La nostra parrocchia in cammino

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don-antonio-cardarelli-cmykSollecitato a offrire una descrizione delle esperienze pastorali che si stanno tentando di concretizzare nella mia parrocchia di Montecastrilli-Farnetta (un totale di 2.000 abitanti), desidero innanzitutto far presente che si stanno ancora consolidando, essendo divenuto parroco di questa comunità circa quattro anni fa. Premetto inoltre che le iniziative che con me la comunità parrocchiale sta portando avanti sono sostanzialmente quelle delle parrocchie della nostra diocesi. Esse, a mio parere, sono quelle che caratterizzano il cammino della Chiesa dal XX secolo a oggi.
La Chiesa, la cui missione è quella di annunciare Cristo, unico Signore e Salvatore, da sempre si è adoperata a proporre il Vangelo come risposta all’uomo nella sua concretezza storico-culturale. Nel nostro tempo si tenta di proporre un umanesimo in cui l’uomo, per essere tale, deve prescindere da Dio. È in questo contesto che la Chiesa propone – come da sempre! – un modello di vita umana tale avente per stella polare il Dio di Gesù Cristo. Tutto ciò poggia sulla testimonianza di santi autentici, vissuti e viventi silenziosamente in mezzo al popolo, ignorato sostanzialmente dai cosiddetti “primi della classe”.
Ebbene, questa Chiesa, sostenuta dallo Spirito santo, si caratterizza sempre di più come una Chiesa “in uscita” o, come ripete continuamente Papa Francesco, una Chiesa che va in “periferia”. Una Chiesa missionaria, a cominciare dal Papa successore di Pietro fino all’ultimo battezzato. Ritengo doveroso sottolineare come nel secolo XX siano stati rivalutati i laici, ogni singolo battezzato. A questi figli di Dio, e come tali in cammino verso le periferie, il magistero della Chiesa affida il ministero donato da Cristo stesso per mezzo Spirito santo a ogni battezzato: “Andate, annunciate il Vangelo a ogni creatura”.
In questo preciso contesto ritengo sia maturata e si sta sviluppando l’azione pastorale della Chiesa italiana. Per quanto mi riguarda più da vicino, il mio impegno (caratterizzato purtroppo anche dalle mie debolezze) e quello di un bel numero di laici è quello di portare il “lieto annunzio” soprattutto a quelle persone che – più o meno consapevolmente – si sono allontanate dalla Chiesa o casa del Padre. Le nostre iniziative pastorali sono maturate anche con il contributo silenzioso offerto dalle sorelle Clarisse che ormai da quattro secoli sono presenti nel monastero posto nell’interno del centro storico della nostra cittadina. La loro preghiera, in particolare, è l’anima dell’evangelizzazione, dell’azione missionaria e pastorale.
L’anno pastorale – e quindi lo sviluppo del relativo programma – inizia nella prima decina di settembre con momenti liturgici, di preghiera e con catechesi propedeutiche. Inizia a settembre l’anno catechistico dei bambini e ragazzi che si preparano, nell’arco degli anni, ai sacramenti. Si attivano i Centri di ascolto (una decina) nei quali, a cominciare dai primi di novembre, si tangono momenti preghiera e si svolgono catechesi per adulti, tenute da laici che con grande fede e impegno compiono questo servizio. Gli stessi Centri, che abitualmente si svolgono in famiglie diverse disseminate sul vasto territorio della parrocchia, sono un’occasione per circa 300 persone di ascoltare catechesi su temi previsti della Chiesa universale o dalla nostra diocesi.
Tutto ciò, soprattutto nel periodo della Quaresima, anche in vista della Pasqua. Il momento più atteso dalla gente è quello della peregrinatio Mariae nel mese di maggio. In questo mese in più di dieci Centri viene portata una statua della Madonna di Lourdes che si sofferma in ogni Centro/famiglia per due giorni. Due giorni di intensa preghiera e tre catechesi sviluppate da laici.
Altre iniziative riguardano la preparazione dei genitori i cui figli riceveranno i sacramenti del battesimo, prima confessione, prima comunione, cresima. Per la preparazione al matrimonio si tiene un corso realizzato dall’intera Vicaria.
Non mi dilungo, ma non posso non sottolineare una preoccupazione sempre presente: l’urgenza di individuare iniziative che possano coinvolgere maggiormente i ragazzi e i giovani, che non sono facilmente “raggiungibili”. È anche la preoccupazione di quanti, soprattutto, si stanno adoperando nell’azione di evangelizzazione. So anche, tuttavia, che non bisogna uccidere la speranza.

AUTORE: Don Antonio Cardarelli