La via francescana della lotta alla crisi

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Nel gergo popolare, quando le cose sono difficili oltre misura si usa dire che non ci resta che raccomandarci a qualche santo. Questa volta, a quanto è dato sapere, nell’incontro dei Francescani con il ministro Passera e altri esponenti del mondo economico e culturale (art. a pag. 4), non si è trattato di una richiesta di aiuto soprannaturale (che non sarebbe comunque fuori luogo), quanto di riflettere sulla possibilità di un punto di vista francescano sull’attuale crisi europea. Crisi economica, si dice, ma non solo. Il custode della basilica di San Francesco, padre Piemontese, ha elencato una serie di temi che si aggregano a quello centrale dell’economia e lo integrano: “Uomo, fraternità, povertà, mestieri, lavoro, fedeltà, devozione, preghiera, onestà, sobrietà, bene comune, solidarietà, sussidiarietà, letizia”. Un dizionario, un indice di una summa della dottrina sociale della Chiesa che ha molti aspetti e attende molteplici e distinti interventi. In questa prospettiva si è posto anche il ministro Passera quando nel suo discorso ha citato l’equivoco dell’“economicismo”, che ha costituito il vizio e la causa del crollo dell’economia reale sana. Ciò non contrasta con quanto scrive Pier Giorgio Lignani ne “Il punto” di questo numero, ma lo chiarisce, nel senso che l’importanza dell’economia per la vita delle persone richiede, perché funzioni, che si percorrano varie vie che sono anche quelle della onestà, moralità, sobrietà, solidarietà, e tutte le voci del dizionario del padre Custode. Se ci fosse bisogno di conferma, possiamo trovare un assist nella dichiarazione recente fatta da un alto personaggio del mondo ortodosso russo, il metropolita Hilarion Alfeyev, che ha partecipato al Congresso eucaristico internazionale a metà giugno a Dublino (Irlanda) insieme a rappresentanti di altre confessioni cristiane. Hilarion ha detto che la crisi della società è anche crisi della fede dei cristiani, che hanno trasferito la religione nella sola sfera del privato individuale ed hanno perduto il senso del Sacro e della trascendenza. La decadenza dell’Europa dipende dai cristiani che hanno perduto sapore, ciò che era il positivo impulso creativo che ha portato alla costruzione della cultura europea per secoli. Queste riflessioni portano a dire che il punto di vista francescano e quello ortodosso coincidono più radicalmente con il punto di vista cristiano, come risulta in modo suggestivo nella famosa Lettera a Diogneto in cui si descrive la vita dei cristiani in maniera tale da poterla considerare come l’anima della società: “Quello che è l’anima nel corpo sono i cristiani nel mondo”. Questa prospettiva non è una scorciatoia e neppure un alibi per evitare i temi concreti e immediati, ma solo per evitare, almeno da parte di chi si dice cristiano, quegli atteggiamenti arroganti e faciloni presenti in alcuni quotidiani, letti da molti buoni cattolici, pronti a strillare disprezzo e condanna contro chi si adopera con diligenza e competenza per salvare la barca, additando e pretendendo percorsi impossibili e dirottamenti che porterebbero ad un sicuro naufragio. Il Governo in questo momento va sostenuto, perché non faccia errori gravi e non punisca cittadini poveri e onesti, ma tagli gli sprechi e metta mano alle inique disparità di trattamento dei cittadini, secondo un principio reale di equità: questo è il punto di vista francescano, e più esattamente cristiano.

AUTORE: Elio Bromuri