Le comunità musulmane regionali: vogliamo dei cimiteri nostri e più luoghi di culto

Foligno / Incontro su"Islam in Italia e in Umbria"

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Se i partecipanti al convegno si aspettavano di vedere una minoranza sparuta e disperata, si sono subito resi conto che così non era affatto. Il popolo musulmano in città non è affatto titubante. Anzi. Con determinazione ha fatto presente le sue richieste, quasi alzando la voce e pretendendo che le stesse venissero esaudite al più presto. Un popolo sicuro di sé e forte del fatto che sta per aprire un altro luogo di culto a Milano, dopo la moschea a Roma, e che preme per firmare un’intesa tra lo Stato e la Comunità islamica in Italia. All’incontro promosso dall’Arci solidarietà di Perugia dal tema “Suoni e voci dal Maghreb” e che rientra nella più ampia iniziativa proposta dal Comune di Foligno “progetto immigrazione”, i musulmani si sono presentati in tanti e con precisa determinazione, alcuni solo per far numero, visto che non capivano nemmeno la lingua italiana. I folignati hanno invece disertato questa iniziativa che aveva lo scopo di creare un clima di integrazione che, forse, nessuno dalle due parti vuole. Disertato l’incontro forse per paura? O per indifferenza? O per rabbia, nei confronti di un popolo che pretende attenzione battendo il pugno sul tavolo? Chissà, certo è che il cristianesimo non dovrebbe avere paura di questa religione che, non è complementare ma alternativa, come ha ricordato mons. Elio Bromuri, invitato come relatore al convegno, nella sua veste di direttore dell’Ufficio regionale per il dialogo ecumenico e inter-religioso. Ma la paura c’è anche se la Chiesa guarda con stima il popolo musulmano. L’incontro pubblico “Islam in Italia e in Umbria”, voleva fare il punto della situazione di questo popolo che vive in Italia. Certo non si è ben capito come mai invece di Abdel Qader, imam dell’Umbria che ha saputo dell’ iniziativa solo per conoscenza, sia stato invitato Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini, italiano, che da anni ha abbracciato la religione islamica ed è diventato presidente del Co.re.is. Ma il convegno è andato avanti in modo fluido e, talvolta, con toni anche franchi.Qader, parlando della situazione dei musulmani in Umbria ha detto, a microfoni spenti, che la regione è sorda alle richieste di un popolo che non può più attendere”. Ed allora ha parlato dell’esigenza di avere dei cimiteri propri, di possedere aree edificabili sulle quali costruire alloggi adeguati oltre, naturalmente a luoghi di culto. Toni più smorzati da parte di Abidoune Abdelhak, capo della comunità folignate che conta oltre 500 persone e che si è realizzata una moschea tutta propria in un garage alle porte di Foligno. Anche la comunità islamica folignate chiede al Comune dei locali idonei per pregare, dopo che, qualche tempo fa, l’Amministrazione aveva provveduto a riprendersi quelli che aveva concesso presso l’ex centro Fiera, destinato ad una riqualificazione totale. La comunità islamica folignate non si era certo persa d’animo, prima del terremoto aveva trovato altri locali privati nel dedalo dei vicoli del centro storico folignate. E poi, dopo il terremoto, ha provveduto ad aprire una moschea all’interno di un garage a Fiamenga. Ma lo spazio non è sufficiente e poi vuole essere, in un certo senso, riconosciuta ufficialmente dall’Ente locale e, quindi, avere un luogo di culto direttamente dalle mani del Comune. “E’ necessario aprire un dialogo – è stato detto da più parti e sottolineato da Bromuri – ma non solo sulle convergenze fra le due religioni. E’ necessario un confronto anche sulle divergenze. Bisogna avere il coraggio di parlare di Gesù, del diverso modo di leggere la Scrittura, del rapporto fra uomo e donna e della famiglia. Su questi punti si dovrà aprire un dialogo sereno”. L’impegno della Chiesa nei confronti dei musulmani c’è e non da oggi, visti i documenti elaborati dalla Chiesa dal Concilio ad oggi e i tanti gesti di amicizia del Papa, che presto si recherà in visita in una moschea di Damasco in Siria. E parlare di integrazione con questi presupposti, appare quanto mai problematico anche se necessario.

AUTORE: Francesca Petruccioli