La gioia di essere preti

'Preti per l'Umbria di oggi': la Lettera pastorale verrà presentata ai consigli presbiterali diocesani convocati ad Assisi

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‘Con questa lettera pastorale vogliamo richiamare le nostre otto Chiese diocesane a porre una rinnovata attenzione alla missione dei sacerdoti nella vita delle nostre Comunità’. Si apre così la Lettera pastorale sulle vocazioni firmata dai vescovi delle otto diocesi umbre, che sarà ‘consegnata’ lunedì mattina ai circa 200 preti che fanno parte dei consigli presbiterali diocesani. Sono stati convocati in assemblea per l’occasione, non solo per ricevere un testo che si propone di ‘dare un nuovo impulso ad una operosa ricerca e ad una attenta cura dei giovani che il Signore chiama al ministero presbiterale’, ma anche per aprire un dialogo con i vescovi su un tema che sta a cuore a tutta la comunità ecclesiale. ‘La pastorale vocazionale comincia dai vescovi, dai preti e dai diaconi, inizia da un serio lavoro che la comunità cristiana deve fare su se stessa, per crescere in un atteggiamento positivo, di speranza teologale, nutrita cioè di fede e di amore’, scrivono i vescovi nella Lettera che si conclude con uno sguardo positivo al futuro certi che ‘la bellezza e la gioia di essere preti nella nostra terra umbra, che ha guidato i giovani di ieri a diventare i presbiteri di oggi, sarà anche la motivazione fondamentale a chiamare alla sequela di Cristo i preti di domani’. Lunedì mattina (vedi il programma nel box a fianco) le testimonianze di due laici, Giovanni Carlotti e Stefano Bravi apriranno di fatto il dialogo sul tema delle vocazioni e della identità del prete delle chiese umbre. Gli interventi in programma saranno brevi per lasciare spazio ai membri dei consigli presbiterali, che in un certo senso ‘rappresentano’ tutto il clero umbro, tanto quelli eletti dai loro confratelli che quelli di nomina vescovile. I presenti riceverranno delle schede per raccogliere annotazioni e proposte che saranno presentate ai vescovi nella loro prossima riunione. Ci sarà anche un indirizzo e-mail dove inviare altre annotazioni, consigli e contributi che andranno a costituire una base di dati su cui proseguire il lavoro. Un dialogo che troverà spazio anche sulle pagine di questo settimanale. IL PROGRAMMA Il 16 febbraio ore 10, sala riunioni del Seminario regionale umbro, Assisi: saluto del presidente della Ceu mons. Giuseppe Chiaretti all’assemblea dei Consigli diocesani presbiterali. Introduzione di mons. Gualtiero Sigismondi, delegato Ceu per il clero. Nota di Luca Diotallevi sulla situazione del clero umbro e delle vocazioni al presbiterato dal punto di vista statistico: caratteristiche, fasce d’età, provenienza, distribuzione sul territorio ecc. Proiezione dei dati in una prospettiva futura, scenari possibili. Comunicazioni di Giovanni Carlotti e Stefano Bravi: quale prete si attendono le comunità cristiane umbre. Quali i punti di forza della identità dei preti umbri. Ore 11.30: interventi e richieste di chiarificazione. ‘Parroco di tutti’ ‘Ci sono sempre meno preti, e non è una novità. È un dato con cui si scontrano i vescovi quando ‘sorella morte’ porta ‘alla casa del Padre’ un loro presbitero. Non c’è un numero sufficiente di nuove leve per colmare il vuoto lasciato in una parrocchia. Eppure ci sono segni di speranza, fa notare mons. Nazareno Marconi, Rettore del Seminario regionale umbro, luogo nel quale i futuri preti entrano per ricevere la formazione al sacerdozio. Dieci anni fa, spiega il Rettore, al Regionale c’erano 35 seminaristi, scesi a 19 nel 2005 risaliti a 26 nel 2008, che con i cinque in seminario a Roma fanno 31. Piccoli numeri, ma positivo è il fatto che sono in risalita le vocazioni che nascono nelle nostre comunità parrocchiali: se nel 1999 erano italiani due seminaristi su tre, oggi lo sono nove su dieci. La mancanza dei preti non è tanto a livello numerico (sono circa 600 i preti diocesani in Umbria) ma di ricambio generazionale. Insomma, ancora non c’è il ‘collasso’ ma se non ci sarà un’inversione di tendenza in futuro sarà ancor più difficile dare risposta alle necessità pastorali. Da qui l’urgenza di un rinnovamento nella pastorale vocazionale e quindi la Lettera che verrà presentata lunedì. Lo scopo di questo documento, spiega mons. Marconi ‘non è di chiudere una problematica, o di segnare un punto di arrivo, ma piuttosto di indicare una base condivisa e delle linee di indirizzo da cui partire per una necessaria ulteriore riflessione. Ben coscienti della velocità con cui il mondo di oggi cambia problematiche e prospettive, i vescovi umbri, non hanno voluto indicare concretizzazioni immediate ed iniziative pastorali definite per quanto riguarda ad esempio la pastorale vocazionale, ma proporre delle linee di indirizzo’. Quali sono i punti centrali della Lettera? ‘Le prese di posizione sono ridotte all’essenziale, ma proprio per questo appaiono rilevanti’ dice mons. Marconi osservando come i vescovi abbiano sottolineato il fatto che ‘essere presbiteri della Chiesa universale passa attraverso l’appartenenza ad una chiesa locale ed al suo presbiterio unito al vescovo dal vincolo sacramentale’. Una caratteristica del prete umbro, ed è sempre il documento che la evidenzia, è ‘la vicinanza del prete al nostro popolo cristiano, lo stile paterno e responsabile del bene di tutti e non solo dei pochi più vicini, la figura del ‘parroco di tutti’ e non del leader emotivo-spirituale del piccolo gruppo, ha contraddistinto il prete umbro ed è un valore a cui, pur con gli indispensabili cambiamenti che una nuova realtà ed un nuovo rapporto numerico richiede, non dobbiamo rinunciare’. La Lettera vuole aprire un nuovo percorso e lo fa ‘fin dal linguaggio volutamente semplice e comunicativo e dalla veste grafica curata dalle edizioni ‘La Voce’, si pone come un invito al dialogo, alla riflessione personale e comunitaria, alla comune ricerca di risposte, iniziative efficaci, concretizzazioni pastorali. Il tono urgente, eppure pacato del documentoII Vescovi delle otto diocesi dell’Umbria ci scrivono una lettera. Scrivono a noi, preti, diaconi, religiosi, laici, all’intera comunità ecclesiale. Scrivendo riflettono loro stessi sull’argomento in questione: i preti. Sono chiamati in tutta la lettera proprio così, ‘preti’, direttamente e semplicemente. Un tempo si preferiva il termine ‘sacerdoti’ che aveva un senso di sacralità. Il termine ‘preti’ traduce, abbreviato, il latino presbiteri, usato nei documenti del Concilio Vaticano II (Presbyterorum ordinis), ed ha un’accezione più ampia, in riferimento all’assemblea di cui sono gli ‘anziani’ e i presidenti. La lettera rivisita il ruolo e la missione del presbitero nella prospettiva della vocazione: ‘Riteniamo urgente dare un nuovo impulso ad una operosa ricerca e ad un’attenta cura dei giovani che il Signore chiama al ministero presbiterale’ (p. 5). Si tratta di un’urgenza pastorale, non derogabile, per la evidente situazione di carenza di preti nella nostra regione e, più in generale, oggi in molte nazioni di antica tradizione cattolica. Nelle pagine della lettera, però, non c’è traccia di angoscia o pessimismo o toni da ultima spiaggia. L’argomentare procede semplice e spedito, direi persino accattivante e suadente, per lo stile, l’immediatezza del linguaggio e la bellezza delle immagini. I ‘modelli’ di vocazione, ad esempio, costituiscono una felice chiave per leggere e interpretare la propria situazione esistenziale. La riflessione, attraverso quegli ‘universali concreti’ della storia della salvezza, si inoltra nelle profondità della coscienza di fede, e provoca una ricerca su ciò che Dio sta operando in una determinata esperienza di vita cristiana. Una lettera, insomma, da cui la nostra comunità potrà ricavare una luce serena sulla vocazione cristiana e la specifica chiamata al sacerdozio ministeriale.

AUTORE: Maria Rita Valli