Lodate il Signore sui petali

Per la festa del Corpus Domini, l'Umbria si riveste di infiorate

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Il Corpo di Cristo si riveste di pane, e le strade si ricoprono di fiori. È la festa del Corpus Domini, quando in tantissimi paesi e paeselli dell’Umbria si compongono infiorate in onore del Santissimo Sacramento portato in processione. Le infiorate più famose si vedono a Spello, ma questa tradizione è ripetuta anche ad Assisi, Perugia, Cannara… fino ai piccoli borghi. Quando è nata? Come si è diffusa? Pare che la prima sia stata realizzata a Roma, in Vaticano, il 29 giugno 1625. Un fatto curioso, quindi: la festa in quel caso non era il Corpus Domini ma i santi Pietro e Paolo. A raccontare l’avvenimento fu il gesuita Giovan Battista Ferrari, che nella sua opera De florum cultura scrisse: ‘Ad usi più nobili i fiori, sfrondati e sminuzzati, contraffanno le più nobili pitture nei colori e nel resto dell’apparenza’, segno che fin da allora i petali erano utilizzati per copiare famose opere d’arte, come si fa ancora adesso. Da Roma l’usanza si trasferì nella cittadina laziale di Genzano, anche se notizie sicure si hanno solo a partire dalla fine del Settecento. Insomma si tratta di una tradizione antica, ma non antichissima, che è andata a fondersi con la festa del Corpus Domini, istituita cinque secoli prima. Man mano che le infiorate si diffondevano, emergevano anche delle particolarità locali. Per esempio, nel comune di Ceprano, in provincia di Frosinone, vengono realizzati dei mosaici floreali a bassorilievo, collocando migliaia di fiori interi – non sminuzzati – al di sopra di una base di sabbia. Oggi le località che, nel centro e sud Italia, portano avanti questa tradizione sono numerosissime: nel solo Lazio ne sono state censite 57. Le infiorate della nostra Spello, che attirano ogni anno decine di migliaia di visitatori, hanno un’origine piuttosto recente. Tutto cominciò verso il 1930, quando una donna disegnò per strada una semplice raffigurazione con ginestre e finocchi; l’idea piacque e prese piede. Attualmente i numeri sono impressionanti: tre mesi dedicati alla raccolta, per un totale di un milione e mezzo di fiori utilizzati, di 65 tipi e in grado di produrre 90 tonalità di colore; tappeti floreali grandi da 12 a 30 metri quadrati, e quadri da 24 a 100 mq. I maestri spellani sono anche impegnati in ‘trasferte’ in una decina di città italiane, più una a Bruxelles e una a Betlemme. Il momento più triste di ogni infiorata è il finale. Dopo che è passata la processione, le composizioni vengono distrutte. In qualche caso, i veicoli della nettezza urbana arrivano subito dopo che le celebrazioni si sono concluse… La gioia della presenza tra noi del Signore viene brutalmente cancellata. Oppure, anche qui è racchiuso un significato religioso? Nel buddismo tibetano esiste infatti una cerimonia simile, realizzata con polveri multicolori: una grande composizione che, appena terminata, viene distrutta. Segno della caducità di ogni pretesa terrena. Così, anche a noi, mentre desideriamo stringere tra le mani il Dio-con-noi, come fece la Maddalena incontrando il Risorto, il Maestro dice: ‘Non trattenermi. Io salgo al Padre mio e Padre vostro’.

AUTORE: Dario Rivarossa