Meglio l’attesa che la paura

Commento alla liturgia della Domenica “FIRMATO” Famiglia I Domenica di Avvento - anno B

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Il tempo di Avvento che ci prepara al Natale è caratterizzato fin dall’inizio dai temi dell’attesa e della vigilanza, che suggeriscono attenzione e sollecitudine. L’immagine evangelica del padrone di casa che affida ai suoi servi compiti particolari e ordina al portiere di custodire l’ingresso incute una certa soggezione; il rischio è quello di ascoltare questa Parola come se il tema proposto fosse una minaccia per incutere timore nel credente, affinché non si faccia trovare impreparato al momento dell’arrivo di Dio.

In realtà, il tempo forte dell’Avvento non guarda al giudizio incombente e non ha in mente scenari apocalittici, ma suggerisce di vivere il tempo come un’attesa. Si delineano così due idee una di fronte all’altra: la paura e l’attesa, un tempo che finisce ed esplode, si apre e arricchisce. Paura e attesa sono due direttrici che possono intersecare la nostra vita: sta a noi scegliere opportunamente. In particolare, nella vita familiare si presentano molte situazioni in cui si sta in bilico tra paura e attesa.

Ciò accade ad esempio durante il tempo della gravidanza o nel momento della crescita dei figli. Vi sono incertezze, incalzano sentimenti di trepidazione e fa capolino un sottile timore. Si presentano domande urgenti: che cosa accadrà? Cosa possiamo aspettarci? Quali pericoli ci sono? Come affronteremo la nuova situazione? Il rischio è quello di farsi schiacciare dalle preoccupazioni e cadere nella paura, mettendosi alla ricerca di espedienti per rimediare una sicurezza fittizia. La sorpresa di una vita nuova tessuta nel segreto o le molte novità che si presentano creano “distrazione” e scombinano le aspettative, cambiando tutti i parametri della vita e smentendo quel falso senso di autocontrollo che domina la nostra esistenza.

Il dono di una vita che viene o cresce, però, può anche essere vissuto come un’attesa anziché con paura. Ciò avviene quando i genitori si rendono conto di non essere padroni della propria e altrui vita, e nella misura in cui cominciano a scorgere la forza creativa della volontà di Dio. L’attesa vince la paura quando si comincia a comprendere la signoria di Dio.

Il tempo di Avvento è un invito ad assumere questa diversa misura del tempo, a non dare troppo per scontato quello che viviamo, a vedere oltre e sotto la superficie dell’apparente banalità e ordinarietà, per scorgere nel misterioso disegno di Dio la presenza di un dono. Un altro esempio di come l’attesa possa vincere la paura è la situazione di disagio in cui oggi molti si trovano a motivo della crisi economica e per l’insicurezza o l’assenza del lavoro. Possono prevalere le pene, ci si può arrabbiare, si possono trovare infinite giustificazioni, ed è anche possibile costruirsi un castello di accomodamenti. Sullo sfondo rimane la presunzione rancorosa di essere gli attori della nostra vita, di poterla comandare e impostare a piacimento. In questo atteggiamento orgoglioso si annida spesso la disperazione e l’ostinazione diventa perversa.

Riscoprire l’attesa, lasciare che l’avvento entri nella nostra vita, vuol dire invece gettare sul tempo uno sguardo illuminato dalla grazia di Dio, uno sguardo che ci fa scorgere la presenza silenziosa di un amore gratuito che non viene meno e che, decentrando l’orizzonte, conta sopra ogni altra cosa. Si tratta di imparare a leggere la storia non in base ai nostri calcoli o alle aspettative con le quali cerchiamo di barcamenarci tra l’inutile e il superfluo. Si deve dilatare lo sguardo, orientandolo alla misura del dono. L’attesa può regalarci una sana inquietudine, una confidenza fiduciosa nella grandezza di ciò che Dio compie, un umile riconoscimento del suo protagonismo, nonostante l’apparente desolazione della storia, una speranza che non muore. Ecco qua: Avvento è per noi l’invito a vincere la paura con l’attesa.

AUTORE: Francesco Testaferri e Lucia Marcaccioli

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