Messe cattoliche di rito non romano

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Caro don Francesco, ci sono cattolici che celebrano in modo diverso dal nostro. Penso agli ucraini che dicono messa nella mia parrocchia, o anche alla diocesi di Milano che segue il rito ambrosiano. Io potrei partecipare e fare la comunione?

V. R. – Terni

Caro lettore, agli inizi il fenomeno cristiano era circoscritto nell’area semitica, ma poco a poco, come già Atti degli aspostoli e le Lettere paoline ci testimoniano, il Vangelo si diffuse nei territori dell’Impero romano, e con esso il celebrare cristiano. Chiaramente lungo i secoli si sono venute a formare più tradizioni liturgiche, a seconda dell’area geografica nella quale il Vangelo fu accolto. Questo perché, se da una parte la liturgia influenza la cultura, dall’altra la cultura plasma la liturgia con i suoi linguaggi propri, pur mantenendo intatto il “deposito della fede”.

Lo stesso Concilio Vaticano II nella costituzione Sacrosanctum Concilium afferma che la liturgia consta di due parti, una immutabile, di istituzione divina, e una mutabile. Proprio per questa caratteristica la liturgia ha assunto diverse forme nella Chiesa Cattolica lungo la storia. Il Mistero che celebriamo è sempre lo stesso, ma diverse sono le forme come le quali lo celebriamo. I “riti” che attualmente sono in uso nella Chiesa cattolica sono il rito latino, di cui fa parte il rito romano, e inoltre il rito ambrosiano e quello proprio di certi Ordini religiosi; poi abbiamo il rito bizantino, il rito alessandrino o copto, siriaco, armeno, maronita e caldeo.

Già il Concilio di Trento si preoccupò di mantenere vive le forme rituali più antiche di duecento anni, perché la Chiesa ha sempre visto nella pluralità non un fattore di divisione ma una ricchezza inestimabile. Detto questo, va da sé che, essendo pur sempre liturgia cattolica (seppure in forma rituale diversa rispetto a quella romana), si può partecipare tranquillamente, ricevendo la Comunione.

La partecipazione a una celebrazione cattolica in rito bizantino è limitata per problemi di lingua e di comprensione. Per questo, anche se la partecipazione è possibile, è però da considerarsi un’eccezione per i motivi sopra detti.

Anzi, c’è di più: nel caso in cui i fedeli si trovino in determinate condizioni, è possibile condividere la vita sacramentale e liturgica anche con le Chiese orientali che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica. Ciò è normato dal canone 844 del Codice di diritto canonico (vedi w2.vatican.va, sezione “Documenti fondamentali”), e dai numeri 116-136 (in particolare 122-123) del Direttorio per l’applicazione dei princìpi e delle norme sull’ecumenismo pubblicato dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani nel 1993 (dalla home page w2.vatican.va cliccare su “Curia vaticana” e poi scegliere il Pontificio consiglio di riferimento per accedere ai documenti).

 

AUTORE: Don Francesco Verzini

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