L’esempio trascinante di Gesù

Campeggi estivi per giovani, universitari e famiglie organizzati dall'Azione cattolica

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‘TI ho dato l’esempio’ Va’ e anche tu fa’ lo stesso’. Quale cornice migliore dell’Ultima Cena e della parabola del buon samaritano per esprimere meglio l’essenza della vita cristiana, incentrata tutta sulla figura del Dio fatto uomo, Gesù Cristo? Dopo aver presentato lo scorso anno la ‘missione possibile’ alla sequela del Maestro, l’équipe settore Giovani dell’Azione cattolica diocesana ha proposto molto concretamente quest’anno ai giovanissimi e ai giovani alcuni ambiti della vita quotidiana visti con lo sguardo di Gesù, come lui li ha vissuti e come ha insegnato a viverli. In sintesi, è stato questo il filo conduttore dei due campeggi svoltisi a Claviére rispettivamente dal 1’al 9 e dal 9 al 16 agosto. Il primo ha visto come protagonisti 150 ragazzi dai 14 ai 18 anni, accompagnati da una ventina di animatori e da quattro sacerdoti (insieme al supporto di cuochi davvero eccellenti!). La giornata tipo era la seguente: messa, al mattino presto, per gli animatori e per chiunque volesse; colazione, pulizia della casa in autogestione, a seguire preghiera del mattino e riflessione per tutti tenuta da uno dei sacerdoti con successiva divisione e discussione nei gruppi; dopo pranzo, giochi di squadra e preghiera della sera e, dopo cena, serate animate a base di musica o di testimonianze speciali, come quelle dei volontari del Sermig di Torino o del Campo Caritas Umbria a L’Aquila. Non solo, sono state svolte anche varie attività extra, non ultima l’uscita ad un ghiacciaio a 3.200 metri, sulle Alpi francesi, e a BrianÈon, oppure con una passeggiata lunga fino a 2.400 m di altezza e messa in alta quota, vicino a Claviére. Gli appuntamenti però più avvincenti sono state le riflessioni di gruppo dove i ragazzi, suddivisi in cinque strade, elaboravano la meditazione del sacerdote facendola propria e confrontandola con la loro esperienza personale. Abbiamo focalizzato Gesù in rapporto alla società del suo tempo, alla sua famiglia, agli amici e alla sofferenza e abbiamo parlato di noi stessi e di come affrontiamo queste dinamiche fondamentali dell’esistenza umana. È fuori discussione che la Parola di Dio è sufficientemente ricca per far comprendere ai ragazzi che una vita autenticamente vissuta segue il cammino tracciato da quello che lui ha fatto o ha detto e non dalle buone maniere o dagli affettati moralismi che spesso ci costruiamo nella nostra mente e pretendiamo di imporre agli altri. Un ringraziamento speciale va al nostro vescovo Giovanni, che è venuto a trovarci e ha condiviso con noi molto allegramente riflessioni e giochi. Più o meno lo stesso schema è stato seguito anche nel secondo turno, che ha visto all’opera una cinquantina di giovani universitari e lavoratori, dai 18 ai 30 anni, accompagnati da tre sacerdoti, da tre cuoche doc e, quest’anno per la prima volta, da alcune giovani famiglie disposte fin da subito a condividere, per quello che potevano, ogni momento essenziale del campeggio, portando ad esempio il loro contributo nei gruppi, mettendosi anche in discussione dopo essere state arricchite dalle esperienze dei più giovani. È chiaro che questo campeggio è stato strutturato per persone più mature: da qui l’attenzione degli animatori per incontri di approfondimento, come quello di bioetica tenuto dalla nostra Elena Marcucci, o per esperienze molto forti come la visita ad alcuni ospiti del Cottolengo di Torino. In questa occasione, ad esempio, i nostri ragazzi hanno animato con canti e balli la mattinata di un centinaio di donne con problemi fisici e psichici. È difficile non commuoversi di fronte alla contentezza che questi malati, coscienti del tutto o no, hanno provato insieme a noi: sì, Cristo quel giorno si era fermato davvero di fronte ai nostri occhi pieni di lacrime, ma anche di gioia. Abbiamo realizzato più da vicino quanto, nella Chiesa, Cristo si serva veramente delle mani e della bocca di tutti per diffondere il suo amore e quanto sia realmente accanto a tutti quei giovani e a quelle famiglie di buona volontà che hanno capito che vale la pena costruire una vita ad imitazione dell’Amore (come recita l’inno dei due campi composto dal nostro Paolo Armadori).

AUTORE: Danilo Innocenzi