Le fabbriche di morte non chiudono

Si è alzata forte e chiara la voce di Scuola di economia civile, Banca etica, Pax Christi, movimento dei Focolari Italia e della rivista Mosaico di pace per denunciare quella che appare un’evidente incoerenza e una forzatura.

Fabbriche chiuse. Ma non quelle di morte.

L’ultimo dei decreti del Governo che ha inteso inasprire le misure di chiusura di attività per contenere la diffusione del virus Covid-19, ha pensato bene di stabilire la chiusura di tutte le attività non ritenute essenziali.
Ma il decreto dice pure che sono “consentite le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del prefetto della Provincia ove sono ubicate le attività produttive”.

Cosicché “continuerà – denuncia il comunicato – la produzione degli F35 a Cameri (No). Un aereo che può trasportare anche bombe nucleari”.

Ma soprattutto in questo momento di fragilità condivisa in cui sentiamo che la minaccia arriva da un esserino piccolo piccolo e invisibile
“perché accanirsi in questa direzione? Quali interessi ci sono dietro a questo progetto? Con i soldi di un solo F35 (circa 150 milioni di euro) quanti respiratori si potrebbero acquistare? Sappiamo di alcune industrie che stanno tentando di riconvertire almeno in parte la loro produzione. Questa è la strada da percorrere”.

Don Tonio Dell’Olio

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