Nella “zona grigia” c’è la mafia

Criminalità. Presentata la relazione della Commissione di inchiesta anti-mafia

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Boccate di ossigeno? No,è aria viziata

La mafia c’è anche in Umbria, ma molti non lo sanno, ed in troppi fanno finta di non saperlo perché ne traggono qualche vantaggio. Le cosche mafiose, i clan della Camorra, la ’Ndrangheta e le organizzazioni criminali qui non sparano e non chiedono il pizzo. I loro emissari e prestanome arrivano invece con valige di banconote, acquistano negozi ed aziende in crisi, immobili che non si riesce a vendere, e prestano soldi quando le banche non fanno credito. Con il silenzio interessato di chi fa affari con loro, di funzionari di banca compiacenti e di avvocati, commercialisti e notai che incassano parcelle d’oro. Soldi sporchi che arrivano dal traffico della droga e delle armi, dall’usura, dal gioco d’azzardo, dallo sfruttamento della prostituzione e del lavoro nero, e che magari in momenti di crisi economica per un imprenditore, un professionista o una famiglia possono essere una “boccata d’ossigeno”. Non è così, perché l’impiego di denaro di provenienza illecita – come ha scritto la Direzione investigativa antimafia – anche in considerazione della facilità con cui si possono spostare i capitali, “costituisce una grave minaccia per l’economia legale mondiale, alterando il corretto funzionamento dei meccanismi finanziari e di mercato”. Non è infatti un caso che sono proprio i Paesi dove illegalità e corruzione sono maggiormente diffusi (l’Italia è tra questi) a subire i maggiori effetti dell’attuale crisi economica.

I mafiosi non girano più con la lupara e la coppola. I loro figli e nipoti “da briganti sono diventati gentiluomini”, professionisti della finanza e dell’economia, ha riferito l’ex comandante regionale della Guardia di finanza, il gen. Fabrizio Cuneo, in una delle 10 audizioni della Commissione d’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Umbria. La Commissione la scorsa settimana ha presentato in Consiglio regionale la relazione sui circa due anni di lavori durante i quali ha ascoltato ufficiali e dirigenti delle forze di polizia, magistrati e rappresentanti delle organizzazioni degli imprenditori e delle associazioni impegnate nella lotta alla illegalità. Nella relazione, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, è detto testualmente che “emerge con chiarezza che la situazione umbra manifesta i segni di infiltrazioni criminali di stampo mafioso nell’economia legale”. La nuova strategia di queste organizzazioni criminali è quella di espandersi in regioni come l’Umbria, al di fuori del tradizionale “contesto territoriale del Mezzogiorno, non nella forma classica del controllo pieno, di domonio del territorio” come avviene in molte zone del Sud, ma “nella ricerca di impieghi ed attività utili al riciclaggio di enormi quantità di denaro liquido proveniente dal traffico di droga, armi ed essere umani”. Il rischio più grave – si afferma ancora nella relazione della commissione presieduta dal consigliere regionale Paolo Brutti (Idv) – è che non essere abituati come in Umbria “a convivere con forme di criminalità organizzata di stampo mafioso stabilmente insediate nel territorio porti ad una sottovalutazione del fenomeno, rallenti la formazione di anticorpi sociali, abbassi la guardia”, consentendo così alle organizzazioni mafiose di insediarsi nel tessuto economico e sociale “senza incontrare resistenze e contrasti”, fino a fare maturare nella gente “forme di acquiescenza, di convivenza, di supporto e di servizio”. Di fronte alle inchieste giudiziarie e a quelle giornalistiche – si legge nella relazione – “è prevalsa a lungo l’idea di considerarli episodi isolati, intrusioni in un contesto sano che restava totalmente refrattario all’infiltrazione”. Così intanto questa “zona grigia” dell’economia – così viene definita nella relazione – cresce tra complicità interessate ed indifferenza colpevole dell’opinione pubblica, mentre è una sorta di cancro che – se non estirpato in tempo – rischia di stravolgere la convivenza, la qualità ed il modo di vivere della civile Umbria.

’Ndrangheta e Camorra
Le ultime indagini confermano la presenza di importanti diramazioni della ’Ndrangheta e della Camorra in provincia di Perugia ed in modo più limitato in quella di Terni. L’Umbria è diventato un luogo appetibile dove riciclare il denaro proveniente da sporchi affari. La loro attenzione è rivolta al mondo delle scommesse e del gioco (quello lecito con il controllo e manomissione delle cosiddette ‘macchinette’del Monopolio) ed in particolare a quello delle bische e delle scommesse clandestine. L’usura è uno dei modi migliori per infiltrarsi nell’economia legale. Si presta denaro all’imprenditore in crisi per poi, senza ricorrere ad intimidazioni e violenze, rilevare la sua azienda quando non riesce più a fare fronte ai pagamenti. Ci sono anche denunce contro funzionari di banca che, negando il finanziamento, hanno messo in contatto il richiedente con queste organizzazioni di usurai. I locali notturni sono oggetto delle mire della criminalità organizzata non tanto come attività economica, ma per lo sfruttamento della prostituzione che viene esercitata – è detto nella relazione – nel 95 per cento di questi esercizi. ’Ndrangheta e Camorra sono molto attive anche nel settore dello smaltimento illecito dei rifiuti che, per quanto riguarda l’Umbria – rileva la Commissione -, non è rilevante, anche se “sono scattati alcuni allarmi” in provincia di Terni.

Gli investimenti dei Casalesi e il caso del riciclaggio a Ponte San Giovanni

I temibili clan camorristici dei Casalesi sono ben insediati anche in Umbria. Comprano aziende ed attività in crisi promettendo più del loro valore di mercato. Aziende che vengono utilizzate per l’emissione di fatture false e che poi vengono portate al fallimento senza pagare fornitori e creditori. I soldi “sporchi” vengono così riciclati con guadagni in soldi puliti che servono ad ampliare questa rete di illegalità. È quanto accaduto ad esempio con l’acquisto del complesso immobiliare ex Margaritelli di Ponte San Giovanni (320 appartamenti in costruzione) e di quattro alberghi. L’operazione “Apogeo” di carabinieri e Guardia di finanza del settembre 2011, con 16 arresti, rappresenta – è detto nella relazione – “una plastica rappresentazione di come funziona concretamente la colonizzazione economica mafiosa in Umbria”. Un gruppo legato ai Casalesi aveva investito a Perugia somme enormi provenienti dal pizzo, dallo spaccio e dagli incassi dei videopoker.

Oltre ai 320 appartamenti per un valore di 48 milioni di euro ed ai 4 albergi (due a Perugia e gli altri in Toscana e nelle Marche) sono state sequestrate 18 società, 144 automobili per un valore di un milione, due barche da 750 mila euro, 200 conti correnti in 53 banche, polizze assicurative e partecipazini azionarie in 45 aziende. Un affare da 90 milioni di euro, per il quale un ex imprenditore già dichiarato fallito si era avvalso di un prestanome locale incensurato, che per firmare come amministratore di varie società riceveva 3.000 euro al mese. Risultato: aziende, tra le quali una di Bastia Umbra, “spogliate” di ogni bene e fatte fallire e perfino alberghi che cambiavano continuamente il numero di telefono per non rispondere ai creditori.

La droga a Perugia

“La situazione umbra desta forte preoccupazione” è detto nella relazione. “Perugia è al centro di una rete di smercio che copre un’area molto più vasta della regione”. La facilità dell’acquisto “solleva pesantissimi interrogativi e problemi di natura familiare, educativa e sociale”. ’Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra gestiscono i rifornimenti ed i contatti internazionali con i “cartelli” colombiani (per la cocaina), con l’Afghanistan (per l’eroina), i Paesi del Nord Africa (hashish) e con l’Olanda (droghe sintetiche e hashish). Il rifornimento diretto e lo spaccio sul territorio è affidato ad organizzazioni di magrebini, nigeriani, albanesi. Sono loro a spartirsi, talvolta anche a coltellate, il controllo del territorio. “Queste organizzazioni – scrive la Commissione – hanno trovato albergo in alcune aree della città, nel centro storico ed in quartieri di media periferia, dove costituiscono ormai una presenza radicata, diffusa, organizzata e con profili preoccupangti di controllo e dominio del territorio. A ciò è risultato funzionale il permesso di adibire ad alloggi spazi che non avevano questa destinazione d’uso, il proliferare di attività commerciali di copertura e la mancata vigilanza di edifici abbandonati”.

Le proposte della Commissione

Polizia, carabinieri, Guardia di finanza e magistratura con varie operazioni, anche negli ultimi mesi, hanno arrestato esponenti della criminalità organizzata che operavano in Umbria, ma “risulta evidente come il fenomeno criminale sia ancora ai margini del dibattito pubblico, soprattutto quello politico-istituzionale” rileva la relazione della Commissione d’inchiesta. Per questo si propone, tra l’altro, di “formare ed informare la società umbra, con seminari e convegni”, monitorare le imprese edili, in particolare nei settori dei subappalti, e le variazioni di prezzo dei terreni edificabili, e di approfondire i controlli nel settore smaltimento rifiuti. Per quanto riguarda il problema della droga, si propone di istituire anche in Umbria un sistema di intelligence a disposizione di magistratura e forze di polizia, e di applicare alle organizzazioni dedite allo spaccio le misure speciali che la legge prevede per le associazioni di stampo mafioso.

AUTORE: Enzo Ferrini