Nel cuore della cittadella universitaria una chiesa accogliente sempre giovane

La Pastorale universitaria a Perugia per più di 30.000 studenti

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A metà giugno scorso la diocesi ha dedicato il tradizionale convegno pastorale all’università e al mondo dei numerosi studenti universitari presenti nella nostra città. Il tema è stato affrontato nel quadro della pastorale ordinaria, considerando che la componente universitaria passa trasversalmente per tutte le realtà della Chiesa, dalle parrocchie ai gruppi e movimenti. Si può dire che gran parte dei giovani della fascia tra i 19-30 anni ha un legame più o meno stretto con l’Università. Se poi vi aggiungiamo le centinaia di docenti e di amministrativi si può dire che la caratteristica universitaria connota profondamente la nostra realtà ecclesiale. Per alcuni questa connotazione non è di rilevante interesse perché pensano che siamo tutti uguali di fronte a Dio, che non guarda in faccia alle persone e tanto meno alle loro qualifiche e pertanto tutti appartengono all’unica famiglia di credenti. Tale opinione tuttavia non tiene conto che all’ appartenenza all’Università sono legati aspetti di carattere personale, mentale e morale di grande rilievo e che la fede, che deve essere incarnata nella storia non può essere trasmessa è coltivata a prescindere dalle situazioni, soprattutto culturali delle persone. Nello stesso tempo si deve notare che molti degli universitari, studenti e docenti, provengono da altre città e regioni e persino da altre nazioni. Questa loro condizione li porta a trovarsi senza dimora e senza radici in questa città, con difficoltà enormi di ambientazione e di inserimento. Da queste premesse si deve partire per comprendere l’utilità e l’importanza di una pastorale universitaria specifica che tenga conto della reale condizione degli studenti e dei docenti e che si ponga come una ‘parrocchia personale’, con una sua chiesa, cioè un luogo fisico di ritrovo e come una casa comune, una tenda dove sentirsi accolti e nel luogo proprio, dove poter esprimere la propria individualità, le proprie esigenze e persino le necessità materiali e morali in cui si venissero a trovare. Molti sono gli esempi di questo ritrovarsi e accogliersi a vicenda. A Perugia questa attività che ha avuto origine alla fine degli anni 50 del secolo scorso, ha assunto un carattere aperto e pluralistico, nel senso che ha dato spazio alla varietà delle esperienze e delle esigenze degli studenti, sia di quelli aggregati in qualche movimento ecclesiale, sia, soprattutto, di coloro che non avendo una appartenenza specifica erano designati con la goliardica sigla C.S., che si poteva leggere come ‘cani sciolti’ oppure ‘cristiani semplici’. Il primo compito di detta pastorale è stato ed è quello di raccogliere i figli dispersi e per questo si è andata orientando verso un servizio religioso ordinario, quotidiano, sacramentale, di catechesi e di formazione rivolto con prevalenza a quei giovani provenienti da esperienze di fede fatte nelle parrocchie o nelle associazioni di azione cattolica o nel volontariato Caritas. Prima che nascesse la formula della Margherita politica abbiamo scelto questo fiore per spiegare l’unità della corolla costituita dal ritrovarci insieme nella comune eucaristia domenicale e feriale e nella molteplicità dei petali delle strade formative e di testimonianza in Università che potevano assumere caratteristiche diverse secondo il carisma della propria associazione. La pastorale universitaria pertanto ha vissuto secondo un ritmo costante che ha portato alla fondazione di un ‘Chiesa nell’Università’, una vera e propria ‘plantatio ecclesiae’ che è stata anche riconosciuta a livello ufficiale dall’ intera comunità universitaria.La programmazione e il dinamismo delle attività sono portate avanti da un gruppo di Pastorale universitaria nominato dal Vescovo, di cui fanno parte dei sacerdoti, degli studenti laici, di rappresentanti dei gruppi ecclesiali universitarie, di alcuni docenti e di responsabili di pensionati universitari. Il gruppo che si rinnova a periodi piuttosto brevi trova difficoltà proprio nel continuo cambio di persone propria del periodo di studi universitari. Questa è una debolezza che costringe ad un ricominciare sempre da capo anche a livello di animatori ed è anche una ricchezza perché porta un vento sempre nuovo di giovinezza che allieta la Chiesa.

AUTORE: E.B.