Missionari martiri. Più dell’odio può l’amore

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Il 24 marzo anniversario dell’uccisione di mons. Romero, vescovo di San Salvador la Chiesa italiana celebra la 26a Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri. E proprio quest’anno, tra qualche mese (vedi articolo qui a destra), il beato Oscar Romero verrà proclamato santo.

La Giornata, il cui tema quest’anno è “Chiamati alla vita”, verrà vissuta nelle diocesi umbre con celebrazioni e adorazioni missionarie a livello parrocchiale, interparrocchiale e diocesano, e anche con il sostegno solidale a un progetto da realizzare nella Repubblica Centrafricana, nella diocesi di Bangui, con un Centro di promozione della donna affidato alle suore Missionarie Figlie di Maria.

In base ai dati diramati in preparazione alla Giornata di preghiera dall’agenzia Fides e da Missio, organismo della Cei, nel 2017 nel mondo sono stati uccisi 23 missionari: 13 sacerdoti, un religioso, una religiosa e 8 laici. Per l’ottavo anno consecutivo il numero più elevato di vittime si registra nel Continente americano, dove sono stati uccisi 11 operatori pastorali (8 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici); segue l’Africa, con 10 assassinii (4 sacerdoti, una religiosa, 5 laici); in Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali (un sacerdote e un laico). Dal 2000 al 2016, sempre secondo i dati raccolti da Fides, sono stati uccisi nel mondo complessivamente 424 operatori pastorali, tra cui 5 vescovi.

“L’elenco annuale di Fides sottolinea l’agenzia di informazione cattolica ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti gli operatori pastorali morti in modo violento, non espressamente ‘in odio alla fede’. Per questo si preferisce non usare il termine ‘martiri’, se non nel suo significato etimologico di ‘testimoni’, per non entrare in merito al giudizio che la Chiesa potrà eventualmente dare su alcuni di loro.

Molti operatori pastorali prosegue il dossier sono stati uccisi durante tentativi di rapina o di furto, compiuti anche con ferocia, in contesti di povertà economica e culturale, di degrado morale e ambientale, dove violenza e sopraffazione sono assurte a regola di comportamento, nella totale mancanza di rispetto per la vita e per ogni diritto umano. A tutte le latitudini sacerdoti, religiose e laici condividono con la gente comune la stessa vita quotidiana, portando il valore specifico della loro testimonianza evangelica come segno di speranza.

Gli uccisi sono solo la punta dell’iceberg, in quanto è sicuramente lungo l’elenco degli operatori pastorali, o dei semplici cattolici, aggrediti, malmenati, derubati, minacciati, come quello delle strutture cattoliche a servizio dell’intera popolazione, assalite, vandalizzate o saccheggiate”. Con un’ulteriore nota amara: “Raramente gli assassini di preti o suore vengono individuati o condannati”. Come sintetizza padre Omar Sotelo, direttore del Centro cattolico multimediale del Messico: “La violenza contro il clero è aumentata negli ultimi anni, senza vedere azioni concrete per fermarla”. In Messico come altrove, “la popolazione è permanentemente esposta alla criminalità, ma adesso soprattutto il sacerdozio è diventato un ministero pericoloso. Negli ultimi nove anni, il Messico è il Paese con il maggior numero di preti uccisi”.

Durante la liturgia della Parola in memoria dei “nuovi martiri” del XX e XXI secolo, circa un anno fa, il 22 aprile 2017, Papa Francesco ha affermato: “Il ricordo di questi eroici testimoni, antichi e recenti, ci conferma nella consapevolezza che la Chiesa è Chiesa se è Chiesa di martiri. I martiri sono coloro che hanno avuto la grazia di confessare Gesù fino alla fine, fino alla morte. Loro soffrono, loro danno la vita, e noi riceviamo la benedizione di Dio per la loro testimonianza”. La causa ultima di ogni persecuzione ha aggiunto va ricercata “nell’odio del Principe di questo mondo verso quanti sono stati salvati e redenti da Gesù con la sua morte e la sua risurrezione. L’eredità viva dei martiri dona oggi a noi pace e unità. Essi ci insegnano che, con la forza dell’amore, con la mitezza, si può lottare contro la prepotenza, la violenza, la guerra, e si può realizzare con pazienza la pace”.