L’epopea della Divina Misericordia

La domenica dopo Pasqua, domenica in albis, secondo la variante di Giovanni Paolo II, ispirata dalla santa polacca Faustina Kowalska

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La domenica dopo la Pasqua era conosciuta ritualmente come domenica in albis deponendis, e cioè la domenica in cui i neo-battezzati deponevano la veste bianca, indossata nella notte del Sabato santo quando avevano ricevuto il sacramento. La settimana era un intero periodo di festa; ne resta ancor oggi qualche pallida eco nei pellegrinaggi a piccoli santuari locali ove si fanno anche pasti collettivi all’aperto: incontri festosi per “passar l’acqua” (battesimale), diventati ormai più laicamente gite for de porta. Papa Giovanni Paolo II ha qualificato tale domenica come festa della Divina Misericordia, mostrata a iosa dagli eventi della passione, morte e resurrezione di Gesù, e particolarmente dal cuore squarciato del Venerdì santo, ricordando le sue parole: “Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (Gv 12,47). La scelta di questa variante rituale, sempre in sintonia con il grande evento della Pasqua, è stata suggerita al Papa polacco dalle rivelazioni di santa Faustina Kowalska, canonizzata dal Papa stesso il 30 aprile 2000. Prima che scoppiasse la terribile catastrofe della Seconda guerra mondiale, la giovane monaca di Cracovia fu mediatrice d’un messaggio divino antagonista del grande male, e cioè la promessa di una particolare protezione per singoli e per comunità che avessero invocato espressamente la misericordia di Dio, ricordando le parole di Paolo alla comunità cristiana di Roma: “Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio ma lo sacrificò per tutti noi, come non ci darà ogni cosa insieme a Lui?” (Rom 8,32). Da quelle parole è nata in più occasioni una profonda devozione alla divina misericordia di Gesù, fluita da quel suo cuore squarciato sulla croce, dal quale uscì sangue ed acqua. In Umbria questa emergenza cultuale dell’amore misericordioso del Signore trovò, in contemporanea con le vicende polacche, un singolare riscontro attraverso l’opera d’una suora spagnola, madre Speranza di Gesù, per la cui decisione nacque il grande santuario di Collevalenza di Todi dedicato all’Amore Misericordioso. Nell’anno terribile dell’attentato al Papa da parte del turco Alì Agca il 13 maggio 1981, dramma che fu vissuto anche da Madre Speranza con straordinaria, inspiegabile sofferenza, Giovanni Paolo II, ancora convalescente, volle essere pellegrino il 22 novembre di quell’anno, festa di Cristo Re, proprio al santuario umbro dell’Amore Misericordioso. Nell’omelia volle testimoniare che “l’Amore Misericordioso è più potente di ogni male che si accavalla sull’uomo e sul mondo”. E pregò “per implorare proprio quell’Amore Misericordioso per l’uomo e per il mondo della nostra difficile epoca”. Siamo noi, oggi, ad avere particolare e urgente bisogno dell’aiuto divino di quell’Amore Misericordioso.

AUTORE: † Giuseppe Chiaretti