Il modello-Italia di Camaldoli

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di Pier Giorgio Lignani

Non si può stare sempre sull’attualità, si rischia di dire sempre le stesse cose, e anche di intristirsi un po’. Qualche volta conviene rimeditare su eventi passati.

Questa settimana sono attirato da un evento di cui fra pochi giorni ricorrerà il 75° anniversario, un evento che mentre si svolgeva era clandestino e anche dopo è stato pochissimo conosciuto, ma ha una parte nella storia d’Italia. Parlo della stesura del documento detto “codice di Camaldoli”. Era il luglio 1943, l’Italia era in guerra da tre anni, era ancora dominata da Mussolini, ma si capiva che stava arrivando il momento della svolta (e arrivò, infatti; ma nessuno immaginava che il peggio doveva ancora venire e sarebbe durato quasi due anni). Un gruppo di intellettuali cattolici, perlopiù giovani, teleguidati da mons. Montini, si chiusero nell’abbazia di Camaldoli, fingendo di essere lì per una settimana di studi teologici.

Invece preparavano le linee guida per governare l’Italia, partendo dagli ideali, dai valori e dai princìpi. Fra loro c’erano Aldo Moro, Giulio Andreotti, Giorgio La Pira, e ancora futuri ministri come Guido Gonella, Paolo Emilio Taviani, Giuseppe Medici, e grandi uomini di pensiero come Giuseppe Capograssi e Vittore Branca. Non era un semplice programma politico, era molto di più, era un progetto di comunità nazionale (altro che il “Governo del cambiamento”).

Spiegavano che cosa volessero dire parole come società civile, giustizia sociale, solidarietà, bene comune, libertà, democrazia; approfondivano il rapporto fra lo Stato, la persona, la famiglia, i gruppi intermedi che liberamente si formano all’interno della società. Non a caso ritroveremo molti di quei concetti nella nostra Costituzione, insieme agli apporti di altre correnti politiche. Rileggere ora il “codice di Camaldoli” è emozionante, perché ci fa misurare la distanza fra quelle persone e la classe politica attuale, quale che ne sia il colore. Certo, molti di quei princìpi sono datati, troppe cose sono cambiate in Italia e fuori. Però quello che ci colpisce è il metodo: la ricerca dei grandi valori e degli strumenti per realizzarli.

Neanche una virgola per acchiappare voti strizzando l’occhio agli elettori.

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