Lo “spirito di Assisi” protagonista a Barcellona del dialogo tra le religioni

"UOMINI E RELIGIONI": IL XV INCONTRO PROMOSSO DA SANT'EGIDIO

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E’ vescovo della diocesi di Terni-Narni-Amelia ed anche leader spirituale della Comunità di Sant’Egidio che dal 1986 cura gli incontri di preghiera per la pace “Uomini e religioni”. Mons.Vincenzo Paglia spesso è fuori, per impegni che a volte sembrano distanti dalla realtà di cui è divenuto Pastore e per capire come possa tenere insieme queste due dimensioni, mondiale e locale, lo abbiamo cercato al suo ritorno dall’incontro svoltosi a Barcellona (si è concluso martedì sera e mercoledì mattina, presto, Paglia era già in piena attività nel suo ufficio della curia ternana!) nel corso del quale, tra l’altro, è intervenuto ad una tavola rotonda sul tema “Globalizzazione: laici e credenti a confronto”.Mons.Paglia, come riesce a fare sintesi tra la dimensione mondiale, che vive con la comunità di Sant’Egidio, e quella locale di pastore della diocesi ternana?”La stessa globalizzazione collega la realtà locale al mondo. Non possiamo dimenticare che nella nostra regione ed in Terni, in particolare, abbiamo la presenza delle multinazionali che, ad esempio, decidono in Germania le sorti delle famiglie della nostra città. Un secondo aspetto che rende le nostre città sempre di più simili a tante altre del mondo è la presenza di immigrati che portano culture diverse e fedi diverse. Per questo, parlare a Barcellona per me ha significato tenere presente la realtà di Terni”. Ritiene che tra la gente ci sia sufficiente consapevolezza di questa dimensione globale?”Non è facile comprenderla, ci sono alcuni che sono più attenti, ma occorre uno sforzo ed una attenzione maggiori. Dobbiamo ricordare anche che il meeting di Barcellona è legato all’Umbria perché qui è la sua fonte. Il rischio è che gli umbri non vadano ad abbeverarsi a questa fonte, a questa grande forza spirituale che Assisi, con san Francesco, e tutta la regione con la sua tradizione spirituale, rappresenta nel mondo. Pochi umbri e pochi ternani sanno, ad esempio, che i cinque protomartiri francescani che in Portogallo furono causa della conversione di sant’Antonio da Padova, sono originari di Terni e dintorni”. A Barcellona è stato ricordato lo “Spirito di Assisi”, il primo incontro voluto dal Papa nel 1986…”La Comunità di Sant’Egidio continua a celebrare l’origine degli incontri e lo ha fatto anche in questo XV anniversario. Per me, che sono umbro di adozione, significa essere rafforzato ed ancor più deciso nel sottolineare la assoluta ed imprescindibile necessità di continuare il dialogo. Se tutti gli umbri comprendessero quale grande tesoro hanno credo che potrebbero aiutare molto il dialogo tra i credenti di diverse religioni come anche con i non credenti”. Ritiene che la tradizione spirituale degli abitanti di questa terra possa contribuire a definire l’identità della regione, su cui si sta discutendo in vista della redazione del nuovo Statuto regionale?”Come Commissione pastorale regionale per i problemi sociali e il lavoro abbiamo istituito un gruppo di studio che si propone di dare contributi sul tema dello Statuto. Parlando di “identità” della regione vogliamo sottolineare con forza la dimensione universale che viene riconosciuta nel mondo all’Umbria per essere la terra di san Francesco e per la sua grande tradizione spirituale”. Una identità che occorre tradurre in termini “laici”, inteso in senso positivo del termine…”Certo, e si può fare. Ne è un esempio l’apertura, proprio a Terni, di un nuovo corso di laurea su cooperazione sviluppo e pace” “Ci siamo riuniti per invocare da Dio la pace”Si è svolto dal 2 al 4 settembre a Barcellona il XV meeting internazionale “Uomini e religioni”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e quest’anno intitolato “Le frontiere del dialogo: religioni e civiltà nel nuovo secolo”. Erano presenti numerosi rappresentanti delle Chiese ortodosse e protestanti alla Messa di apertura, presieduta nella basilica di Santa Maria del Mar dal card. Ricardo Maria Carles Gordo , arcivescovo di Barcellona, che ha auspicato “un incontro presieduto dallo spirito di Pentecoste, cioè tra le diversità ma senza confusioni reciproche né tentativi di emulazione o superiorità”. Un richiamo all’umiltà è venuto anche da Sua Beatitudine Anastasio, arcivescovo di Tirana e primate ortodosso di Albania: “Negli ambienti ecclesiali si compiono molti sforzi, si organizzano congressi, si fanno dichiarazioni – ha detto – ma occorre ricordare sempre l’esempio di Cristo nei nostri contatti con gli altri, con lo straniero e con chi è diverso da noi”. Nella giornata conclusiva è giunto anche il messaggio di Giovanni Paolo II, che ha definito questi incontri interreligiosi “un segno opportuno per il terzo millennio, caratterizzato sempre più dal pluralismo culturale e religioso. Non si può più tollerare lo scandalo della divisione; riconosciamo che le differenze non ci spingono allo scontro ma al rispetto, alla collaborazione leale e all’edificazione della pace”. Il Papa ha anche richiamato lo “Spirito di Assisi” che in questi quindici anni ha coltivato il “sogno dell’unità della famiglia umana”. “Il dialogo continua, mentre cresce la nostra attenzione ai problemi dell’Africa e del Medio Oriente”, ha evidenziato Andrea Riccardi , fondatore della Comunità di Sant’Egidio, tracciando un primo bilancio dei temi al centro del meeting. Dal confronto reciproco è maturata “l’idea di una preghiera comune a Gerusalemme, fianco a fianco, tra cristiani, ebrei e musulmani, perché la guerra finisca e si possa uscire dalla strettoia che impedisce il dialogo”, ha auspicato Riccardi, preoccupato “per tutti i fondamentalismi, anche quelli etnici e nazionalisti”. Un’altra iniziativa in cantiere è promuovere un “nuovo patto per l’Africa a viso aperto: forse non esistono politiche europee per questo continente, con cui abbiamo un passato comune. In questo senso le Chiese hanno responsabilità e possono contribuire al dialogo con gli africani”. Le giornate del meeting sono state intense per gli incontri di preghiera, conferenze, tavole rotonde. Uno dei temi trattati è stato quello della celebrazione comune della Pasqua per le Chiese cristiane. “Se quest’anno una casualità del calendario ha permesso la celebrazione comune della festa della Pasqua, possiamo solo sperare che ciò che è stato possibile grazie a un caso divenga presto una regola”, ha auspicato il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Le divisioni delle Chiese, ha osservato, “hanno spaccato l’Europa e noi europei abbiamo esportato la nostra mancanza di unità anche in altri continenti, come Africa e Asia, rendendo non credibile il cristianesimo agli occhi di molti”. Occorre puntare, quindi, “sull’ecumenismo della vita, rinunciando a tutte le forme di proselitismo aperto e nascosto, informandosi reciprocamente; in tutte le decisioni vanno considerate le conseguenze che possono avere per le altre Chiese”. Riguardo al ministero petrino, Kasper lo ha definito “tutt’altro che superato in un mondo divenuto villaggio globale, anzi, dona alla Chiesa un’unità interna ed esterna e allo stesso tempo un’indipendenza e libertà nei confronti degli Stati. Attendiamo la partecipazione delle Chiese ortodosse al dialogo su questo ministero: ci chiediamo come possa essere esercitato in futuro per lasciare alle altre tradizioni ecclesiali la rispettiva indipendenza e promuovere allo stesso tempo la loro coesione”. “Bisogna smettere di sparare, evitare ogni terrorismo, non usare il nome dell’Onnipotente per giustificare la guerra. E’ tempo di dialogo per una maggiore comprensione reciproca: dobbiamo stendere la mano uno verso l’altro perché abbiamo un solo Padre”. E’ l’appello dell’ebreo Israel Meir Lau, rabbino capo di Israele, originario di Cracovia e sopravvissuto al campo di sterminio di Buchenwald quando aveva 8 anni. Lo ha pronunciato il 2 settembre all’assemblea d’inaugurazione del meeting. All’augurio del rabbino è seguita una stretta di mano con Mohammed Amine Smaili, teologo musulmano e docente all’università di Rabbat, in Marocco, che ha citato il Papa che fin dal 1985 a Casablanca, davanti a 80 mila musulmani marocchini, “ha tracciato le linee di un dialogo per una civiltà della coabitazione, non di vincitori e vinti”. “Piangiamo le nostre illusioni perdute: la pace”, ha dichiarato René Samuel Sirat, della Conferenza dei rabbini d’Europa, intervenendo alla tavola rotonda del 3 settembre su “Dialogo interreligioso: 15 anni da Assisi”. “Oggi noi condanniamo la violenza, i propositi irresponsabili, l’assenza o comunque il colpevole silenzio degli uomini di religione, l’olio versato sul fuoco di un incendio che rischia di devastare tutto – ha proseguito -. Nonostante tutto questo, la preghiera abbatte i muri di odio, le barriere del sentimento di vendetta provato da una parte e dall’altra”. E’ la “determinazione disperata dei poveri, per i quali il benessere si trova sulla sponda opposta”, a determinare l’immigrazione clandestina, ha denunciato il presidente della Repubblica della Costa d’Avorio Laurent Gbagbo, convinto che le misure respressive di lotta al fenomeno si scontrano con alcuni dati oggettivi. “In Africa si stimano oltre 210 milioni di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno. Esiste un legame tra la povertà e la guerra e la lotta contro la miseria è una dimensione essenziale della lotta per la pace”.

AUTORE: Maria Rita Valli