Le Ceneri sembrano una minaccia…

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In parrocchia hanno dato l’avviso che il 14 febbraio inizia la Quaresima con il rito dell’imposizione delle ceneri. Non sono un assiduo frequentatore della messa e confesso che quando il prete dice (se non sbaglio) “polvere sei e polvere tornerai” mi suona più come una minaccia che come l’invito a qualcosa di positivo…

Il cospargere il capo con le ceneri trae origine dalla celebrazione pubblica della penitenza. Nell’antica prassi della Chiesa, le ceneri venivano imposte nel primo giorno di Quaresima a coloro che avevano commesso peccato e che entravano a far parte del gruppo dei penitenti, i quali attendevano l’assoluzione impartita dal vescovo la mattina del Giovedì santo. Ma il carattere penitenziale delle ceneri non è nato dal nulla, infatti nella sacra Scrittura diverse volte vediamo come la cenere assume il senso di segno pubblico di penitenza. Il brano che meglio esprime quest’idea è quello nel quale si racconta come gli israeliti, a causa dei soprusi del re Nabucodònosor, si cinsero i fianchi di sacco e si cosparsero il capo di cenere per umiliarsi di fronte a Dio (Gdt 4). Nel libro del profeta Giona, che su indicazione del Signore andò a Ninive per richiamare i cittadini alla conversione, questi ultimi risposero bandendo un digiuno e vestendosi di sacco. Anche il re, venutolo a sapere, si vestì di sacco e si mise a sedere sulle ceneri (Gio 3).

Nella Scrittura troviamo però che la cenere assume un’ulteriore significato: quello della condizione creaturale dell’uomo. Infatti fin dalla Genesi notiamo la stretta associazione tra l’uomo e la polvere del suolo, basti pensare alle parole che Dio pronuncia rivolto ad Adamo, dopo la caduta: “Polvere tu sei e in polvere ritornerai” (Gen 3,19). Sarà Abramo, come poi Giobbe, a identificarsi – nel suo dialogo con Dio – come polvere e cenere (Gen 8,27; Gb30,19).

La tradizione biblica quindi ci dà la possibilità di comprendere la grande portata di un semplice gesto, talvolta purtroppo poco curato: l’invito alla continua conversione, che naturalmente passa per il pentimento di ciò che ogni uomo compie e lo allontana da Dio; la condizione creaturale dell’uomo, la sua finitudine, il suo essere limitato e non illimitato, insomma il riconoscersi creatura che si affida alla misericordia del suo Creatore.

Ad oggi la liturgia mantiene vivi questi due significati che la cenere esprime. Come per ogni azione liturgica, composta da gesto e parola, ci possono venire in aiuto le formule che accompagnano questo gesto. Il Messale attuale infatti, dopo la formula di benedizione delle ceneri, fa accompagnare il gesto d’imposizione con le parole: “Convertitevi, e credete al Vangelo”, riprese dalla predicazione di Gesù riportato in Mc 1,15, oppure: “Ricordati che sei polvere, e in polvere tornerai”, che come visto sono le parole che Dio pronuncia in Gen 3,19. Con questo gesto si segna quindi l’inizio del cammino quaresimale, cammino di penitenza e conversione che si conclude la notte di Pasqua con l’annuncio della risurrezione di Gesù.

 

AUTORE: Don Francesco Verzini

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