La vera storia del “Cubo” di Foligno

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Don-Giovanni-Zampa-CMYKL’Unità pastorale “Giovanni Paolo II” della diocesi di Foligno negli ultimi tempi è stata spesso al centro delle cronache locali e nazionali per una delle sua chiese firmata dal rinomato architetto Massimiliano Fuksas. Tale è stata la fama di questa struttura da aver catalizzato tutta l’attenzione sul lato estetico e urbanistico. Questa deviazione mediatica ha rischiato di far dimenticare e addirittura negare un processo pastorale e un percorso ecclesiale significativo e precursore, oggi molto diffuso in Umbria e in Italia. Il “Cubo”, infatti, è l’ultimo capitolo di una collaborazione pastorale iniziata negli anni ’70, quando alcuni giovani preti della campagna ovest di Foligno iniziarono a lavorare insieme, sinodalmente diremmo oggi, condividendo carismi, competenze, capacità umane e spirituali diverse. Le quattro parrocchie di campagna, le quattro comunità ognuna con il suo Pastore, non ebbero grandi difficoltà nel 1994 a riunirsi sotto la guida di un unico parroco e alcuni collaboratori, quando un nuovo assetto pastorale fu richiesto dalle emergenti necessità: lo stile infatti era stato ormai felicemente metabolizzato. La Pasqua insieme, le solennità e le feste patronali, spesso causa di tensioni, nonché comunioni e cresime collettive non rappresentavano più un ostacolo alla condivisione e alla vita comunitaria e fraterna.

La catechesi di iniziazione cristiana, le attività con i giovani, le immancabili tradizioni devozionali e popolari sorressero questo lavoro di coesione e comunione che alcuni anni dopo prenderà il nome di comunità inter-parrocchiale Giovanni Paolo II. Il sisma del 1997 e ulteriori trasferimenti di parroci incrinarono l’equilibrio raggiunto. A partire dal 2003 emerse l’idea di creare una vivace collaborazione con le parrocchie della immediata periferia nord di Foligno. È in questi anni e in questo contesto post-sisma che il baricentro della campagna si sposta verso il centro, e la pastorale del centro storico diviene sempre più periferica, incontrandosi in quello che oggi chiamiamo San Paolo. Qui dall’Anno paolino 2009 è il fuoco della nuova ellissi pastorale di queste 5 parrocchie. La chiesa di Fuksas, quindi, se per molti è un opera d’arte contemporanea, un museo e un laboratorio di dialogo interculturale, un prototipo, più o meno discutibile, del dialogo della Chiesa con il mondo, per le comunità che lo hanno avuto in dono è la cementificazione del nuovo baricentro pastorale. Il fulcro di questo centro fu deciso dal Consiglio pastorale dell’epoca, formato dai parroci e dai rappresentanti delle 5 parrocchie: una sola e principale eucaristia domenicale e tutta la catechesi di ogni età basata sul Vangelo della domenica. Fondamentale, inoltre, per l’unità pastorale fu l’unità dei pastori che ancora oggi vivono fraternamente insieme nel Container di San Paolo.

Container? Sì, la struttura adiacente al “Cubo” di San Paolo ha la forma e la fisionomia di uno dei prefabbricati in cui abitarono, proprio in quel terreno, centinaia di persone fino al 2004, inizio dei lavori. Grazie all’opera mi molti, nessuna di quelle famiglie vive più in container; vi è rimasta solo la parrocchia, segno di una presenza, di una memoria e di una speranza. L’Unità pastorale non ha finito in questi anni di modificarsi e ripensarsi, facendo quadrato sui princìpi e gli stili che fin dagli anni ’70 l’avevano fondata: la collaborazione dei fedeli, la comunione dei parroci e la Pasqua. Ma di questo difficilmente si parla o si conosce. Infatti è emblematico che se qualcuno digita “San Paolo Foligno” o “Cubo Fuksas” su un motore di ricerca su internet, vedrà apparirsi delle bellissime foto di una chiesa vuota e deserta, o polemiche e dibattiti, ma poco o nulla della vita e della vitalità di quell’“edificio spirituale”, del popolo di Dio e della comunità che la abita, e della storia di fede che lì si è scritta. Ora si discute molto di Unità pastorale e potrebbe essere molto prezioso far tesoro, studiare e confrontarsi con coloro che, parroci e laici, 40 anni fa ne intuirono la profetica necessità e, anche con grandi e gravi errori, oggi ne raccolgono i frutti, sia amari che dolci.

 

AUTORE: Don Giovanni Zampa