L’obolo che salva le famiglie colpite dalla crisi

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Domenica 23 dicembre, IV di Avvento, è la giornata indicata dai Vescovi umbri per la colletta regionale del “Fondo di solidarietà delle Chiese umbre” e gli stessi vescovi, in segno di solidarietà con chi soffre, hanno deciso di devolvere una mensilità del loro stipendio. È la terza volta, da quando il Fondo è stato istituito nel 2009, che viene chiesto a tutti gli uomini di buona volontà, di dare il proprio contributo a favore di chi non ha più un lavoro ed ha una famiglia da mantenere.

Le statistiche ci dicono che la povertà è in aumento, che anche il cosiddetto ceto medio ha un futuro incerto, che il rischio di diventare poveri è aumentato per tante, troppe famiglie e che gli umbri non sfuggono a queste dinamiche. Anche per questa situazione il Fondo creato per aiutare le famiglie che si ritrovano senza reddito a causa della crisi economica, rappresenta una luce di speranza per le famiglie che ricevono l’aiuto mensile. E questo è chiaro a tutti.

Il Fondo rappresenta, però, anche un segno della generosità dei tanti che contribuiscono a tenerlo in vita con il proprio piccolo o grande obolo. Dal 2009 il Fondo ha raccolto quasi 2milioni e mezzo di euro. Tanti, per chi è abituato a fare i conti con uno stipendio da 1.000 euro al mese o la pensione da 500 ma che non ha esitato a mettere il proprio contributo a favore di chi non ha neppure quello. Quanto raccolto nelle diocesi umbre nelle questue domenicali o attraverso le Caritas sono il segno della generosità fatta di piccole offerte che messe insieme hanno portato 774.359 euro nel Fondo, un terzo del totale, che rappresenta oltre il 60% di quanto raccolto al di fuori dal sostanzioso contributo (il 50% del totale) delle Fondazioni bancarie e delle banche che si auspica confermino anche questa volta il loro impegno nonostante le ristrettezze imposte anche ad esse dalla crisi.

Dall’estate del 2009 a tutt’oggi la Ceu ha aiutato, attraverso il suo “Fondo di solidarietà”, 1.584 famiglie in difficoltà grazie a tre collette regionali (2009, 2010 e 2011) (I dati su www.chiesainumbria.it). Alle collette hanno aderito, oltre alle parrocchie, al clero e alle comunità religiose, le fondazioni bancarie, alcuni istituti di credito, enti pubblici (Regione Umbria), realtà commerciali, associazioni e rappresentanti politici.I vescovi hanno rivolto un forte appello a tutti coloro che si sono resi attivi, in particolare alle comunità parrocchiali, affinché ancora una volta si rinnovi tale gesto solidale verso le famiglie colpite da difficoltà economiche, soprattutto per mancanza di lavoro. “È un gesto che si addice perfettamente al periodo dell’Avvento e del Natale – ha commentato il presidente della Ceu mons. Gualtiero Bassetti –, che ci ricorda il Mistero dell’Incarnazione dove il Figlio di Dio ha preso su di sé la nostra condizione umana”.

Ha riscosso interesse l’iniziativa della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, a cui hanno aderito anche le altre Caritas diocesane della regione, che ha visto coinvolti 1.700 bambini delle classi di catechismo nella realizzazione del Dvd “Cantiamo insieme la speranza” dedicato alle famiglie in difficoltà. Il ricavato della sua diffusione andrà al “Fondo di solidarietà”. È un’iniziativa pensata in particolare per educare le giovani generazioni a farsi carico del prossimo, coinvolgendo molte famiglie e invitando coloro che possono ad aiutare quanti si trovano a vivere momenti anche drammatici. Altro aspetto positivo della modalità di gestione del Fondo, totalmente affidata a volontari, è la modalità di erogazione del contributo assegnato alla famiglia che lo riceve dal proprio parroco, con il quale si instaura un rapporto umano di conoscenza reciproca che va oltre il semplice gesto di solidarietà. Circa 40 delle famiglie aiutate una volta superate le difficoltà economiche (grazie al lavoro ritrovato) hanno tempestivamente comunicato la loro nuova situazione rinunciando al contributo mensile a favore di altre famiglie.

AUTORE: Maria Rita Valli