Luce vivace del mondo

Azione cattolica. Assemblea annuale di inizio attività associazionistiche

Tempo di lettura: 236 secondi

La notte stellata di Van Gogh. Un cielo buio ma illuminato da vortici di linee che si tramutano in stelle e trasformano la notte in giorno. Questa è l’immagine che accompagnerà l’Azione cattolica in questo anno associativo e che fa da sfondo alle parole di Gesù: “Voi siete il sale della terra”, “Voi siete la luce del mondo”. Su queste “semplici” parole l’Ac diocesana si è riunita domenica 21 novembre, festa di Cristo Re, nell’annuale assemblea che dà avvio al nuovo anno, un pomeriggio di festa che ha visto una partecipazione numerosa di aderenti di tutte le età. L’Ac di tutti, l’Ac per tutti, questo è il senso del vivere associativo. Una famiglia di laici che da 0 a 99 anni, e oltre, non ti lascia mai solo nel tuo cammino di santità verso il Signore.

Così l’Acr, Azione cattolica ragazzi, ha aperto il pomeriggio con i suoi inni e bans che hanno scaldato l’ambiente e i cuori di tutti, facendo cantare e ballare grandi e piccini. La luce gioiosa che è trasparsa nei piccoli aderenti si è trasformata, poi, in preghiera, nell’ascolto del brano del Vangelo di Matteo e nelle riflessioni che le diverse realtà parrocchiali avevano preparato e hanno offerto alla meditazione di tutti portando con loro la lampada che gli era stata donata dal centro diocesano come segno del loro essere riflesso della luce di Dio. Luca Bortoli, dell’équipe nazionale del settore Giovani, ha aiutato i presenti a capire come il vivere in Ac aiuti i laici ad essere “sale e luce del mondo”, ad accendere il gusto, esaltare i diversi sapori che compongono la realtà in cui viviamo, a mescolarsi alla vita di tutti e fare luce nel buio che spesso avvolge l’umanità. Luca ha proposto quattro parole chiave dell’identità associativa di Ac: “È popolare, gratuita, democratica e unitaria”, ha detto, sottolineandone l’“attenzione spassionata alla persona”. L’Aci, ha aggiunto, offre una formazione globale e lunga tutta la vita, che si basa sulla dimensione del gruppo tenendo fisso lo sguardo al Vangelo. Quella dell’Ac, ha sottolineato Luca, è una testimonianza di vita cristiana “garbata e a tratti silenziosa” perché, ha spiegato, è il frutto di un modo di essere che si manifesta spontaneamente così come “spontaneamente si manifesta il mio essere uomo”. Luca ha sottolineato la dimensione della responsbilità che nasce da una scelta libera. La responsabilità “di vivere all’altezza del dono che Egli ci ha fatto, realizzando in noi il Suo progetto, la responsabilità della qualità della nostra umanità, esercitata innanzitutto verso di noi, secondo il disegno di Dio, la responsabilità della vita del creato e della storia umana. Siamo responsabili della città degli uomini, siamo la città posta sul monte, la luce che illumina le gioie e le fatiche di essere cittadini”.

Al termine della relazione, dopo la merenda associativa che ha scatenato la fantasia degli aderenti nella creazione di dolci con loghi e scritte dell’Ac, si è svolto un momento laboratoriale di confronto su quanto ascoltato e un dibattito con il relatore che ha fatto emergere positività e criticità dell’essere testimoni luminosi nella città degli uomini. Al termine, dopo la preghiera del vespro e la cena insieme, si è festeggiato il capodanno liturgico con una serata di giochi a tema. Il prossimo appuntamento diocesano sarà a gennaio, per l’assemblea elettiva alla quale sarà presente l’arcivescovo mons. Bassetti.

Azione cattolica. Intervista a Luca Bortoli a margine dell’assemblea diocesana dell’Ac

Luca, l’Azione cattolica sta vivendo il cammino assembleale, che porterà al rinnovo delle responsabilità associative a ogni livello: parrocchiale, diocesano e nazionale. In questo percorso qual è il senso profondo della democraticità associativa? “La democraticità è dato fondante, il marchio di fabbrica dell’Ac. Il cammino associativo ci parla della condivisione dei fini e degli scopi associativi. Il ricambio veloce degli incarichi (3 o 6 anni) porta a una partecipazione sentita e sviluppata in due maniere: una programmazione e una realizzazione a breve termine e il coinvolgimento generale dei soci. Ogni socio è il centro dell’attività dell’Ac come destinatario dei cammini formativi, ma è anche protagonista nella scelta degli incarichi. Tutti i responsabili e i singoli soci sono parte e protagonisti di una storia più lunga e grande di loro, iniziata più di 140 anni fa, e sono chiamati a costruire l’oggi e il domani dell’Ac”. Che cosa significa per l’Ac essere sale e luce del mondo? “Significa vivere la gioia della fede all’insegna del servizio generoso alla Chiesa. Comprendere che non sono le strutture o i numeri che fanno i cristiani, bensì lo stile; uno stile che parte dall’apertura, si sviluppa con il dialogo senza pregiudizi, e converge sulla condivisione e la collaborazione con tutti, a partire dai vescovi e dai presbiteri”.

AUTORE: Veronica Rossi