Là dove la Chiesa soffre

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In molti Paesi del mondo non c’è libertà religiosa e si verificano discriminazioni, persecuzioni, condanne verso coloro che professano una fede diversa da quella della maggioranza o non accettata dal regime al potere. È una storia che conosciamo bene e che – non da oggi – riguarda i Paesi che sono stati sotto il giogo comunista, fino alla caduta del muro di Berlino, e, in forme diverse, persiste in Cina e altrove. A proposito di mancanza di libertà, e non solo di quella religiosa, è di questi giorni la liberalizzazione dei viaggi dei cubani fuori dall’isola, pur con tante remore. Ma mentre questa tragica vicenda del “comunismo di Stato” – di cui troppo facilmente e superficialmente ci si dimentica – riguarda il passato (anche se molti superstiti di maltrattamenti e vessazioni ancora ne soffrono e portano cicatrici nella carne e nella memoria), nel presente e nel futuro c’è la questione aperta, divenuta acuta dopo le cosiddette “primavere arabe”, dei Paesi in cui si è imposta o si cerca di imporre la sharia, codice morale e religioso e legge dello Stato che proibisce ogni accenno critico alla religione dominante e ogni manifestazione di diversa appartenenza religiosa.

Su questi temi è stato pubblicato l’11° Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo a opera della Fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”, che ha una lunghissima storia alle spalle e si prende cura di iniziative di sostegno dei cristiani in difficoltà in molti Paesi del mondo. È una istituzione nata nel 1947 per sostenere, anche economicamente, quelle comunità cristiane che vivevano nella povertà e nella paura sotto gli odiosi e odiati regimi comunisti dell’Est. Fondata da un “mitico” personaggio religioso olandese, Werenfried van Straaten (1913-2003) chiamato con il sorprendente appellativo di “padre lardo”, per le provviste di cibo che andava portando con sé nei moltissimi viaggi di beneficienza, è tuttora attiva con migliaia di progetti, attualmente 5mila in 145 nazioni. Nel Rapporto sono descritti fatti e situazioni che normalmente non compaiono nella grande stampa. Si è data notizia soltanto delle stragi di fedeli più efferate, compiute su cristiani inermi mentre si trovavano a pregare in chiesa.

Nel panorama di una “Chiesa che soffre” possiamo far emergere che non si tratta solo di cattolici, ma anche di evangelici di confessioni diverse, per non parlare della situazione dei copti in Egitto e di varie Chiese minoritarie in Medio Oriente. È il Cristo che soffre nelle sue membra, anche se tra loro distinte e separate. Si tratta di una testimonianza (“martirio”) che accomuna i credenti in Cristo al di là delle differenze, che invece vengono ordinariamente enfatzzate ed esagerate per segnalare le divisioni delle Chiese e comunità cristiane, che pure esistono. L’ecumenismo del martirio è da rimettere al centro dell’attenzione di un mondo indifferente e distratto che seppellisce nel silenzio e soffoca il grido di migliaia di cristiani privati della libertà di credere e manifestare la propria fede.

AUTORE: Elio Bromuri