L’omelia dell’Arcivescovo Cardinale Bassetti al funerale di don Franco

Tempo di lettura: 323 secondi

Mons. Bassetti
Mons. Bassetti

Assieme a mons. Paolo Giulietti, vescovo ausiliare, e a tutto il Presbiterio diocesano e ai diaconi, esprimo la nostra affettuosa partecipazione al dolore sconfinato dei familiari di don Franco: le sorelle Giulia e Rita, i fratelli Giuseppe, Nello, Giancarlo; ai nipoti; all’intera Famiglia Orionina della quale fin da giovanissimo don Franco ha fatto parte e ai carissimi parrocchiani dell’Unità pastorale di Cenerente, Canneto, Capocavallo, Pantano e Prugneto, come pure di Colombella e Santa Petronilla, di cui precedentemente era stato parroco.

Un dolore immenso, muto è come se in qualche modo ci paralizzasse tutti e per me, in questo momento, non è facile esprimere qualche parola.

Avevo incontrato don Franco mercoledì della scorsa settimana alle 18.30. Vi posso dire che abbiamo condiviso un’ora di fraternità e di amicizia. Col suo tono pacato e riflessivo e anche scherzoso mi aveva parlato dei suoi progetti pastorali di prossima attuazione: la Veglia per la Giornata Missionaria Mondiale, a cui teneva tanto ed aveva timore che come lo scroso anno partecipassero poche persone. Ma oggi con lui siamo in tanti; l’invito rivolto al vescovo ausiliare a partecipare ad un incontro sull’Oratorio e, inoltre, dell’incontro coi sacerdoti della Zona pastorale avvenuto il giorno precedente.

Aveva poi accennato al fatto, che drammaticamente l’ha condotto all’ultimo istante della sua vita. Ma anche per questo non mi era parso eccessivamente turbato. Mi aveva infine consegnato il suo testamento che, da diverso tempo aveva espresso il desiderio di rimettere nelle mie mani. Ve ne do lettura della parte spirituale, perché è davvero edificante e stasera voglio che sia lui a parlarci.

 “Devo dire un grande grazie alla mia famiglia – Giulia – Giuseppe – Nello – Giancarlo – Rita per l’affetto e l’attenzione che hanno avuto per me ad anche io nei loro confronti e verso le loro famiglie. Un grande grazie alla Famiglia Orionina che mi ha cresciuto e consacrato Religioso e Sacerdote, un grazie ancora più grande e forte alla Missione in Costa d’Avorio. Dopo la bella e ricca esperienza fatta e per tanta amicizia costruita. 2005 ritorno a Perugia dopo 50 passati da varie parti e poi Colombella-Santa Petronilla-Cursillio-Centro Missionario, poi ancora Cenerente – Canneto – Prugneto – Pantano e la “Reggia” a Capocavallo sono il segno della vostra stima e affetto. Oggi ho 73 anni e fra non molto 74 ho pensato di fare il mio testamento, innanzi tutto chiedo perdono al Signore per tutte le mie debolezze e un grande grazie al Signore per tutto il bene che mi ha aiutato a fare e a donare”.

Dalle parole appena lette appare lo stato d’animo di un prete felice del suo sacerdozio e degli ambiti pastorali così significativi in cui ha impegnato la sua vita: dalla Costa d’Avorio a Cenerente.

Ma cosa è successo nelle ore successive? Il Signore lo sa, don Franco lo sa, ed anche io lo posso intuire… Certamente un dramma interiore, improvviso, lacerante ha sconvolto la sua vita.

Mi sono chiesto: perché non è tornato da me, perché non è andato a confidarsi con qualche confratello sacerdote o religioso? A tutti questi interrogativi, che poi diventano anche inutili, ho trovato un’unica risposta: che, nonostante tutto, Dio Padre e suo Figlio morto in croce non si stancano mai di perdonarci. Vale per lui, vale per noi.

La vita è certamente un dono immenso, è il bene più grande che il Creatore ci ha affidato: noi non ne siamo i padroni, ci è soltanto chiesto di conservarla e custodirla. Sappiamo come sono andate le cose; ma chi siamo noi, l’ha detto anche Papa Francesco, per giudicare? Quale equilibrio interiore si è in quel momento spezzato in don Franco

Dio non si stanca mai di perdonarci! Pensa a me. Si ricorda di me. Io sono nella sua memoria. Solo con questa fiducia è possibile andare avanti giorno dopo giorno. L’Amore di Dio rimane sempre fedele. E la speranza che non delude, ci sostiene e ci accompagna continuamente. Dio non si stanca di perdonare e, come un padre ed una madre, ci tiene sempre per mano.

Certo questo non esime tutti noi da un doveroso esame di coscienza.

Innanzitutto da parte mia, vostro vescovo. Pesano per me le parole che papa Francesco ha pronunciato nello scorso agosto ai vescovi della Corea: “vi chiedo di rimanere sempre vicino ai vostri sacerdoti, incoraggiandoli nel loro lavoro quotidiano, nella loro ricerca di santità, nella proclamazione del Vangelo di salvezza … Vicini ai sacerdoti, mi raccomando vicinanza, vicinanza ai sacerdoti …”. Queste parole suonano forti per me e per don Paolo.

Ma anche voi, fratelli nel sacerdozio, diocesani e consacrati forse dovete fare un passo ulteriore: quanto vi sostenete? Quanto vi confidate fra voi? Quanto vi aiutate spiritualmente e se necessario anche materialmente? C’è fra voi amicizia vera e fraternità condivisa? Ed anche voi carissimi fedeli in Cristo, dovete farvi qualche domanda! Siete sinceramente amici dei vostri preti, che per voi spendono la vita? Esercitate anche nei loro confronti, quando è necessario, come insegna il Vangelo, la correzione fraterna, oppure è più facile puntare il dito? Li aiutate a vivere serenamente il loro sacerdozio con l’amicizia fraterna e soprattutto con la preghiera?

Purtroppo la bara di don Franco, in questo momento per nessuno di noi è muta.

Abbiamo tutti un bel cammino da fare, perché altrimenti si rischia di non accorgerci se la nave di qualcuno di noi vada verso la deriva. Purtroppo stiamo tutti dentro le sofferenze del mondo con tanti drammi e fragilità, per questo è ancor più necessario essere un “cuor solo e un’anima sola”.

Caro don Franco, amico e fratello, noi ti accompagniamo con la nostra preghiera perché i tuoi occhi possano contemplare il volto di Gesù. So che don Orione vi ha educati alla confidenza filiale in Maria. Ripeteva spesso nelle difficoltà: “Ave Maria e avanti!”. Lei, Madre nostra, mostri ora a te il frutto benedetto del suo grembo Gesù. Ho sperimentato la tua generosità quando ti ho chiesto di venire parroco qui. Ricordo bene la tua risposta: “eccomi! Sono figlio di don Orione e lui mi ha insegnato a scorgere nella chiamata dei superiori, la voce stessa di Dio”. Il Signore ti ricompensi per quell’eccomi e per tanti altri che generosamente hai pronunciato nella tua vita. Quando ti ho visto non ha visto te ma un Crocifisso. Insieme a te guardo la croce di Gesù, mentre ci sono di consolazione e di conforto le parole di san Paolo: in Cristo morto la nostra morte è distrutta, in Lui risorto tutta la vita risorge.

 

Amen

AUTORE: † Gualtiero Card. Bassetti - Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve