L’Italia schiava del gioco d’azzardo

Società. Gli ultimi dati su diffusione e gravità del fenomeno sono impressionanti

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Sono tante le persone che sono attratte dal gioco d’azzardo
Sono tante le persone che sono attratte dal gioco d’azzardo

Una vera escalation, l’incremento del gioco d’azzardo on line nel nostro Paese. “Abbiamo meno dell’uno per cento della popolazione mondiale e il 22% del mercato globale dei giochi on-line”, dice un comunicato stampa diffuso lunedì da Netmediacom, riportando i risultati di uno studio del portale Netbetcasino.it. L’uno e gli altri rilanciati dal Corriere della Sera, che aggiunge: nel 2012 i nostri connazionali hanno speso 15 miliardi e 406 milioni di dollari. Somma che procede spedita nel 2013 verso i 18 miliardi.

Sono cifre e percentuali che non hanno riscontro in nessun altro Paese, e che dicono della gravità del fenomeno. Tante persone attratte dal guadagno facile: una cupidigia dell’avere che dalle sale da gioco si sposta nel chiuso del proprio “mondo”, dilatato dalla pervasività del network.

È in questo circolo che si consuma, in una maniera subdola e capziosa, la voglia del guadagno facile. È questo lo scopo che spinge sempre più persone e in forma sempre più seducente a osare l’azzardo e a moltiplicare ed elevare la “puntata”. Si finisce in un giro sempre più compromettente, che diventa coazione a ripetere e genera dipendenza. Si è come avvinti in un vortice che devia prima e strappa quindi la libertà alle persone.

L’immoralità – da parte di chi “gioca” – è nella sete di guadagno che muove il gioco d’azzardo; è nelle rilevanti e crescenti somme di denaro che vengono sottratte a scopi e compiti doverosi e primari; è nel rischio in cui ci si pone d’incorrere nella ludopatia (malattia da gioco). Ma c’è anche l’immoralità di chi specula su queste umane debolezze e devianze, realizzando lauti e disonesti guadagni. Gli uni (chi gioca) e gli altri (chi specula) dominati dal culto del denaro divenuto idolo, che il Vangelo chiama “Mammona”.

La crescita esponenziale del fenomeno e il suo sedimentarsi nella mentalità e nella prassi sta ingenerando una vera e propria “struttura di peccato”, che induce tanti – specialmente i più giovani e i più deboli – a subirne la seduzione e la perversione. Per questo il fenomeno chiama in causa non solo le responsabilità dei singoli ma a un tempo quelle degli educatori e dei legislatori per denunciarlo, prevenirlo e sanzionarlo.

Così diventa una malattia

“Molti sanno che il fumo e l’alcol sono dannosi fino a provocare malattie gravi, ancora pochi sanno che di gioco d’azzardo ci si può ammalare”. La sociologa Carla Landuzzi lo ha ricordato un mese fa a Bologna, al convegno “La vita non è un colpo di fortuna”. “Emerge con drammaticità – ha detto – il messaggio pubblicitario, che suggerisce l’equivalenza tra gioco legale e gioco sicuro, come pure dà l’illusione della vincita frequente, alla portata di tutti se si insiste a giocare”. C’è invece necessità di azioni informative “per un consumo consapevole, auspicate dall’86% degli italiani, che ritiene di non essere abbastanza informato sui rischi derivanti dal gioco”. Peraltro, oggi “si può giocare in qualsiasi momento del giorno e della notte e questo – ha rimarcato lo psichiatra Carmine Petio – è un rischio subdolo, che incentiva il diffondersi della dipendenza”. Si chiama “ludopatia” la malattia da gioco ed è stata di recente inserita nei Lea (Livelli essenziali di assistenza). Ma “in un’epoca di risorse scarse – ha messo in guardia Petio – attenzione a non cercare di risolvere il problema solo con il volontariato e i gruppi di auto-aiuto”.

L’appello della Consulta

È un “assordante e colpevole silenzio” quello che si registra attorno ai danni provocati dal gioco d’azzardo. Una “situazione disastrosa” rispetto alla quale “non vi è alcuna traccia d’intervento nei programmi dei partiti” che si presentano alle prossime elezioni politiche. La denuncia viene dalla Consulta nazionale antiusura, in una Lettera aperta ai candidati alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 firmata da mons. Alberto D’Urso, vice presidente della Consulta, e da Attilio Simeone, coordinatore nazionale del cartello “Insieme contro l’azzardo”. “Dissipazione del modesto reddito, talvolta di sussistenza”; “svendita dei ricordi e di altri oggetti familiari agli sportelli dei ‘Compro oro’”; “ricorso agli usurai dopo aver ipotecato anche le proprie abitazioni”: questi i canali che alimentano il gioco d’azzardo, creando un “preoccupante stato sociale”. Di fronte all’“omissione” di tale problematica nei programmi elettorali dei partiti, “la Consulta nazionale antiusura chiede precisi impegni alle varie formazioni politiche – di ogni orientamento – che si candidano a governare il Paese”.

AUTORE: Mauro Cozzoli