La famiglia al centro

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Una constatazione: oggi la famiglia è in crisi, anche se è bene non sopravvalutare questa crisi, che riguarda solo frange minoritarie. La crisi non va tanto misurata con i numeri delle separazioni, dei divorzi, delle convivenze, ma con l’espandersi della cultura della provvisorietà, del relativismo, del soggettivismo, che stanno trasformando culturalmente il matrimonio e la famiglia in realtà aleatorie, affidate spesso al nostro capriccio, con buona pace della parte più debole che viene irreversibilmente emarginata. Occorre reagire contro questo modo irresponsabile di intendere matrimonio e famiglia: lo chiedono i figli, che hanno diritto e bisogno d’essere amati, cresciuti ed educati prima di tutti da quei genitori che li hanno messi la mondo; lo chiede la parte debole della coppia, che si vede emarginata come un abito dismesso; lo chiede la società, che non ha più nelle famiglie sicuri punti di riferimento per il suo sviluppo ordinato. È importante quindi che le famiglie si muovano, uscendo dall’anonimato delle maggioranze silenziose. Esse subiscono le scelte dei più rumorosi, e da decenni e da tutti i governi non riescono a vedere soddisfatte neppure le richieste di giustizia più ovvie, comprese quelle del riconoscimento e dell’attenzione del part-time per le mamme, o del salario familiare, o almeno della riduzione degli oneri fiscali in proporzione del carico familiare, e così via. I sindacati, che pure fanno cose egregie per i lavoratori, sembrano fermarsi quando si tratta delle giuste richieste delle famiglie, soprattutto se ‘numerose’ per ragione dei figli e della solidarietà verso gli anziani, i disabili, i disoccupati, i soli. È ora che le famiglie normali, che sono l’ossatura portante della società lavoratrice ed onesta, escano dai loro recinti ove si ritirano per quieto vivere, e mostrino più frequentemente la loro indignazione. È ora che cantino pure la gioia d’essere famiglie belle ed unite, e che gridino anche la protesta contro l’indifferenza del potere!