L’agricoltura scende in campo

È al vaglio dell'Ue il 'Programma di sviluppo rurale 2007-2013' dell'Umbria. Piena soddisfazione di Coldiretti; avanzano invece riserve Confagricoltura e Confederazione italiana agricoltori

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Il nuovo Programma di sviluppo rurale 2007-2013 (Psr) è l’orgoglio del vicepresidente della Regione Umbria, con competenza sulle Politiche agricole e agrolimentari, Carlo Liviantoni. Anche il ministro delle Politiche agricole e forestali, Paolo De Castro, ne ha tessuto le lodi: “Questo Psr – aveva detto proprio a Perugia – rappresenta per l’Umbria una straordinaria occasione per vincere la sfida nei mercati internazionali, che chiedono, come l’Umbria sa offrire, prodotti distintivi e di qualità”.

Dichiarato “formalmente ricevibile” da Bruxelles, ma non ancora analizzato nei contenuti, il Psr per l’Umbria dispone di risorse comunitarie che superano i 334 milioni di euro (erogati direttamente dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale), a cui vanno aggiunti quasi 426 milioni di quota nazionale e regionale: complessivamente, dunque, si viaggia oltre i 760 milioni di euro di risorse pubbliche. “Una dotazione finanziaria imponente – fa notare il vicepresidente Carlo Liviantoni – mai ottenuta in precedenza dalla Regione, per irrobustire il sistema produttivo agroalimentare e lo sviluppo del territorio”. Come conseguenza positiva del Psr, entro il 2015 gli esperti prevedono un tasso di crescita economica del settore agricolo umbro del 4,2% annuo in termini di valore aggiunto e del 4% in termini di occupazione rispetto al 2005. Si tratta, è bene sottolinearlo, di previsioni. Ma, per raggiungere questo importante obiettivo, conta molto la pronta partecipazione delle imprese e del sistema: solo in tal caso, infatti, il Programma spingerà la crescita economica del settore agricolo umbro, contrastando le sue tendenze regressive. Cosa offre la Regione alle aziende agricole umbre, attraverso il Psr? Il vicepresidente Liviantoni parla di un “ventaglio di opportunità, da attuare attraverso misure integrate, di filiera e di area, su tre obiettivi prioritari e coerenti con gli obiettivi comunitari”.

Il primo, per le imprese, prevede la promozione dell’ammodernamento, dell’innovazione e dell’integrazione di filiera, la valorizzazione della risorsa umana e del ricambio generazionale. Il secondo, per l’ambiente, il consolidamento dei metodi di agricoltura ecocompatibile e biologica, il contrasto ai cambiamenti climatici, la tutela del territorio. Il terzo, per l’economia e la ‘qualità della vita nelle aree rurali’, la diversificazione delle attività produttive in funzione dell’occupazione, la crescita dell’attrattività del territorio, il rafforzamento della capacità progettuale locale e la valorizzazione delle risorse endogene. Ma cosa pensano le associazioni degli agricoltori umbri del Psr 2007-2013, inviato all’approvazione (sui contenuti) a Bruxelles? Francesco Lisi è il direttore Coldiretti dell’Umbria; ha 50 anni. “Questo Psr ci va bene; ottimo, se Bruxelles lo approvasse entro settembre prossimo. Prima – ricorda – eravamo i più critici nei confronti della Regione, poi Liviantoni ha accolto molte delle nostre richieste, fra cui lo spostamento di 25 milioni di euro per le imprese agricole, fondi precedentemente destinati altrove”. Quindi spiega: “Accanto a una buona analisi dell’attuale situazione dell’agricoltura umbra, il piano strategico del Psr punta decisamente su zootecnia, sviluppo delle agro-energie, competitività delle imprese agricole, sussidiarietà orizzontale, ricambio generazionale e nuova agricoltura ‘multifunzionale’, ossia quell’agricoltura che produce valorizzando anche la sicurezza alimentare, il paesaggio e l’ambiente. Tutte cose ribadite, proprio due giorni fa, anche dal tavolo generale del Patto per lo sviluppo”.

Coldiretti ritiene, quindi, che il Psr 2007-2013 possa accompagnare utilmente le aziende agricole umbre verso la trasformazione in imprese agricole, permettendo loro di affrontare senza troppi traumi il cambiamento epocale che l’agricoltura sta vivendo. “Dopo il 2013 – continua Lisi – le nostre imprese dovranno competere sui mercati: quindi devono imparare oggi a creare il loro mercato, attraverso azioni di marketing, comunicazione e commercializzazione. Buona anche l’idea della Regione Umbria – nota Lisi – di prevedere molte ‘misure’ nel Psr, poiché all’interno degli assi si possono spostare facilmente le risorse economiche, secondo i bisogni. È come se ci fossimo dotati di un’ottima ‘cassetta degli attrezzi’ anche se poi, dopo l’approvazione del Psr, useremo solo quelli che ci serviranno”.

Il direttore provinciale di Confagricoltura, il trentunenne Alberto Menghini, è più scettico sul Psr inviato da Perugia al vaglio della Commissione europea. ‘Nei loro piani di sviluppo rurale – afferma Meneghini – l’Emilia Romagna e la Lombardia, due regioni italiane dove l’agricoltura conta, hanno scelto meno di 10 “misure” fra quelle proposte da Bruxelles. La Regione Umbria, bravissima nel reperire risorse economiche e nel redigere un programma tecnicamente ineccepibile, ha invece inserito nel Psr ben 37 misure. “Siamo pronti a ricrederci, ma ci sembra un esercizio di burocrazia più che una chiara scelta di politica agricola”. Poi aggiunge: “Già nel settembre 2006 chiedevamo alla Regione un Psr con poche misure vantaggiose per le aziende agricole, e non per enti quali Comunità montane, centri agroalimentari e parchi tecnologici vari, oltre che la liberazione da una burocrazia asfissiante nell’accesso ai finanziamenti. Però – conclude Menghini – quando Bruxelles rinvierà le sue osservazioni, spero che la Regione Umbria condividerà maggiormente con noi agricoltori le scelte da fare”. Il presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori (Cia) è il cinquantenne Antonio Sposicchi. “L’agricoltura è in grossa difficoltà – dice – perché sono state cambiate le regole comunitarie. Adesso sfidiamo il Mercato, ma l’agricoltore ancora non sa bene come difendersi da questi rapidi cambiamenti. Non a caso, l’Italia dell’agricoltura è fra quei cinque Paesi europei a reddito negativo. L’ultima finanziaria del governo Prodi presenta molti elementi positivi per il nostro mondo, ma occorre sostenere di più l’impresa agricola professionale e la internazionalizzazione delle imprese stesse, come fa la Spagna che conquista i nostri mercati agricoli. Quindi – termina Sposiccchi – una seria politica agricola non si fa con solo con i Psr ma, soprattutto, con altri strumenti”.

AUTORE: Paolo Giovannelli