Le ingiurie della stampa

l’editoriale

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Quando si dice il tempismo. Qualche rappresentante della Chiesa o organo di stampa cattolico osa esprimere un parere critico contro qualche scelta o posizione di partito o governo o pubbliche istituzioni, ritenendo di svolgere una funzione di informazione e anche di formazione delle coscienze ed ecco che partono dei siluri su ecclesiastici, preti semplici o personaggi eminenti, volta a volta spingendo sul tasto della finanza, della corruzione, pedofilia, omosessualità. Alcuni organi di stampa, molti, non tutti ma quasi, non si fanno scrupolo di strillare gli scandali veri o presunti in modo da farli sembrare una catastrofe planetaria quando si tratta spesso di una tempesta in una catinella d’acqua sporca. La più recente vicenda di questo tipo è quella riportata con enfasi stucchevole e maldestra da un settimanale che passa per essere di area moderata. Che la Chiesa ammetta la presenza della zizzania nel suo campo insieme al buon grano e si prenda carico delle colpe dei suoi fedeli facendo mea culpa è un fatto scontato da duemila anni e dovrebbe essere noto anche ai giornalisti. Che qualcuno di questi, proveniente magari dalle file cattoliche, riprenda dichiarazioni e atti di autocritica da parte del Papa come materiale per fare notizia e screditare un’intera categoria ecclesiastica, è una cosa che non depone a favore della serietà e della buona fede di tali operazioni. Nel periodico culturale dell’Ac Dialoghi, nell’editoriale del giugno scorso Giacomo Canobbio si domanda “Una Chiesa sotto assedio?”. E, riconoscendo l’esistenza di un diffuso sentimento in tal senso, risponde che non si possono fare analogie con gli attacchi della massoneria nel secolo XIX e quelli di Goebbels degli anni Trenta, ma si deve distinguere caso per caso in modo da comprendere le varie situazioni. Giunge a suggerire di “leggere questo momento come un modo attraverso il quale il Signore vuol correggere la sua Chiesa”. Questa riflessione fa venire in mente la storia di David, ingiuriato da un certo Simei che dalla soprastante collina gridava contro di lui e tirava sassi (2 Samuele 16,5). A chi gli chiese di farlo tacere David rispose di lasciarlo dire perché così è consentito dal Signore per tenerlo in umiltà. La Chiesa, la Bibbia e noi ragioniamo in questo modo. Ma vorremmo che una autocritica fosse compiuta anche dai padroni ed esecutori della comunicazione. Il loro compito dovrebbe essere quello di cercare la verità con grande senso di rispetto della dignità delle persone e della carità, nella consapevolezza delle conseguenze e la assunzione di responsabilità verso la società. La ricerca della verità dovrebbe essere l’anima della comunicazione e dell’informazione e non lo scoop giornalistico ad effetto. La Chiesa e quelli che le appartengono con convinzione e fedeltà, l’abbiamo già scritto, non saranno messi a tacere da critiche, minacce o accuse, se questo è il motivo dei servizi giornalistici anticlericali. Questi non hanno il potere di intimidire nessuno di quelli che scrivono o parlano in nome del mandato evangelico. E questo alla fine è ciò che conta. Nonostante tutto, “la Chiesa – scrive Canobbio – continua ad offrire all’umanità il Vangelo, che vale anche per chi lo vorrebbe negare a causa delle colpe dei cristiani”.

AUTORE: Elio Bromuri