Margherita Hack, la ragione e la fede

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Il 28 giugno, all’età di 91 anni, è deceduta Margherita Hack, famosa astronoma, prima donna a dirigere un Osservatorio astronomico, che ha fatto importanti scoperte scientifiche. Un coro di elogi sono comparsi su tutti i giornali e hanno invaso la Rete. I commenti più entusiasti sono venuti da sinistra e da quelle correnti impegnate nella lotta per i diritti di gay, lesbiche e transessuali.

La scienziata faceva parte anche dell’Unione atei agnostici razionalisti (Uaar), un’associazione di propaganda di un umanesimo materialista e ateo. Margherita Hack ha scritto libri di astronomia ma è più conosciuta per i testi di divulgazione a sfondo ateistico. L’ultimo suo libro è La libertà di non credere. Era convinta che tutto ciò che si dice in ambito religioso fosse privo di qualsiasi razionalità, e lo diceva con il cipiglio e la verve di una propagandista. Aveva una concezione della razionalità esclusivamente legata al mondo dei fenomeni materiali, controllabili dalla ricerca scientifica. Era la banalizzazione della morte, ripetendo l’adagio di Epicuro: “Quando ci sono io non c’è la morte, e quando c’è la morte non ci sono io”. Non esisteva evidentemente, per lei, una vita oltre la morte. Impegnata per i diritti civili e per l’animalismo, riconosceva la norma del “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Una personalità del genere, bandiera dei non credenti, non può che essere rispettata anche da chi professa una fede. In una liturgia ci si rivolge al Signore pregando “per coloro di cui Tu solo hai conosciuto la fede”. Una critica che comunque mi sembra giusta è che la Hack ha usato la propria fama di scienziata per dare una patina di ragioni scientifiche a scelte esistenziali del tutto personali e rispettabili come quelle di chiunque. Le sue posizioni religiose o meglio anti-religiose non hanno nulla di scientifico e non sono collegabili con l’astronomia o la fisica.

Possiamo fare una lunga lista di scienziati e di astronomi che sono stati e sono dei credenti. Uno di questi, che mi onoro di aver conosciuto come fedele praticante nella chiesa universitaria per anni, era un astronomo, Paolo Maffei, non meno famoso e importante della Hack, docente della nostra Università, autore di notevoli scoperte astronomiche (scherzosamente dicevo che il suo nome era scritto in cielo), autore di testi come Al di là della luna, morto a Foligno nel 2009. Maffei, a differenza della Hack, non usava la sua scienza per fare l’apologia della fede: semplicemente credeva, e non riteneva un’offesa alla sua dignità di scienziato l’inginocchiarsi e fare la Comunione. Invitato a tenere conferenze, spesso si tirava da parte, non intendeva mescolare la fede e la scienza, essendo due percorsi distinti. L’uomo è dotato di un’intelligenza aperta e ricca di possibilità conoscitive: sia di fare la scienza, sia di produrre arte, poesia, religione, etica, storia, ed è sempre in cammino verso la verità nell’ampio e complesso spazio dell’esperienza umana. Non tutti possono essere scienziati, come non tutti possono essere poeti o artisti o teologi o moralisti. C’è poi qualcuno che è proprio sordo a certi richiami e forse anche cieco di fronte a certi colori. Mi viene in mente un verso di un mistico del Seicento, Angelo Silesio: “La rosa è bella e tu non sai perché, fiorisce perché fiorisce, che tu la guardi o non la guardi, lei non se ne cura”.

AUTORE: Elio Bromuri