La natura in diretta

Chi sono, e come funzionano, le aziende agricole "biologiche" umbre

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“Filiera corta” è la parola d’ordine. Lo scopo è quello ridurre la distanza fra l’allevatore e l’agricoltore di prodotti biologici e i consumatori. Per mangiare meglio, secondo le regole dettate dalla natura e non dal mercato. Una e-mail molto dettagliata e suddivisa nelle categorie miele, ortofrutta, olio, vini e grappe, passata e pelati, spezie, sottolio, paté di olive, formaggi, confetture da formaggio, confetture, carne, caffè, zucchero, cioccolato, tè, cereali, legumi, zuppe e sorbetti arriva nella vostra posta elettronica.

La manda il Gruppo organizzato di domanda e offerta (Godo), gruppo di acquisto umbro sorto tre anni fa e organizzato da Pro.Bio Umbria, l’associazione di produttori biologici locali collegata all’Associazione italiana agricoltura biologica (Aiab). I prezzi di questi prodotti sono mediamente competitivi con quelli della grande distribuzione, ma la qualità alimentare offerta è decisamente superiore. E su alcuni prodotti, quali l’ortofrutta e il vino, il listino prezzi del gruppo di acquisto umbro è più vantaggioso rispetto a quelli dei supermercati presenti in regione. “Il Godo umbro, collegato con altri gruppi di acquisto italiani (Gas) italiani, nasce dalla consapevolezza dei produttori biologici e dei consumatori responsabili di avere obiettivi comuni – afferma il presidente dell’Aiab Umbria, Vincenzo Vizioli. – Favoriamo, pertanto, la vendita diretta e lo sviluppo locale, mettendo in contatto i produttori biologici e i consumatori per limitare intermediazioni, prezzi eccessivi e anonimato delle produzioni. I Godo – aggiunge Vizioli – devono promuovere il consumo locale per motivi culturali, etici e di risparmio economico, esaltando la territorialità dei nostri prodotti”.

Ma come funziona l’acquisto? Facile. Si risponde alla e-mail (c’è un apposito modulo da compilare) dichiarando quali prodotti si intendono acquistare al prezzo indicato dal produttore. Poi ci si incontra in due luoghi. Uno a Perugia, al consorzio Abn di via Cairoli in località Ferro di Cavallo, e uno a Terni, al centro giovanile Palmetta, al numero 12 della strada di Santa Maria La Rocca. L’esperienza ternana è più recente, avviata solo nell’ottobre dello scorso anno. Nella regione sono ormai circa 100 le famiglie che acquistano prodotti biologici e tale numero è in aumento. Sono coppie abbastanza giovani, con un buon livello culturale, che hanno uno o più bambini. Ed è alla loro sana e corretta alimentazione che pensano quando acquistano, attraverso il Godo, generi alimentari che giungono sulle loro tavole secondo l’antico ritmo delle stagioni. “Questo è anche l’unico sistema – afferma la coordinatrice del gruppo di acquisto perugino, Ingrid Begliuomini – per permettere al piccolo produttore, agricoltore o allevatore che sia, di sopravvivere economicamente. Per noi il guadagno maggiore deve andare al produttore stesso e non agli intermediari, che di solito si frappongono fra lui e il cliente. L’Aiab, che assicura la ‘tracciabilità’ del prodotto mettendo semplicemente in contatto produttore e consumatore, non effettua alcun ricarico sui prezzi stabiliti dal produttore, in quanto suo interesse è diffondere l’uso di metodi biologici nell’agricoltura e nell’allevamento”. A Begliuomini fa eco il presidente di Aiab Umbria: “Con la creazione di un rapporto diretto – aggiunge Vizioli, – i consumatori non sono più ‘clienti’ ma persone titolari del diritto ad una sana alimentazione, alle quali comunicare la storia, la fatica e le scelte di applicazione del metodo biologico in funzione della qualità, che stanno alla base della nostra offerta e dalle quali accogliere suggerimenti, critiche, esigenze e condivisione delle scelte. Anche per questo – conclude Vizioli – oltre che per la bontà dei prodotti, chi prova l’alimentazione biologica non la lascia più”.

AUTORE: Paolo Giovannelli