L’affetto dei perugini ha raggiunto Antonelli in piazza San Pietro

Un umbro nel collegio cardinalizio. L'affetto e l'orgoglio dei suoi conterranei

Tempo di lettura: 262 secondi

I maxischermi di piazza San Pietro proiettano sullo sfondo del cielo bianco-azzurro le immagini sgargianti delle mozzette rosse dei cardinali già sul sagrato della basilica. I colori dei tulipani lungo la gradinata testimoniano ancora il clima della beatificazione di Madre Teresa. La processione dei nuovi cardinali, partita dal Portone di Bronzo, incede verso il sagrato. Fatto l’inchino al grande Crocifisso sanguinante, posto a lato del seggio papale, i nuovi porporati si dispongono a ventaglio in cima alla gradinata. Quando compare sul maxischermo il volto di mons. Antonelli, noi perugini siamo scossi da un fremito. Il suono dell’organo annuncia l’ingresso del Santo Padre. Giovanni Paolo II è visibilmente sofferente: volto congestionato, labbra gonfie, mani tremolanti. Umanamente non si direbbe che questo è il papa che ha cambiato la storia, eppure nulla della sua dignità e della sua grandezza è sminuito. Inizia il sacro rito: il papa intona il versetto d’inizio, ma la voce gli viene subito meno, lo aiutano il cardinale Angelo Sodano e il vescovo Leonardo Sandri; la formula di creazione dei nuovi cardinali la recita però lui stesso, seppure con voce straziante. Ad uno ad uno i presuli salgono verso il trono, s’inchinano e assumono la berretta rosso porpora e il rogito con il titolo della chiesa romana. Al cardinale Antonelli viene assegnata Sant’Andrea delle Fratte. Noi perugini ci guardiamo sorridendo, e il pensiero non può non andare alla piccola omonima chiesa alla periferia di Perugia.Nel pomeriggio si svolgono le “visite di cortesia”. Il cardinale Antonelli riceve nell’aula Paolo VI, insieme ad altri porporati. Il suo seggio è posto ai piedi della scalinata che porta alla Risurrezione di Pericle Fazzini. Cardinali, vescovi, sacerdoti e molti fedeli laici gli si fanno intorno. Alla fine, arriva anche il nostro turno. Il neoeletto ha una parola di saluto e augurio per ciascuno: don Giovanni Tiacci, suo compagno di seminario; il vicario mons. Mario Ceccobelli; gli altri sacerdoti: mons. Giuseppe Granieri, mons. Antero Gradini, mons. Giuseppe Ricci. In un clima semplice e confidenziale, molti vengono da lui chiamati affettuosamente per nome. Padre Bernardo lo saluta per conto dei religiosi, suor Salvatorina a nome delle religiose. Anch’io mi avvicino e accenno un inchino reverenziale, ma il cardinale con amabilità mi sorprende: “Amilcare, sei un po’ ingrassato”. Poi abbracci con Simonetta, Annalisa, Maddalena, Alessandro, Federico, Stella, Piero, Irma, i signori D’Amelj, l’avvocato Bolletta. Una carezza Antonelli la riserva alla signora Lia, mentre ricorda il compianto dott. Vittorio Trancanelli. L’assessore Silvia Cutini, a nome del sindaco di Perugia Renato Locchi, lo saluta e gli regala un libro d’arte su Palazzo dei Priori. Arriva anche un gruppetto da Città della Pieve: don Sestilio, don Marco, don Simone, Isabella. Anche per loro abbracci. Mentre si torna a Perugia, il pensiero indugia su quest’uomo di umili origini, nato nel piccolo paese di Castel Todino nel 1936. Spesso mi raccontava che, da ragazzino, credeva che il mondo finisse con i Monti Martani. La maestra elementare, che lo aveva molto a cuore, lo invitò alla vita sacerdotale. Poi gli anni di seminario a Todi, resi possibili dalla generosità di una ricca signora del luogo e dal vescovo mons. Alfonso Maria De Sanctis. Teologia ad Assisi e a Roma. Gli anni di insegnamento a Deruta, a Todi e ad Assisi. Il servizio, condiviso con altri sacerdoti, nelle piccole parrocchie di Pantalla e Ripaioli. Poi l’episcopato, prima a Gubbio poi a Perugia; la nomina a segretario della Cei, ad arcivescovo di Firenze e quindi a cardinale. C’è un filo conduttore nella vita di Ennio Antonelli: un emozionante disegno della Provvidenza, forse non del tutto oscuro: forse ancora ricco di sorprese. Amilcare Conti A Gubbio omaggio ‘campanaro’. Tutti a Firenze a salutare AntonelliCi saranno anche gli eugubini alla celebrazione solenne a Firenze per la nomina cardinalizia di monsignor Ennio Antonelli. La curia diocesana di Gubbio, infatti, ha organizzato un pullman per i fedeli che domenica 26 ottobre vorranno salutare il nuovo porporato. Per informazioni si può contattare la curia, al numero telefonico 0759273980, o il diacono Araldo Vispi allo 0759273449. Anche i sette giovani campanari della comunità di Semonte, guidati dal parroco don Armando Minelli, hanno voluto salutare la nomina di Antonelli suonando a distesa dall’alto del nuovo campanile. Un gesto spontaneo in occasione dell’annuncio del Santo Padre, qualche settimana fa, e ripetuto in occasione della celebrazione solenne di domenica scorsa in San Pietro, per la consegna della berretta cardinalizia. Come i più esperti e conosciuti “campanari” del Palazzo dei Consoli, anche i giovani di Semonte hanno recuperato le antiche tradizioni della “sonata” eseguita senza strumenti elettrici, ma interamente con mani e piedi, salendo sulla cima della torre campanaria. Una passione – non poteva essere altrimenti – trasmessa proprio da don Armando Minelli, “campanaro” da sempre. Mons. Antonelli era stato ordinato Vescovo per la diocesi di Sant’Ubaldo il 29 agosto 1982. Nei sei anni di episcopato eugubino ha realizzato la costruzione del nuovo seminario, ha celebrato il IX centenario della nascita del Patrono, con la collaborazione dell’Assemblea ecclesiale diocesana e dei Consigli pastorale e presbiterale ha varato un progetto pastorale e con la visita pastorale iniziata nel febbraio 1987, ha cercato di promuovere e sostenere l’attuazione del progetto. Il 6 novembre 1988, poi, è stato trasferito come Arcivescovo nella diocesi di Perugia-Città della Pieve.

AUTORE: Daniele Morini