto gli occhi di tutti. Si tratta di una goccia…, ma di una goccia che fa elevare il livello del mare e la Chiesa ancora una volta si rivela premurosa maestra di umanità per il vero progresso della stessa umanità». Così ha concluso in suo intervento mons. Giuseppe Ricci, parroco dell’Unità pastorale di Marsciano-Schiavo-Migliano-Morcella-Poggio Aquilone dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve, pronunciato all’inaugurazione dell’Emporio “Betlemme” (Casa del Pane), svoltasi il 10 aprile nel complesso parrocchiale Sant’Orsola in Schiavo. Si tratta del terzo Emporio che la Caritas diocesana attiva in meno di due anni, dopo quelli del “Villaggio della Carità” in Perugia e della “Divina Misericordia” in San Sisto. Quest’ultimo, insieme all’emporio “Betlemme”, rappresenta l’opera segno diocesana voluta dal cardinale Gualtiero Bassetti per il Giubileo Straordinario che stiamo vivendo, come ha sottolineato mons. Ricci: “Siamo nell’Anno Santo della Misericordia e papa Francesco, con la concretezza che contraddistingue il suo pontificato, ha chiesto alle Diocesi di creare un segno visibile di carità a ricordo di quest’Anno benedetto. La nostra comunità diocesana, su indicazione del suo cardinale arcivescovo, ha subito messo in cantiere la nascita di tre nuovi Empori, oltre a quello attivato nel 2014 presso il “Villaggio della Carità”. Ci resta da inaugurare l’ultimo Emporio, progettato dalla Parrocchia di Ponte San Giovanni, che è in fase di allestimento”.

Mons. Ricci ha spiegato perché l’Emporio è stato denominato “Betlemme”: “Il significato di questa parola in lingua italiana – ha detto – è “Casa del Pane”. Il pane è sinonimo dell’alimento indispensabile alla creatura umana per vivere. Nella grande preghiera insegnataci da Gesù chiediamo, tra l’altro: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano””. Il parroco si è soffermato anche sul luogo che ospita l’Emporio, che andrà a servire, dal prossimo 4 maggio (con apertura il mercoledì pomeriggio e il sabato mattina) inizialmente 80 famiglie in difficoltà per complessive 260 persone, residenti nell’Unità pastorale del Marscianese. “L’Emporio “Betlemme” è adiacente alla chiesa di Sant’Orsola – ha evidenziato –: è un tutt’uno con il luogo in cui si spezza e si condivide il Pane eucaristico, che è nutrimento dello spirito, e nell’Emporio si condivide il pane necessario per la vita del corpo”.
Ricordando il passo evangelico del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, il parroco ha affermato che «i miracoli sono possibili anche oggi e questo Emporio ne è la prova, perché esso è diventato una realtà grazie a persone e Istituzioni che hanno preso sul serio il comando di Gesù davanti a famiglie, anche italiane, entrate in gravi difficoltà per la mancanza di lavoro: “Date loro voi stessi da mangiare”». Mons. Ricci, ringraziando quanti si sono adoperati per la nascita dell’Emporio a Schiavo, ha elogiato i 40 volontari che animeranno con il loro servizio quest’opera di carità, “guidati da un bravo “capitano” – ha sottolineato –, che risponde al nome di Luciano Cerati, diacono, che dalla costruzione di centrali elettriche nel mondo per conto dell’Enel (era dipendente di quest’Ente, n.d.r.), una volta in pensione, si è dedicato alla costruzione di “Centrali della Carità”, indispensabili, come e più delle altre alla Società umana».
Al diacono Cerati è stato affidato il compito di presentare e coordinare gli interventi dei rappresentanti delle Istituzioni civili e religiose presenti all’inaugurazione, tra i quali il sindaco di Marsciano Alfio Todini, il vice presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia Giuseppe Depretis e il vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti, che ha guidato la preghiera e impartito la benedizione ai locali.

“Oggi la nostra comunità – ha detto il primo cittadino –  si arricchisce di un servizio rivolto alle fasce più deboli della popolazione. Sappiamo che anche nel nostro territorio la crisi economica e la mancanza di lavoro hanno generato un impoverimento di tante famiglie, che fino a poco prima potevano guardare con un minimo di fiducia al futuro. Dobbiamo tutti impegnarci affinché l’opera dell’Emporio sia l’anello di una catena che possa sempre più dare risposte alle famiglie e alle situazioni più bisognose. Il Comune fa la sua parte attraverso i suoi Servizi sociali, mettendosi in relazione anche con tutte le associazioni e realtà di volontariato del territorio in modo da meglio programmare scelte che puntino alla coesione e alla solidarietà”.
Il sindaco Todini si è soffermato anche sul delicato tema del recupero del cibo che viene sprecato, tema molto caro a papa Francesco, nel dire: “Dobbiamo fare in modo che l’iniziativa dell’Emporio sia inclusa in un progetto più ampio da portare avanti, volto non solo a recuperare il cibo che rischia di andare perduto, ma anche a sensibilizzare noi stessi affinché se ne faccia un uso più rispondente ai bisogni. Questo Emporio non distribuisce solo prodotti di prima necessità, ma è anche un altro “mattone” che mettiamo nel “muro” di questa comunità, una “casa” che chiamiamo Marsciano, comunità civile, solidale e, quando serve, accogliente”.

Il vice presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, l’organismo che ha finanziato insieme alla Caritas italiana l’attivazione degli Empori della Caritas diocesana, ha ricordato quanto questa Fondazione bancaria sia “vicina da molti anni all’Archidiocesi nel riconoscerle l’opera svolta, attraverso la sua Caritas, nell’assistenza alle persone che oggi subiscono gli effetti di una lunga crisi finanziaria, che ha impoverito tante famiglie ed ha creato situazioni di disagio sociale ed economico. La Fondazione ha messo a disposizioni risorse importanti affinché possano essere avviate queste azioni di sostegno a non poche difficili situazioni”.
Occorre pensare al futuro e non solo limitarsi a porre rimedio alle difficoltà dell’oggi, ha detto, in sintesi, il vice presidente Depretis nel sostenere che bisogna “attivarci tutti per aiutare lo sviluppo della nostra società e del nostro Paese. Avviare delle politiche che possano incrementare l’offerta della scuola, la formazione dei giovani, la natalità che è una cosa molto importante perché noi abbiamo bisogno che la nostra società ringiovanisca, che abbia una proiezione verso il futuro, perché solo così si può avviare una vera crescita economica e sociale”.

Il vescovo ausiliare mons. Giulietti, nel commentare il passo evangelico di Luca in cui un dottore della legge ebraica volle mettere alla prova il Figlio di Dio (letto al momento della preghiera e benedizione dell’Emporio), ha ricordato che “a Gesù non piace il limite-confine della Carità, che il dottore della legge detta. Per i cristiani è il bisogno che dà la misura della Carità, è la persona che sta davanti a te che ti sollecita a fare qualcosa. L’Emporio che oggi nasce è il tentativo della Chiesa di porsi non nella logica del dottore della legge, secondo la quale tutto sommato già qualcosa facciamo (esempio distribuire i pacchi viveri, n.d.r.), ma evidentemente la situazione di bisogno ci sollecita a fare altre cose per rispondere ad un bisogno che è diventato più rilevante. E quali altre cose significa questo Emporio? In primis una maggiore dignità nel venire incontro alle persone, che arrivano e scelgono i prodotti di cui hanno più bisogno. All’Emporio la gente viene accolta come l’amico che arriva a casa nostra. Per questo la Carità va fatta con dignità, perché gente come noi ha bisogno. E questo è un salto importante, che nasce dalla percezione di un bisogno”.

“Ma c’è un altro salto di qualità che gli Empori Caritas rappresentano  e a cui il sindaco Todini ha accennato – ha commentato mons. Giulietti –, quello di poter proseguire la loro attività venendo riforniti di generi di prima necessità anche con l’azione di contrasto allo spreco del cibo. Le statistiche ci dicono che ogni italiano butta via diversi chili di alimenti ogni anno. Con l’aiuto di aziende e di persone di buona volontà si può recuperare il cibo che non usiamo e distribuirlo a chi è privo attraverso la rete degli Empori. Questa lotta allo spreco alimentare non è una sfida solo ecclesiale, ma coinvolge tutta la gente di buona volontà. Questo Emporio, come gli altri già operativi, sarà non solo un’opera della Chiesa per le persone in difficoltà, ma un’opera di tutti, perché tutti possano essere più attenti agli altri per costruire quella società solidale che è nel progetto di Dio in cui tutti si prendono cura degli altri. L’Emporio è un luogo di educazione alla Carità di tutto il corpo sociale”.