La carità si fa volontariato

Venticinque anni di volontariato cattolico con l’Associazione perugina fondata da Caritas e MoVi

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Il loro tempo libero lo passano con anziani, carcerati, malati ricoverati in ospedale, donne con gravi disabilità psico-fisiche, e lo fanno per libera scelta, per “passione”. Sono i soci dell’Associazione perugina di volontariato (Apv) che in questo 2011 festeggia i 25 anni di onorato servizio nella Chiesa e nella società.

Nella sua lunga storia compare anche tra i soci fondatori del Centro servizi di volontariato (Cesvol) di Perugia. L’Apv, infatti, “rappresenta una realtà che vuole essere ed è segno di condivisione e di servizio concreto verso chi fa fatica nel cammino della propria esistenza, portando una pesante croce” spiega il presidente dell’associazione, Maurizio Santantoni.

Oggi i soci sono 185, dei quali circa 120 svolgono un regolare servizio al carcere di Capanne (un gruppo di 15 persone), nelle residenze per anziani di Fontenuovo (15), Seppilli (15) e Donini (5), nella Casa quartiere Sant’Anna (15) e nel Centro socio riabilitativo “Villa Nazarena” di Pozzuolo umbro (20) e all’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia (40).

Santantoni, venticinque anni non sono pochi. Perché è nata l’associazione? “L’allora vescovo Cesare Pagani, che ha guidato la diocesi dal 1982 al 1988, si impegnò molto perché in ogni parrocchia vi fosse la Caritas e volle anche che le molteplici espressioni di servizio agli ultimi, si dessero una forma organizzata per meglio operare. Di fatto anticipò e previde quanto le leggi statali avrebbero codificato, in particolare con la Legge 266 del 1990, in riferimento alla organizzazione del volontariato stesso”.

Che anno era? “Maggio 1986. A Fontenuovo, la casa che dal 1885 accoglie gli anziani, Si stava concludendo un corso di formazione rivolto a chi avrebbe accompagnato persone non autosufficienti. La Caritas diocesana raccolse l’appello dell’Arcivescovo promuovendo insieme al Movimento di Volontariato Italiano (Mo.V.I.) l’Associazione Perugina di Volontariato”.

Dunque un organismo pastorale e una associazione laica? “Sì. Nel Mo.V.I. sono presenti diverse matrici culturali accomunate dallo spirito di servizio all’uomo. Nel 1978 assunse una veste giuridica federativa, garante dell’originale identità dei suoi aderenti, come associazione di fatto, non confessionale, apartitica, senza fini di lucro. Voglio rilevare che queste due realtà che fondano la nostra Associazione, ci ricordano la dimensione di apertura e di dialogo che ci deve caratterizzare. E anche il tema di questo nostro convegno ce lo ricorda”.

Ricordiamo alcuni momenti di questa lunga storia …“Accenno soltanto agli inizi, a Fontenuovo che è stata una ‘palestra per il servizio’, come diceva mons. Pagani, grazie anche alla premurosa e attenta presenza delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto. Poi l’esperienza della Comunità di Accoglienza di Montemorcino per i detenuti, con i coniugi Aldo e Luigina Tiriduzzi, pionieri del volontariato carcerario e i più recenti quattro premi letterari proposti ai detenuti. I volontari sono stati presenti in ospedale, dove ancora c’è un bel gruppo, e in alcune parrocchie, con visite ai malati, una presenza che si è persa ma sarebbe bello recuperare”.

… Ed oggi? “L’APV è una onlus con struttura democratica, così come previsto dalla legge quadro sul volontariato, e quindi condivide le decisioni in un’assemblea, consiglio direttivo e Presidenza. Rimane l’ispirazione di fondo per cui chiediamo ai volontari di incontrare e ascoltare con un cuore che ama le persone che incontrano. Non siamo e non vogliamo essere professionisti del servizio, vogliamo sempre più diventare ‘esperti in umanità’, ricordando il Vangelo di Matteo: “ero straniero e mi avete accolto, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Qui emerge la vostra origine ecclesiale …“Sentiamo fortemente l’appartenenza ecclesiale e proponiamo ai nostri soci incontri di formazione spirituale. Inoltre in uno spirito di comunione con la Chiesa, proponiamo e valutiamo i nostri progetti e la nostra attività nel Consiglio di Caritas Diocesana, dove è presente il responsabile dell’associazione”.

AUTORE: Maria Rita Valli