Monsignor Boccardo inaugura a Montefalco la casa ‘Patris corde’ per padri separati

Patris corde – Con cuore di Padre: è la Lettera apostolica di Papa Francesco dell’8 dicembre 2020, nel 150esimo anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale patrono della Chiesa universale. Ispirandosi a questo testo, l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia ha avviato a Montefalco una nuova opera segno della Caritas: una casa per padri a cui è stato dato proprio il nome Patris corde e posta sotto la protezione di San Giuseppe. È stata inaugurata sabato 1 maggio, festa liturgica dello sposo della Vergine Maria, dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia monsignor Renato Boccardo con un momento di preghiera nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo. Con il Presule c’erano: don Vito Stramaccia, parroco di Montefalco, don Edoardo Rossi direttore della Caritas diocesana, don Sem Fioretti vicario generale della diocesi, don Emo Moretti, cpps, parroco di Bastardo di Giano dell’Umbria, don Simone Maggi parroco di Cesi di Terni e Portaria di Acquasparta, don Dieudonné Mutombw Tshibang parroco di Verchiano di Foligno, i Frati Minori del convento di San Fortunato di Montefalco, i seminaristi della Diocesi. Hanno preso parte all’inaugurazione anche alcuni rappresentanti della Caritas delle Pievanie della Diocesi. Sul fronte istituzionale c’erano: Donatella Tesei presidente della Giunta regionale dell’Umbria, Luigi Titta sindaco di Montefalco, altre autorità civili e militari del luogo.

Nella sua riflessione l’arcivescovo Boccardo ha proposto tre messaggi. Il primo, se vogliamo a livello intellettuale.

“La vita -ha detto il Presule- non è sempre facile, ci sono dei momenti particolarmente faticosi, degli eventi che non dipendono da noi. Si tratta o di subirli o di interpretarli, di abitarli. Il Papa ci ricorda che Dio sa trasformare un problema in una opportunità. Un messaggio molto utile in questo tempo che stiamo vivendo -ha affermato ancora monsignor Boccardo- a causa del Covid-19; tutti sentiamo il peso di questo anno di limitazioni e paura, dove facciamo esperienza della precarietà e capiamo che non siamo i proprietari, i gestori, della nostra vita.

Basta un virus invisibile e tutto è per aria, tutto è in discussione, fino alla salute, al lavoro, all’economia. Siamo invitati allora a trasformare questo momento in opportunità, imparando ciò che è veramente irrinunciabile da quello che non è così necessario. Si tratta di non fare confusione e di utilizzare questo momento per crescere in umanità, in sapienza, per andare nella parte più profonda di noi stessi e trovare lì la nostra vera ricchezza, sapendo che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio. San Giuseppe ci esorta a leggere dentro i momenti della nostra vita e a trarne un insegnamento”.

Il secondo messaggio dell’Arcivescovo è andato al cuore della giornata, l’inaugurazione della casa Patris corde.

“Conosciamo tutti -ha detto monsignor Boccardo- le difficoltà che devono affrontare quegli uomini che vivono la situazione generata da un amore finito e si sono allontanati dalla loro casa, dalla famiglia, dai figlioli. E devono affrontare anche una situazione economica e lavorativa particolarmente delicata. La nostra Chiesa desidera dare un segno (che non è certamente la soluzione tutti i problemi) di vicinanza, di attenzione e di cura verso questi uomini, che talvolta vivono un tempo particolarmente duro. E allora aprire questa casa vuole indicare la solidarietà e l’accoglienza, garantire una situazione dignitosa affinché quanti vi abiteranno possano avere un luogo dove incontrare e condividere del tempo con i propri figlioli. Ringrazio la parrocchia di Montefalco, col parroco don Vito Stramaccia, che mette a disposizione di tutti questo bello edificio. Ringrazio i volontari che in pochi giorni hanno rifatto nuova la casa, non solo tinteggiando i locali, ma procurando tutto quello che è necessario perché sia confortevole e accogliente: vedrete -ha detto il Presule rivolto ai presenti- i dettagli e la cura con cui è stata arredata. È un modo di dire: benvenuto, qui sei a casa tua. Ringrazio, infine, la Caritas diocesana, col suo direttore don Edoardo Rossi, che si prenderà cura della gestione della casa con alcuni volontari di Montefalco”.

Il terzo messaggio di monsignor Boccardo è scaturito dal segno che la Caritas diocesana e la parrocchia di Montefalco hanno lasciato ai presenti: una piccola pianta di ulivo.

“L’ulivo -ha detto- è simbolo di questa nostra terra, è fonte di sostentamento per tanti, da esso si trae olio, è utilizzato per la cucina, per la cosmesi, ci si producono pomate curative e profumi. Ognuno di noi, allora, è chiamato ad essere come l’olio, cioè a diffondere un buon profumo, ad essere strumento di consolazione e di guarigione, a diffondere gesti concreti che dicono l’attenzione a chi deve affrontare un tempo di prova e di sofferenza. Ciascuno noi -ha proseguito l’Arcivescovo- è invitato a diventare come quell’olio buono: anche io posso curare delle piaghe e delle ferite; e quante ce ne sono nelle famiglie, nelle persone che frequentiamo.

Anche io, dunque, posso essere strumento di guarigione con una parola, con un gesto discreto, nascosto che non appare. Quello che lascia il segno non è ciò che sta nei mezzi della comunicazione, ma il bene compiuto nella gratuità e nel silenzio. E allora questa piantina di ulivo ci ricorda di diventare come olio che cura e che consola”.

Al termine del momento di preghiera in chiesa, c’è stato il taglio del nastro della casa affidato alla presidente della Giunta regionale dell’Umbria Donatella Tesei, montefalchese, che ha seguito passo passo i lavori di sistemazione della casa.

“Questa iniziativa è molto importante -ha detto- in quanto le difficoltà dei padri separati ci sono e spesso emergono poco. Ringrazio la Chiesa diocesana di Spoleto-Norcia e il nostro arcivescovo Renato Boccardo per aver pensato e realizzato questo progetto e per aver scelto la città di Montefalco per questa opera di carità.

Il mio grazie, poi, va al nostro parroco don Vito Stramaccia, a tutti i volontari della parrocchia, al direttore della nostra Caritas diocesana don Edoardo Rossi per aver concretizzato in pochissimo tempo questo progetto”.

Alla fine, i presenti, a piccoli gruppi e nel pieno rispetto delle norme anti Covid-19, hanno visitato la casa che si sviluppa su due livelli. A piano terra, ci sono cucina e soggiorno; al primo, tre camere-alloggio con bagno e un salottino comune. Il pittore di Montefalco, Oliviero Trombetti, ha realizzato l’immagine simbolo della casa, San Giuseppe con Gesù in braccio, ed ha donato alcune sue opere posizionate all’interno dell’abitazione.

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