No al Dottor Morte

In ricordo di Vittorio Trancanelli, si è tenuto il 30 giugno un convegno su un tema oggi molto dibattuto: 'Il testamento biologico'. Il rischio è di creare una mentalità aberrante

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Si comincia a parlarne in giro e a dibatterne, ma per molti è ancora un termine misterioso: si tratta del ‘testamento biologico’. Per chiarire le idee, è stato organizzato il convegno ‘Il testamento biologico’ alla chiesa dell’Università di Perugia il 30 giugno. Relatori tre noti esponenti del mondo medico: Fausto Santeusanio, Carlo Cirotto e Carlo Mariotti. L’incontro – organizzato da Associazione medici cattolici, Meic, Centro ecumenico, Pastorale universitaria – si è tenuto in ricordo del chirurgo Vittorio Trancanelli, scomparso il 24 giugno 1998 e portato dalla diocesi di Perugia come esempio di santità laicale contemporanea. ‘Non vogliamo farne un santino – ha precisato don Elio Bromuri. – Trancanelli aveva un grande spessore cristiano, umano, culturale, e tra i nostri modi di omaggiarlo rientrano anche incontri di alto livello come questo’. Il testamento biologico è stato spiegato dal dott. Santeusanio. Secondo il movimento che lo propaganda, dovrebbe diventare un documento vincolante, in cui una persona, quando è ancora in pieno possesso delle sue facoltà mentali, dichiara quali trattamenti medici desidera che non le siano effettuati in caso di malattia terminale. Di per sé è una precauzione contro l’accanimento terapeutico, ma il confine con l’eutanasia è piuttosto sottile. ‘Si danno molto da fare – ha detto Santeusanio – per trovare proseliti, altrimenti a pochissime persone verrebbe in mente di stilare quel documento. Anche perché non ce n’è bisogno: la libertà del paziente è già tutelata dalla Costituzione, dal Codice di deontologia professionale dei medici, eccetera. E poi, il medico non è un semplice esecutore: avrebbe senso imporgli delle decisioni prese magari dieci anni prima? Il punto centrale è l’eutanasia: se la legge la depenalizzasse, questo porterebbe a un ‘pendio scivoloso’, e a un certo punto ci sarebbe qualcuno che potrebbe decidere arbitrariamente della vita altrui. Questo movimento di opinione è molto sollecito nel pubblicizzare il testamento biologico, ma non lo è altrettanto verso le cure palliative, che oggi sono molto efficaci. I problemi – ha concluso – si risolvono con un adeguato rapporto medico/paziente. Dare speranza… non di guarire, se ciò è falso, ma di soffrire di meno, di avere rapporti familiari positivi, senza dimenticare la speranza che deriva dalla fede’. Il dott. Mariotti, da parte sua, ha illustrato la mentalità attuale facendo ricorso alla parabola del ricco che si costruisce granai, sicuro di poter disporre della vita a suo piacimento. Il dott. Cirotto ha messo in luce, con esempi assai vividi, l’enorme complessità delle questioni legate al confine tra vita e morte, o alla definizione di sofferenza, ribadendo che stiamo correndo il rischio di cadere in un ‘pendio scivoloso’ con effetti devastanti sul piano morale.

AUTORE: Dario Rivarossa