La testimonianza di un’insegnate precaria da vent’anni

La scuola ha riaperto i battenti nel "segno" dell'autonomia

Tempo di lettura: 315 secondi

Mercoledì scorso si è aperto un nuovo anno scolastico. 91.782 studenti umbri sono tornati in classe: 69.236 in provincia di Perugia e 22.546 in quella di Terni. Il Decreto legge n. 240 del 28 agosto, contenente le misure urgenti per l’avvio dell’anno scolastico 2000-2001 sembra abbia assicurato un regolare inizio delle lezioni, scongiurando la possibilità di lasciare scoperte centinaia di cattedre anche nella nostra regione, evitando così il solito carosello di insegnanti dei primi mesi. La circolare 206 del 30 agosto ha infatti consentito anche se in modo provvisorio, di confermare le supplenze annuali o temporanee conferite nell’anno 1999-2000. Ma incertezza, delusione e soprattutto rabbia è quanto si legge nei volti e nelle parole degli insegnanti precari che in questi giorni continuano ad affollare i corridoi del Provveditorato e le sedi dei sindacati, per conoscere quale sarà il loro destino.Si trovano a dover fare la difficile scelta tra l’accettare una supplenza temporanea, non sapendo se verranno riconfermati nell’incarico annuale dell’anno precedente, o aspettare le graduatorie definitive che ancora non sono state pubblicate.Per conoscere la situazione e le novità abbiamo incontrato i responsabili dei sindacati-scuola Cisl e Snals.”Il mondo della scuola è cambiato ormai da due anni.Sono tante le riforme che ha dovuto gestire e che sta ancora gestendo, ‘anche troppe’ – secondo Nerina Ponti, della Cisl scuola Umbria – e che per essere attuate hanno bisogno di tempo, senza contare i tanti problemi che in questi ultimi tempi interessano i giovani (disagio giovanile, droga, pedofilia, educazione stradale, la discoteca) e di cui la scuola ‘dovrebbe’ farsi carico”. “E’ ora che ci si renda conto – aggiunge Nerina Ponti – che la scuola ha bisogno di investimenti per poter gestire le riforme varate e per ampliare l’offerta formativa, soprattutto nella scuola dell’autonomia.Siamo d’accordo sulle riforme ma vogliamo anche sapere quali sono questi investimenti. Basta con le riforme a costi zero”.Parliamo della novità principale di quest’anno, l’autonomia.”Sì, finalmente abbiamo un’autonomia a pieno regime, con la quale ogni scuola potrà gestire in proprio il personale docente, stabilire il calendario scolastico, nominare i supplenti, gestire le risorse, stabilire un rapporto con il territorio, promuovere dei progetti per l’attuazione dei quali si potranno stipulare dei contratti anche con docenti esterni”.Autonomia raggiunta da tutte le scuole della regione? Sì, insieme alla razionalizzazione delle scuole.Quelle che non raggiungevano il numero di studenti stabiliti per legge si sono accorpate, formando i famosi poli o scuole in verticale (materne, elementari e medie) o gli accorpamenti tra più istituti superiori. A capo di questi istituti non ci saranno più i direttori, ma i dirigenti d’istituto e il direttore amministrativo (ex-segretario) ai quali spetterà la gestione della scuola dell’autonomia. Ogni scuola proporrà un Pof (Piano di offerta formativa) che terrà conto delle possibilità lavorative offerte dal territorio dando così ai ragazzi la possibilità di avere dei crediti formativi spendibili sul territorio stesso”. Tutto dovrebbe quindi procedere bene? “Qualche rischio c’è. La nostra regione è piccola, ha delle risorse limitate. Secondo noi per far sopravvivere la nostra scuola avremmo bisogno di essere adottate da regioni più grandi, altrimenti ci troveremo ad avere una scuola povera. Di questo speriamo che la presidente della Giunta, Maria Rita Lorenzetti, se ne renda conto”. Anche quest’anno, nonostante le rassicurazioni del Provveditorato, ancora non sono state pubblicate le graduatorie permanenti, per cui molti insegnanti non di ruolo vivono nella quasi totale incertezza nell’attesa di essere nominati per una supplenza. “Il 10 agosto sono uscite le graduatorie provvisorie, dopo un lungo lavoro portato avanti anche da volontari che hanno aiutato in Provveditorato, perché tutto fosse pronto prima dell’apertura dell’anno scolastico. Purtroppo non è stato così e per la pubblicazione delle graduatorie permanenti si dovrà ancora attendere, forse entro dicembre, ma la proroga del Ministero al 30 marzo allungherà sicuramente i tempi”. Ma la rabbia e l’amarezza degli insegnanti sembra essere alimentata anche dagli ultimi sviluppi in merito al rinnovo del contratto. “In un recente incontro con il Ministro, come Cisl Scuola abbiamo espresso la nostra insoddisfazione e ribadito che devono essere garantiti gli stanziamenti per una valorizzazione della professionalità del docente.La scuola ha bisogno di avere insegnanti motivati, soprattutto nell’attuale scuola dell’autonomia, dove il ruolo e i compiti del docente sono di maggiore responsabilità. Per cui prima devono trovare i finanziamenti, poi tratteremo”. La situazione descritta non cambia quando incontriamo il segretario provinciale dello Snals, il sindacato degli insegnanti, Gianbaldo Bianchi. “L’incertezza che aleggia nel mondo della scuola è forse maggiore dell’anno passato – ci dice Bianchi – soprattutto dopo il recente concorso la cui graduatoria è stata pubblicata il 31 agosto. Il problema rimane per la graduatoria permanente che non è stata ancora pubblicata. Il fatto è che in Provveditorato hanno controllato qualcosa come 4000 domande di ammissione: i tempi stretti (il 10 agosto) non hanno permesso di valutare con calma i vari titoli, per cui sono piovuti un mare di ricorsi per errori di valutazioni”. Ci sono cattedre vacanti? “Il Provveditorato entro la prossima settimana dovrebbe elaborare tutti i dati perché sono state concesse delle classi in più, classi date in virtù di maggiori iscrizioni, che ci sono state soprattutto nelle superiori, di ripetenze non valutate a tempo debito. Ci sono dei posti vacanti nelle materie letterarie, in matematica, ma secondo una recente circolare dovrebbero essere coperti dalle supplenze annuali dell’anno precedente, finché non verranno nominati i titolari”. Da quest’anno entra in vigore l’autonomia degli istituti scolastici. “Se autonomia significa solo decentrare la scuola…Io ho riscontrato che rispetto all’anno scorso sul piano economico ogni scuola si è vista diminuire i fondi di 2/3, questo perché la Stato doveva risparmiare. Secondo me bisognerà vedere come verranno utilizzati tutti i fondi risparmiati con la razionalizzazione, ed i più di 1200 miliardi del concorsone, anche questi risparmiati. La scuola ha bisogno di investimenti: anche i vari fondi destinati a portare avanti i progetti della scuola spesso non bastano a coprirli interamente. Non si può contare solo sulle aziende che vogliono investire nella scuola, soprattutto perché in genere non investono nelle elementari e nelle medie”. Veniamo al malcontento dei docenti. “Il problema di fondo è quello di ridare dignità economica a tutti. E’ chiaro che poi si possono trovare dei modi per incentivare certi tipi di attività, quindi riconoscere chi ha fatto dei corsi di aggiornamento o quando gli impegni orari verranno aumentati “.

AUTORE: Manuela Acito